Bezos “punta” alla Luna e offre alla Nasa uno "sconto" di 2 miliardi. Guanto di sfida a Musk - CorCom

LA CORSA ALLO SPAZIO

Bezos “punta” alla Luna e offre alla Nasa uno “sconto” di 2 miliardi. Guanto di sfida a Musk

Proposto all’Agenzia un contratto meno costoso per costruire il lander lunare, ora affidato a SpaceX. E la competizione tra i due big si anima anche sul fronte Bitcoin

27 Lug 2021

Veronica Balocco

Il fondatore di Blue Origin, Jeff Bezos offre alla Nasa uno sconto di 2 miliardi di dollari per assicurarsi il contratto per portare astronauti sulla Luna. Una commessa, riportano i media americani, per la quale la Nasa ha scelto SpaceX di Elon Musk in aprile citando limiti di bilancio. Ora arriva invece la proposta di Bezos contenuta in una lettera, nella quale il patron di Amazon ribadisce che a Blue Origin non è stata concessa la possibilità di rivedere il costo dell’offerta per la missione sulla Luna. Una missione storica che dovrebbe includere la prima donna e il primo afroamericano. “Invece di un approccio a una sola fonte, la Nasa dovrebbe abbracciare la strategia della concorrenza, che previene la possibilità che un’unica fonte abbia un’eccessiva leva sulla Nasa“, mette in evidenza Bezos.

La vicenda ha origine ad aprile, quando la Nasa ha concesso a SpaceX di Elon Musk un contratto da 2,89 miliardi di dollari per costruire il prossimo lander lunare, completo di equipaggio, nell’ambito del programma Human landing systems. Prima di selezionare il vincitore del concorso, la Nasa ha dato dieci mesi di tempo a SpaceX, Blue Origin e Dynetics per lavorare sui lander lunari. Bezos insiste sulla necessità di “una strategia di concorrenza” anche in questo settore per evitare un lievitare di costi per l’agenzia spaziale, dovute a modifiche nei piani di
progettazione originali. Blue Origin ha venduto quasi 100 milioni di dollari di biglietti per futuri voli di passeggeri civili ai confini dello spazio.

Amazon frena il Bitcoin dopo la smentita sui piani relativi alle criptovalute

E intanto Amazon, la “creatura” di Bezos lasciata ora nelle mani di Andy Jassy, pesa sulle sorti del Bitcoin. Dopo essere balzata fin oltre 39.000 dollari rivedendo per qualche istante anche la soglia di 40.000 dollari, la criptomoneta più famosa al mondo ha fatto un brusco dietrofront: colpa della dichiarazione ufficiale proprio di Amazon, che si è fatta avanti dopo le speculazioni su un suo presunto interesse a entrare nel mondo delle criptovalute, magari accettandole come strumenti di pagamento.

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“Le speculazioni su nostri piani specifici per le criptovalute non sono vere – ha detto un portavoce di Amazon a Coindesk, attraverso una email – Rimaniamo focalizzati sull’esplorazione di cosa ciò potrebbe significare per i clienti che fanno shopping su Amazon”. Proprio i rumor su un eventuale ingresso nel mondo cripto da parte di Amazon avevano spinto al rialzo i prezzi del Bitcoin, volati i fin oltre +10%. Tutto è iniziato con la pubblicazione di un annuncio di lavoro con cui il colosso dell’e-commerce fondato da Jeff Bezos ha confermato di essere alla ricerca di un esperto di Blockchain e di valute digitali, che potesse lavorare nella sua divisione di pagamenti. Il Bitcoin cede al momento il 3,42% a 37.089 dollari dopo un boom di buy che lo aveva portato a volare fino a 40.335,44 dollari.

Tesla vola: profitto oltre il miliardo di dollari anche grazie al Bitcoin

Protagonista delle cronache sui Bitcoin, intanto, anche l’azienda chiave dell’antagonista di Bezos nel “dibattito spaziale”, Elon Musk. Nel secondo trimestre del 2021 e per la prima volta nella sua storia, Tesla ha riportato un profitto superiore al miliardo di dollari grazie alla performance del settore automobilistico e ai suoi margini che sono stati pari al 28,4%, il massimo da quattro trimestri. Sui conti ha pesato l’investimento in bitcoin, mentre un contributo è venuto anche dal settore energia che ha visto gli utili salire di oltre il 60% rispetto ai primi tre mesi dell’anno a 801 milioni di dollari.

Dopo aver investito 1 miliardo di dollari nella criptovaluta a febbraio ed aver dichiarato a fine marzo che il valore dell’investimento era salito a 2,48 miliardi di dollari grazie all’impennata di cui ha goduto il bitcoin nei primi tre mesi del 2021, Tesla ha riportato una svalutazione pari a 23 milioni di dollari nel secondo trimestre. E, nonostante i tanti controversi tweet del suo amministratore delegato, ha fatto riferimento alla criptovaluta una sola volta nel suo rapporto trimestrale. Già nel corso del mese, Tesla aveva reso noto di aver prodotto oltre 206.000 veicoli, più che raddoppiando la produzione del secondo trimestre dell’anno precedente quando la pandemia aveva limitato gli acquisti da parte dei consumatori. I ricavi del secondo trimestre sono aumentati a 11,96 miliardi di dollari, generando un profitto netto di 1,14 miliardi, o 1,45 dollari ad azione adjusted. In media, il consensus a Wall Street era per un utile ad azione adjusted pari a 0,98 dollari su ricavi di 11,30 miliardi. Dallo scorso gennaio, il titolo Tesla ha ceduto oltre il 25% ma, dopo aver chiuso la seduta di lunedì in rialzo del 2,21% a 657,62 dollari, nell’immediato afterhours guadagnava un altro 2,19% a 672,00 dollari.

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