Space economy e Pnrr: un miliardo per l'osservazione della Terra

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Space economy, nel Pnrr un progetto da un miliardo per l’osservazione della Terra

Simonetta Cheli dell’Agenzia Spaziale Europea: “L’Italia sarà il primo Paese Ue a dotarsi di un sistema di questo tipo. Obiettivi: sviluppare servizi di utilità pubblica e stimolare la ripresa economica favorendo la creazione di posti di lavoro e la nascita di nuove imprese”

04 Gen 2022

Nicola Desiderio

Un sistema di osservazione della Terra, formato non solo da una costellazione di satelliti, ma anche di una piattaforma integrata di servizi per utenze istituzionali e commerciali. È questo l’ambizioso progetto che sarà operativo nel 2026 e al quale sta lavorando l’Italia finanziandolo con 1.070 milioni di euro all’interno del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (Pnrr).

Ne ha parlato Simonetta Cheli in un’intervista concessa all’Ansa: “L’Italia sarà la prima nazione europea a sviluppare un tale sistema. Il governo italiano, nella persona del Ministro per l’Innovazione Tecnologica e la Transizione Digitale Vittorio Colao, ne ha affidato il supporto tecnico per la realizzazione all’Esa, che si avvarrà del contributo dell’Agenzia Spaziale Italiana (Asi) e di altre istituzioni nazionali. Il sistema sarà realizzato da aziende italiane”. La Cheli è dal I gennaio a capo del Direttorato per l’Osservazione della Terra dell’Agenzia Spaziale Europea (Esa), che ha sede in Italia, nel centro Esrin che si trova a Frascati (Roma).

Il progetto ha preso l’avvio con la firma dell’accordo tra il Governo italiano e l’Esa lo scorso 16 dicembre. A gennaio è prevista la costituzione della struttura operativa mentre i primi contratti potranno essere firmati dal 2023, in particolare con imprese piccole e medie poiché il progetto “non ha solo l’obiettivo di sviluppare servizi di utilità pubblica – affermato la Cheli – ma di stimolare la ripresa economica favorendo la creazione di posti di lavoro e la nascita di piccole imprese“. L’intera costellazione di satelliti dovrà essere in orbita nel 2025 mentre per il 2026 dovranno essere operativi i servizi. Il progetto ne prevede otto gruppi: sorveglianza delle coste, qualità dell’aria, gestione delle risorse idriche, agricoltura di precisione, monitoraggio di assestamenti e smottamenti del terreno, rilevamento di incendi, supporto alle operazioni di soccorso nel caso di emergenze naturali, come inondazioni, frane, incendi, terremoti.

Le aziende italiane avranno un canale preferenziale, ma quelle estere non sono escluse. “È un sistema complesso, che prevede satelliti con strumenti ottici e radar, accanto a servizi per utenze istituzionali e commerciali – prosegue Cheli – è comunque un sistema aperto, che può prevedere collaborazioni con altri Paesi”. Date le scadenza fissate, il progetto dovrà essere sviluppato in tempi molto rapidi e coinvolgerà anche gli studenti: saranno loro infatti a sceglierne il nome.

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