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GUIDA AUTONOMA

Self driving car, Apple “a caccia” di sensori per il mass market

In corso gli incontri con società di sviluppo in grado di offrire tecnologie più accurate e meno costose di quelle attualmente in commercio. Obiettivo: produrre in grandi volumi con la stessa tecnica dei chip per gli smartphone

17 Apr 2019

Patrizia Licata

giornalista

Apple è decisa a recuperare terreno col suo programma di sviluppo dell’auto driverless, quel Project Titan che ha più volte cambiato forma ma resta nelle strategie di Cupertino. Dopo aver rafforzato i muscoli assumendo top manager sottratti alla diretta concorrenza, ora la casa della Mela sta svolgendo una serie di incontri con potenziali fornitori di sensori di nuova generazione, i lidar, capaci di far fare il salto di qualità alla Apple Car. Lo riporta l’agenzia di stampa Reuters sulla base di informazioni confidenziali.

L’auto autonoma di Apple non sarà interamente costruita dalla Mela: l’azienda ha abbandonato le ambizioni di fare tutto da sola e, in base ai rinnovati obiettivi di Project Titan, si affiderà alla collaborazione dei gruppi automobilistici già attrezzati per assemblare le macchine (come fa Waymo di Google con Fiat Chrysler). Ma su software, computer di bordo e sensori – le tecnologie legate alla percezione dell’ambiente circostante e all’intelligenza artificiale – la Mela vuole mettere il suo marchio di fabbrica.

Nel caso dei lidar, radar ottici che utilizzano un fascio laser per catturare immagini tridimensionali, Apple continuerà a investire nella propria divisione specializzata, dicono le fonti di Reuters, ma intanto si guarda intorno per vedere se il mercato le offre tecnologie rivoluzionarie che le permettano di portarsi avanti alla concorrenza. Waymo in particolare, è molto più avanti di Apple nello sviluppo e, soprattutto, nei test su strada.

Nello specifico Apple cerca tra le startup del settore un potenziale “design rivoluzionario”, ovvero unità lidar più piccole, meno costose e più facili da produrre su vasta scala rispetto alla tecnologie attualmente sul mercato, inclusa quella che Apple usa sui suoi prototipi a guida autonoma e che è fornita da Velodyne. Questi sistemi costano fino a 100.000 dollari l’uno, sono ingombranti e suscettibili di errore nella fase di elaborazione delle immagini tramite laser.

Il design di nuova generazione che Apple cerca sarebbe simile a quello con cui oggi si producono in volumi massicci i chip per gli smartphone e altri dispositivi connessi. Questo porterebbe i prezzi nell’ordine delle centinaia anziché migliaia di dollari e permetterebbe la produzione su scala industriale.

Apple cerca anche sensori che siano in grado di vedere più lontano rispetto alle tecnologie attuali, nell’ordine di diverse centinaia di metri e questo, dicono le fonti di Reuters, è un’ulteriore prova che l’azienda californiana intende mettere a punto un’auto completamente automatizzata, non semplici sistemi di assistenza alla guida. Ma al momento i top manager “non sono soddisfatti di quel che offre il mercato, cercano qualcosa di più avanzato”. Cupertino vorrebbe anche un sistema con una look accattivante, perché la driverless car firmata Apple dovrà essere fedele al marchio anche nello stile.

A gennaio Apple ha affidato il suo team per l’auto autonoma a Doug Field, un ex manager rientrato in azienda dopo aver lavorato per Tesla. Field ha mandato via circa 190 persone ma ha assunto un pool di esperti che coprono competenze prima poco presenti, tra cui un altro ex di Tesla, Michael Schwekutsch, esperto di mobilità elettrica. Attualmente Project Titan conta circa 1.200 sviluppatori e i test su strada sono stati intensificati, con 80.000 miglia percorse dai prototipi driverless di Apple in California nel 2018 contro appena 800 nel 2017.

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