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‘Il mio secondo mandato? All’insegna della banda larga’

Il presidente della Commissione Ue ha svelato la ricetta per arginare la crisi che presenterà a Strasburgo in caso di riconferma

01 Set 2009

Cinque punti chiave per ridare slancio all’economia europea
strozzata dalla crisi. Sono quelli che Josè Manuel Barroso,
presidente della Commissione Ue, presenterà davanti
all’Assemblea di Strasburgo, se dovesse essere confermato per un
secondo mandato, e che ha reso noti in occasione dell’European
Economic Association Congress che si è tenuto a Barcellona la
scorsa settimana.
Oltre alla rimozione delle barriere tariffarie che ostacolano il
libero mercato, Barroso indica la banda larga come imprescindibile
ricetta anti-crisi. “È necessario diffondere e implementare le
reti a banda larga – ha spiegato il presidente -. Per l'Unione
europea, il sostegno allo sviluppo della banda larga ad alta
velocità è un obiettivo prioritario, al fine di accelerare la
transizione verso un'economia digitale europea aperta,
competitiva e tecnologicamente neutra".

Non è la prima volta che Barroso fa riferimento alla banda larga
come strumento di innovazione. Lo scorso 22 luglio, in risposta da
una lettera degli eurodeputati Mario Mauro e Gianni Pittella, aveva
richiamato l'importanza di un contesto normativo favorevole
agli investimenti e del rilancio del pacchetto Telecom. “Bisogna
lanciare delle politiche solide e un quadro regolamentare
appropriato – aveva chiarito -. E sono proprio questi i due
pilastri dell'azione della Commissione che intende chiaramente
predisporre un quadro che favorisca l'investimento e in cui lo
sviluppo delle reti di nuova  generazione possa procedere ad un
ritmo economicamente efficiente, sia attraverso l'attuale esame
delle proposte di riforma del presente quadro regolamentare, sia
mediante il lavoro in corso per una raccomandazione in materia di
accesso alle reti di nuova generazione”.

La “lista Barroso” include, oltre al broadband e l’apertura
dei mercati, anche l’impostazione di una nuova normativa sulla
proprietà intellettuale, una nuova politica energetica orientata
al risparmio e all’uso di fonti alternative e un maggiore
controllo delle spesa pubblica.

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