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L'INCONTRO

Fumata nera sugli esuberi Tim, l’azienda non demorde sulla Cigs

Si è risolto con un nulla di fatto l’incontro con i sindacati che continuano a dire “no” al piano da 6.500 tagli. Senza accordo la compagnia procederà unilateralmente all’applicazione della cassa integrazione. Slc, Fistel e Uilcom pronte alla mobilitazione

13 Mar 2018

Federica Meta

Giornalista

Fumata nera all’incontro tra Tim e sindacati sul piano esuberi. I rappresentanti dei lavoratori non intendono accettare la proposta in assenza di un quadro chiaro della situazione aziendale e politica. Slc, Fistel e Uilcom hanno dunque chiesto 2/3 settimane di tempo e  l’esito dell’assemblea degli azionisti del 24 aprile sperando che per quella data si sia insediato il nuovo governo. Sulla trattativa, per ora al palo, peserà anche l’esito dell’incontro tra il nuovo capo delle risrose umane Riccardo Meloni (ex manager di Leonardo) che vedrà i sindacati il prossimo lunedì.

“Le distanze sono rimaste – spiega il segretario generale della Uilcom, Salvo Ugliarolo – l’azienda ha riproposto il suo piano per la gestione dei 6.500 esuberi con 2.500 esodi incentivati e 4.000 prepensionamenti oltre al ricorso alla cosiddetta solidarietà espansivà di 20 minuti. Vogliono trovare un accordo ma in assenza procederanno unilateralmente all’applicazione della Cigs. Noi useremo i prossimi giorni per capire se ci sono i margini per una trattativa, alla luce anche dei movimenti nell’azionariato” conclude riferendosi alle mosse del fondo Elliott.

In assenza di accordo con i sindacati Tim è dunque pronta a utilizzare la Cigs, come ha chiarito ai sindacati Agostino Nuzzolo, general counsel, che ha ancora le deleghe al personale fino all’arrivo di Meloni, e che era presente all’incontro. Secondo quanto risulta a CorCom non si è entrati nel merito dei numeri della riorganizzazione contenuta nel piano industriale triennale presentato e approvato dal cda del 6 marzo scorso, ma i sindacati hanno confermato le proprie perplessità sullo strumento della solidarietà espansiva con cui finanziare le assunzioni.

Dai sindacati è partita la richiesta a Tim è di non partire “unilateralmente” con la cassa integrazione anche perché se così fosse la risposta non si farebbe attendere. “Abbiamo detto – afferma Giorgio Serao della segreteria nazionale Fistel Cisl – che sarebbe opportuno non avviare la procedura di cassa integrazione in una fase molto complessa della vita di Tim; siamo preoccupati che l’assemblea del 24 aprile possa ribaltare l’attuale assetto proprietario e di governance”.

Alla richiesta delle sigle di prendere tempo in relazione al periodo di incertezza, prosegue Serao, “l’azienda ha detto che ci dà qualche settimana, poi ci comunicherà la decisione. Non ci sarà dunque un’altra convocazione ufficiale. O li chiamiamo noi al tavolo o loro, al termine di questo periodo, ci comunicheranno l’avvio della cigs. Noi abbiamo detto che se dovessero aprire la procedura di cassa integrazione, faremo sciopero”.

Marco Del Cimmuto della Slc ha aggiunto che “i vertici di Telecom non hanno fornito alcun numero circa i lavoratori potenzialmente interessati dalla cassa integrazione che ovviamente al termine della cassa si troverebbero davanti alla prospettiva di un licenziamento”.

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