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I sindacati spingono sulle Ngn. ‘Serve un Patto per le nuove Tlc’

Garantire banda ultralarga all’80% della popolazione entro il 2015

09 Giu 2009

Occorre un "Patto per il futuro del Paese", un
"Patto per le nuove Tlc" che coinvolga tutti i poteri
interessati. Questo il punto cardine della proposta redatta da
Slc-Cgil e Cgil (scarica il testo
integrale) sul futuro delle Tlc nel nostro Paese e su cui le
organizzazioni sindacali intendono avviare un confronto pubblico
nelle prossime settimane con le grandi aziende di Tlc e
informatiche, le associazioni di categoria, grandi Camere del
Lavoro, Cisl Uil e le istituzioni locali e nazionali, il Ministero
della PA e l'Innovazione, quello delle Attività produttive e i
principali partiti ed esperti del settore.

Il futuro della Ngn secondo Slc-Cgil nasce infatti dal confronto
politico e sindacale sull'aumento delle capacità produttive
delle imprese in relazione alla capacità del sistema paese di
dotarsi di una nuova rete ad alta velocità nel minor tempo
possibile. Una rete che faciliti lo sviluppo di un terziario
avanzato fatto di contenuti, servizi amministrativi, sociali, e per
la produzione che integrerà sempre di più funzioni pubbliche e
private. Tre sono le risposte fondamentali da dare rispetto allo
sviluppo delle reti di nuova generazione in Italia e uscire così
dalla paralisi, secondo Slc Cgil. Come costruire la Ngn in termini
remunerativi per chi investe. Come alimentare la domanda di nuovi
servizi che – si legge nella proposta – "educhi"
all'innovazione. E – ultimo non ultimo – "come far uscire
Telecom Italia dallo stallo in cui è".

La risposta a tutto questo è un "patto", appunto, che
metta al centro una scadenza, un "vero e proprio switch
off" per la banda ultra larga. Cioè entro il 2015 l'80%
della popolazione italiana e delle imprese deve essere dotato di
banda ultra larga e il restante 20% di banda larga.

Per la costruzione dell'offerta Slc-Cgil propone al Governo e
all'Agcom la liberalizzazione graduale delle tariffe
all'ingrosso per la connessione alla Ngn. In pratica un
"investimento in consorzio" da parte di pù soggetti
pubblici come gli enti locali o privati, che riconosca al titolare
la possibilità di "determinare i prezzi di accesso
all'ingrosso in proporzione alla quantità di servizi offerti
al mercato, nel tempo secondo specifiche tabelle di
remunerazione". A tutto questo andrebbe aggiunto un vincolo
pubblico che garantirebbe da subito "una tariffa a prezzo
sombilico/franchigia" a tutti i servizi offerti dalle
pubbliche amministrazioni, per le reti civiche e per i soggetti del
privato sociale.  Tutto da integrare con un "potenziamento
delle capacità trasmissive degli operatori mobili grazie
all'utilizzo di maggiore ampiezza di banda. La proposta
prevede, infatti, che le reti mobili siano integrate con quelle
fisse sia nel caso di utilizzo della fibra fino al palazzo che in
aree di carsa densità di popolazione. Insomma, una Ngn che sia una
"rete basata sulla "convergenza" e regolata a
livello istutuzionale dal "Comitato italiano per la Ngn"
in coerenza con gli stessi impegni di Telecom. La domanda deve
mettere insieme i diversi piani delle imprese da Wind a Vodafon, da
Fastweb a Telecom Italia, Siemens, Ericsson e Zte, incentivando
cioè le diverse forme consortili tra aziende. Obiettivo:
"Evitare sprechi e dispersioni di energie". A tale fine
la proposta Slc- Cgil spinge anche affinché il comitato si
riunisca al più presto aprendosi agli Enti locali e a tutti i
titolari di reti fisse e mobili.

Una domanda che nasca dall'educazione all'innovazione.
"Una cabina di regia" , un "Comitato nazionale per
lo sviluppo della domanda di nuovi servizi" è la soluzione
che le organizzazioni sindacali propongono per "dare un
impulso deciso a chi è in ritardo" come le PA, gli  Enti
locali, il Sistema Sanitario, le grandi imprese, i consorsi di Pmi,
ad esempio, perchè si dotino di un piano per la digitalizzazione
dei loro servizi. Prima: la Cgil che lo propone al suo sistema di
servizi. Sarebbe del comitato la responsabilità di uno
"switch off parallelo" e l'incarico di permettere una
maggiore penetrazione dei pc nelle famiglie italiane,
l'alfabetizzazione informatica, la diffusione della moneta
elettronica. In più la proposta prevede anche l'avvio di un
confronto con la Conferenza Stato-Regioni.

Non ultimo la Slc-Cgil affronta il nodo Telecom Italia, azienda
"da mettere in sicurezza nei prossimi mesi" – si legge
nella proposta – perché possa essere in condizione nei prossimi
anni di "raddoppiare gli investimenti sul mercato domestico ed
internazionale". Per far questo – secondo le organizzazioni
sindacali – occorre risolvere la questione degli assetti
proprietari, ma anche una ricapitalizzazione da parte degli stessi
soci o con l'emissione di uno specifico bond di garanzia
pluriennale grantito dai ritorni degli stessi investimenti sulla
Ngn. Non da meno Telecom sarebbe così in condizioni di valorizzare
anche le professionalità e l'occupazione con
l'implementazione di nuovi servizi e assunzioni in tutte le
aree del paese per sviluppare la domanda.