L'INTERVISTA

Iannetti: “Ruolo dello Stato importante nella partita 5G”

L’Ad di Ericsson Italia: “Occorre una rapida implementazione delle nuove infrastrutture. Ma è importante che istituzioni e sanità prendano una chiara posizione sgombrando il campo dalle fake news. E per il regolatore è l’occasione per semplificare e armonizzare quanto più possibile le regole”

Pubblicato il 15 Mag 2020

iannetti

Oggi più che mai occorre potenziare le reti esistenti, colmare eventuali digital gap e guardare ad una rapida implementazione delle tecnologie di comunicazione mobile 5G a garanzia dello sviluppo e della necessaria competitività che il Paese deve riaffermare. In questo lo Stato ha un ruolo importante”. È sulla potenza della banda ultralarga, in quanto fattore x della ripresa economica, che Emanuele Iannetti, Ad di Ericsson Italia, invita a riflettere.

L’emergenza Coronavirus ha evidenziato più che mai la necessità di banda ultralarga fissa e mobile – racconta a CorCom-. La sfida principale è rappresentata senza dubbio dalla velocizzazione del roll out delle reti di quinta generazione mobile. Ma bisognerà fare i conti con gli impatti del Covid19 sul business delle telco e di tutta la filiera Tlc. Ericsson gioca un ruolo di primo piano in questo contesto”.

Iannetti, come vi state organizzando per gestire al meglio la partita in Italia?
L’emergenza sanitaria ha evidenziato che l’innovazione e la digitalizzazione dei processi economici e sociali è cruciale non solo per fronteggiare il momento di emergenza, ma anche per accelerare l’uscita dalla crisi. La situazione che stiamo vivendo sta accelerando l’utilizzo della tecnologia sia all’interno dei processi produttivi sia tra i cittadini, spingendo verso una transizione digitale settori che prima ne erano quasi del tutto esclusi. È a tutti evidente l’importanza strategica delle infrastrutture di rete. Il mantenimento degli standard di qualità e affidabilità delle reti è stato possibile grazie agli ingenti investimenti fatti dagli operatori di telecomunicazioni in questi decenni. Investimenti che non si possono fermare proprio ora. Come racconta la nostra storia, 102 anni di presenza in Italia, Ericsson c’è, con tutta la tecnologia necessaria per accompagnare gli operatori e il Paese intero, e con la sicurezza richiesta da questo grande progetto nazionale.

Quali sono state le vostre priorità nella fase di lockdown?

Durante l’emergenza sanitaria abbiamo dato la massima priorità alla sicurezza delle nostre persone, adottando ancora prima del lockdown nazionale lo smart working e processi di collaborazione efficaci e sicuri. Allo stesso tempo abbiamo assicurato, operando al fianco degli operatori, la manutenzione, l’ottimizzazione e il potenziamento delle loro reti nel rispetto di tutte le direttive sulla sicurezza. L’impatto sulla supply chain è stato invece marginale. Un modello resiliente e non concentrato, con siti produttivi in diversi paesi, tra cui Stati Uniti, Cina, Estonia, Polonia, Romania, Brasile, Messico e India, ci ha permesso di avere accesso ai prodotti di rete necessari per mantenere alta l’operatività e servire con continuità i nostri clienti.

Molti Comuni italiani hanno emesso ordinanze anti-5G e sta crescendo il fronte contrario: come affrontare questa situazione?
Le ordinanze e le delibere emesse da alcuni comuni italiani rischiano di impedire l’ordinato sviluppo della rete 5G. Appare necessario il rafforzamento di un indirizzo unitario nazionale nella gestione degli iter autorizzativi per la realizzazione degli impianti di rete. Milioni di cittadini rischiano di vivere un nuovo digital gap e centinaia di industrie di non sfruttare le reti di nuova generazione per la trasformazione digitale delle loro realtà. La rapida, incontrollata e poco contrastata diffusione di fake news sul 5G ha già travalicato i confini del web, degenerando in atti diretti a danneggiare gli impianti di telecomunicazione e in aggressioni ai danni dei lavoratori impegnati sul campo. È importante che il Governo e le istituzioni sanitarie, anche tramite il ricorso a scienziati e medici esperti, prendano una chiara posizione sull’argomento e attuino una efficace campagna di informazione per spiegare correttamente ed in piena trasparenza ad amministratori e cittadini gli aspetti di sicurezza e i benefici introdotti dalle reti 5G.
L’innovazione tecnologica delle reti senza dubbio può aiutare sul fronte dell’efficienza operativa ma anche sul taglio dei costi di molte operations. Su quali innovazioni sta lavorando Ericsson?
Nel 2013 Ericsson ha operato una scelta strategica e d’innovazione importante, che oggi sta portando i suoi frutti. I prodotti dell’Ericsson Radio System, distribuiti in tutto il mondo a partire dal 2015, sono infatti 5G-ready, e gli operatori che adottano queste nostre soluzioni possono ora passare al 5G tramite l’installazione di nuovo software. Ad oggi abbiamo consegnato oltre 5 milioni di stazioni radio base 5G-ready in tutto il mondo ai nostri clienti con un tangibile vantaggio in termini di tempi e costo. Tutti i vendor tecnologici sono impegnati nell’innovazione, ma quel che farà davvero la differenza sarà la capacità di offrire agli operatori soluzioni in grado di abbattere i costi operativi e migliorare l’efficienza. Pensiamo allo spettro di frequenza, una risorsa scarsa e molto costosa. Con l’Ericsson Spectrum Sharing, la prima soluzione di questo tipo ad essere stata testata con successo sul mercato, la banda disponibile è condivisa dinamicamente tra le frequenze utilizzate dal 4G e 5G in base alla domanda di traffico. La soluzione ha recentemente vinto il Cto Award e il Best Mobile Technology Breakthrough ai recenti Glomo Awards. Stiamo investendo molto anche nell’intelligenza artificiale e nel machine learning, tecnologie che consentiranno di operare sulle reti future con prestazioni e funzionalità inedite.

Ericsson è molto attenta a mappare l’evoluzione del traffico dati: questa emergenza segna l’inizio di un trend in forte rialzo, oltre le aspettative? Oppure la curva tenderà a riassestarsi? Che tipo di proiezioni avete fatto sul 2020?
Nelle ultime settimane abbiamo assistito a importanti cambiamenti nei modelli di traffico dati, con le reti a banda larga mobile che stanno vivendo una diminuzione del traffico nelle aree urbane e un aumento nelle aree suburbane e residenziali. Ma poiché le persone si spostano di meno e lavorano di più da casa, la maggior parte degli aumenti di traffico viene assorbita dalla rete fissa fissa o wi-fi, dove l’aumento è variato dal 20% al 100% in diverse reti nel mondo. I servizi di streaming stanno registrando importanti aumenti di utilizzo, al punto che Netflix, Amazon Prime e YouTube hanno volutamente ridotto la qualità dei loro servizi di streaming per evitare colli di bottiglia. Ci sono stati anche significativi aumenti di traffico dati nei servizi bidirezionali, come i software e le app per le videochiamate o le piattaforme per lavorare in modo intelligente. Lo stress generato da questi particolari servizi riguarda principalmente le capacità di uplink: il processo di caricamento dei contenuti. In Italia, ad esempio, dove il lockdown legato al Covid-19 è stato tra i più rigorosi, i dati relativi al traffico di upload sono cresciuti del 40% in alcune reti. Oggi la pianificazione e la prevenzione sono fondamentali per soddisfare le esigenze di prestazioni della rete, fornire un’esperienza utente di qualità e, soprattutto, garantire ai cittadini di connettersi con continuità in questo momento di emergenza sanitaria. Tutti abbiamo ben compreso l’importanza di avere anche in futuro la possibilità di lavorare o studiare da remoto. Per questo ci aspettiamo un aumento della domanda di capacità dati anche legata allo sviluppo di nuovi use cases nei segmenti consumer ed enterprise abilitati dalla tecnologia 5G.

Quali sono secondo lei le misure che il governo potrà attuare per favorire il 5G in Italia?
Per il regolatore, oggi è il momento di cogliere l’opportunità di semplificare e armonizzare quanto più possibile le regole per il rilascio di autorizzazioni all’installazione di impianti di telefonia mobile sul territorio nazionale. Il settore soffre infatti di una irragionevole frammentazione. Ci sono procedure e tempistiche per ottenere le autorizzazioni dagli Enti Locali che non tengono in considerazione le specificità di tali reti, come è il caso dei nullaosta delle autorità preposte alla tutela dei beni paesaggistici, ambientali, architettonici e culturali. Il recepimento del nuovo codice delle comunicazioni elettroniche europeo dovrebbe essere l’occasione per semplificare. L’altro elemento normativo che penalizza lo sviluppo delle reti 5G in Italia è costituito dalla normativa sui limiti di esposizione della popolazione ai campi elettromagnetici, difforme da quanto previsto dalle raccomandazioni europee e dai limiti definiti dalla Commissione Internazionale per la Protezione dalle Radiazioni Non Ionizzanti, ed estremamente più restrittivi.   La disciplina nazionale stabilisce limiti assai più stringenti rispetto al resto d’Europa, che si traducono in limiti di emissione degli impianti anch’essi estremamente penalizzanti per uno sviluppo di qualità ed efficiente delle reti mobili. La normativa di riferimento italiana non fa distinzioni tra le bande di frequenza e indica un limite di 20 V/m, abbassato a 6 V/m nelle zone con permanenza di persone superiori alle 4 ore giornaliere. In pratica, nelle zone urbanizzate o semi urbane del nostro Paese il limite vigente è quello di 6 V/m, a fronte delle raccomandazioni internazionali che, ad esempio, per le frequenze sui 3400-3800 GHz, utilizzate per l’avvio del 5G, indicano 61 V/m.  Se da un lato la maggior cautela adottata, a cui si ispira la normativa nazionale, non è servita a rassicurare l’opinione pubblica, dall’altro questa situazione è estremamente penalizzante per il Paese, perché comporta un rallentamento nello sviluppo delle reti e un significativo incremento dei costi. L’armonizzazione dei limiti elettromagnetici in Italia contribuirebbe significativamente allo sviluppo delle reti in Italia.

Il network sharing diventerà il modello privilegiato?
È sicuramente una scelta che compete agli operatori in funzione di modelli di business costruiti su specificità dei singoli mercati. L’Italia in questo campo ha delle best practice che potrebbero essere seguite da altri soggetti europei.

Dove sta crescendo attualmente la domanda di soluzioni 5G Ericsson a livello mondiale?
Da metà marzo ad oggi, abbiamo annunciato ulteriori 13 accordi sul 5G in 12 paesi, in tre continenti. Questo è il risultato di avere oggi un portafoglio 5G molto forte, sia nella parte Core che Radio, possibile grazie agli ingenti investimenti in ricerca e sviluppo e alle persone migliori del settore. Un team che lavora duramente per soddisfare le esigenze dei clienti, liberando così il campo da voci su presunti ritardi o maggiori costi della nostra tecnologia europea. La notizia più recente riguarda il mercato asiatico, che vede importanti operatori affidarsi alle soluzioni Ran e Core di Ericsson, premiando innovazione, disponibilità e costo delle nostre soluzioni.  Altro dato significativo, a fine 2019 il 65% di tecnologia 5G installata negli Stati Uniti d’America è a marchio Ericsson. In Europa, dove stiamo vivendo un momento molto positivo, Swisscom è stato il primo operatore a scegliere e lanciare il 5G in Europa, con tecnologia 100% Ericsson. Oggi abbiamo 14 reti 5G commerciali in 11 Paesi europei, tra cui Italia, Regno Unito, Spagna, Germania, Olanda e Romania. Senza dimenticare i recenti contratti siglati con Orange in Francia e Cosmote in Grecia. In Europa abbiamo anche il vantaggio di avere ben 21 centri R&D, di cui 3 in Italia, che lavorano a stretto contatto con operatori, università e industrie.

Il ceo Ekholm ha annunciato che al momento non ci sono impatti sul business a causa del Coronavirus ma che in ogni caso l’azienda è pronta a farvi fronte. In Italia si registrano difficoltà?
In linea con i risultati trimestrali del Gruppo, anche in Italia non abbiamo registrato significativi impatti sul business dovuti al Covid-19. Ma è necessario ora che ora i governi, in primis quelli europei, incoraggino gli investimenti nel 5G come strumento per far ripartire le economie.

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