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L'EDITORIALE

Ripartire dall’Agenda digitale

Finalmente abbiamo un governo. Non c’è da inventarsi nulla, ma riprendere da dove Monti si è fermato. Anche se alcune cose vanno riviste, a partire dalla governance dell’Agenzia digitale

06 Mag 2013

Gildo Campesato

«Agenda dimenticata», abbiamo titolato un editoriale prima delle elezioni. Con il decreto Crescita 2.0 e l’istituzione dell’Agenzia Digitale il governo Monti ha posto le premesse per un grande sforzo di innovazione digitale, a partire dalla pubblica amministrazione. Ma il tema si è perso per strada, in particolare dopo la nomina di Agostino Ragosa quale direttore dell’Agenzia Digitale. Tutto si è fermato, in carenza dei decreti attuativi che avrebbero dovuto dare gambe giuridiche all’attività dell’Agenzia. Agid è rimasta un’incompiuta. Nelle molte, troppe settimane di vacatio politica Ragosa è andato avanti con la messa a punto del suo programma operativo: ma l’iniziativa personale non poteva bastare.

Ora finalmente abbiamo un governo. Non si tratta di inventarsi nulla, ma di ripartire da dove Monti si è fermato. Anche se alcune cose vanno certamente riviste, a partire dalla governance dell’Agenzia: cinque ministeri con voce in capitolo sono troppi. Chi voleva un dicastero per l’Innovazione è stato deluso, ma può essere l’occasione per una soluzione secondo noi più solida: riportare il coordinamento alla Presidenza del Consiglio.

Crescita e posti lavoro sono priorità del governo. Ma è proprio alla luce di questi obiettivi che l’Agenda Digitale acquista un’importanza straordinaria.

Per molte ragioni che sintetizziamo: gli investimenti in Ict sono un volano formidabile, più di molti altri, di crescita del Pil; creano posti di lavoro ad alto tasso di professionalità a vantaggio delle giovani generazioni e di quanti hanno perso il lavoro per chiusure o ridimensionamenti di aziende Ict; contribuiscono come pochi altri alla crescita della competitività del nostro sistema produttivo; offrono alle nostre imprese, anche a quelle piccole, sbocchi nei mercati internazionali grazie alle tecnologie della Rete; se ben coordinati, diffusi e capaci di rivoluzionare i processi della macchina pubblica miglioreranno i servizi ai cittadini, renderanno l’Italia un Paese moderno, produrranno drastici tagli nei costi di gestione implementando forti efficienze nella burocrazia pubblica. Ecco perché l’Agenda Digitale è una riforma “istituzionale” non meno rilevante di altre inserite nel programma del governo Letta.