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Tim, Vivendi affila le armi contro Elliott e punta all’assemblea

La richiesta di convocazione degli azionisti potrebbe arrivare già nel cda del 18 novembre. Sondati gli hedge fund

16 Nov 2018

F. Me

Vivendi pronta a convocare l’assemblea Tim per la rimonta e la messa in minoranza di Elliott. Secondo il Sole 24 Ore potrebbe farlo già domenica quando il cda dovrà nominare il successore di Amos Genish.

La media company, con il suo 23,94%, ha numeri più che sufficienti per chiamare a raccolta gli azionisti di Tim. L’incognita, a quel punto, sarebbe Cdp che possiede il 5% potenzialmente raddoppiabile: ma come intenda comportarsi ancora non è chiaro.

Intanto gli uomini di Bolloré stanno preparando il terreno sondando gli hedge fund. Ieri il ceo di Vivendi, Arnaud De Puyfontaine, ha ribadito che l’azienda è “azionista lungo termine” in Tim e “lì restiamo”.

La scelta del successore di Genish è in impasse. Dopo la spaccatura registrata sul nome del nuovo amministratore delegato di Tim, restano in lizza i due nomi di Alfredo Altavilla e Luigi Gubitosi, entrambi consiglieri del gruppo. Per uscire dall’impasse una soluzione che si profila come possibile è una nuova convocazione del comitato nomine e remunerazione prima del consiglio di amministrazione di domenica 18 novembre. Con l’obiettivo di arrivare a una candidatura il più possibile unitaria.

Il governo, in attesa che si chiuda la partita dei vertici Tim, continua a lavorare al dossier rete unica. E c’è già un provvedimento nell’ambito del Decreto Fiscale.

I sindacati hanno lanciato l’allarme. “Il lungo conflitto tra i maggiori azionisti di Tim, culminato con la rimozione dell’AD, conferma una condizione di profonda instabilità nell’assetto proprietario che da tempo è uno dei mali oscuri che stanno affossando la società – dicono Slc, Fistel e Uilcom – Qualsivoglia soluzione deve partire dallo scioglimento di questo nodo, non serve un nuovo Ad appeso alle carte bollate o agli umori di qualche azionista in possesso dello zero virgola del capitale.

Per i sindacati il cda annunciato per domenica difficilmente “potrà indicare una soluzione duratura, in queste condizioni è forse opportuno confermare la reggenza del Presidente e aprire rapidamente un confronto con tutti gli attori, sotto la regia del Governo e con al centro l’interesse superiore del Paese, capace di indicare finalmente una prospettiva di cosolidamento e di crescita che tuteli innanzitutto l’occupazione”.

“E’ in gioco il futuro del gruppo Tim – avvertono – che, nonostante le scelte scellerate di cui è stata vittima dalla sua privatizzazione ad oggi, resta il più grande soggetto industriale nel settore Tlc nonché uno dei driver fondamentali per lo sviluppo infrastrutturale del nostro Paese, che dà occupazione a circa 100.000 dipendenti (50.000 diretti ed altrettanti nel suo vasto indotto)”. I sindacati  ribadiscono la loro totale contrarietà rispetto a presunti progetti di “spezzatino” e “la contestuale necessità di difendere il patrimonio industriale e professionale dell’intero perimetro del Gruppo Tim in Italia, della sua Rete, dei suoi Assets anche a seguito di eventuali operazioni industriali e societarie che potrebbero determinarsi”.

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