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Vimercati (Pd): ‘Per le tecnologie la solita politica della lesina’

23 Mar 2009

«È l’ennesima conferma dell’atteggiamento di un Governo che a
parole è proiettato a tracciare luminosi scenari futuri per il
Paese e poi adotta sempre, nella pratica, la politica della lesina
nel campo delle infrastrutture tecnologiche»: Luigi
Vimercati, senatore del  Partito democratico ed ex sottosegretario
alle Comunicazioni nel Governo Prodi
, stronca così il
piano per il rilancio dei cantieri e delle grandi opere, varato con
le ultime decisioni del Cipe.
L’ultimo rapporto Assinform denuncia la crisi, di mercato
e occupazionale, del settore dell’IT. Ma la risposta del Governo
Berlusconi non c’è ancora.

Si era favoleggiato di un fondo nelle mani del ministro per lo
Sviluppo economico Claudio Scajola, ma se n’è persa ogni
traccia. Senz’altro il ponte sullo Stretto di Messina sarà
importante per Berlusconi, ma non certo per il rilancio delle
tecnologie, vero volano dello sviluppo e del rilancio
dell’economia. Tutti stanno investendo, in Europa come negli Usa,
in questo pezzo di futuro che sono le tecnologie e noi siamo qui a
parlare di chi sarà il prossimo presidente della Rai… Con le
decisioni del Cipe la delusione si somma alla delusione: non
dimentichiamo che questo Governo, tra i primi atti dell’attuale
legislatura, aveva già tagliato nel 2008 i fondi per la banda
larga. Anzi, alla politica della lesina, si aggiunge ora la
minaccia: vogliono mettere le mani sulla rete Telecom. Su questo
siamo disposti a fare una battaglia molto dura, per evitare che
venga usato con Telecom il “metodo Alitalia”.
Lei dice “lesina”. Ma mettendo da parte le scelte
politiche, quale sarà l’impatto della crisi globale sul settore
Ict in Italia?

Ho visto i dati ultimi sulla spesa per l’Ict, sono davvero
preoccupanti. In Italia soffriamo di una debolezza strutturale che
è data dalla dimensione delle imprese: quelle piccole e
piccolissime hanno grandi difficoltà ad investire
nell’innovazione tecnologica. Dovremmo prevedere, al di là dei
sostegni per i fidi bancari, anche forme di defiscalizzazione e
incentivi diretti per gli acquisti Ict a favore delle piccole
imprese, per consentire loro di adeguarsi e di essere presenti
domani sul mercato.
C’è il rischio che l’intervento pubblico privilegi
banche e grandi imprese, che hanno maggiore influenza sulla
politica rispetto alle Pmi?

Per tutti oggi l’unica possibilità è innovare: per la
formazione del personale e gli investimenti servono aiuti, che,
certo, non possono andare solo alla Fiat. Per carità, la Fiat è
un capitale non solo industriale ma anche in termini di
innovazione, ma c’è bisogno di risorse anche per il resto del
sistema delle imprese. Non risorse a pioggia ma finalizzate
all’Ict e alla formazione del personale diretta all’uso delle
tecnologie.
Il settore delle Tlc sembra al momento godere di uno stato
di salute leggermente migliore rispetto all’Ict. Tuttavia, i
ritardi del Belpaese sono ancora lungi dall’essere
superati.

Valuteremo bene il piano Caio. E come dicevo dobbiamo essere pronti
a evitare il rischio che si metta mano a un esproprio della rete
Telecom, e invece bisognerà lavorare a creare le condizioni per
gli investimenti sulle reti di nuova generazione. Ma nel frattempo,
anche diffondere il più possibile la banda larga che c’è,
quella a 2 o a 4 Mega mi pare un obiettivo tutt’altro che
disprezzabile, bisogna connettere tutto il Paese entro il 2012. E
ci sono altre tecnologie che possono fare la loro parte, come ad
esempio il WiMax che con il Governo Prodi abbiamo scongelato e reso
disponibile. Riportare la percentuale di accessi alla banda larga
tra i cittadini italiani almeno ai livelli europei dovrebbe essere
una priorità per qualsiasi governo.