La sfida IT delle assicurazioni

It watch

di Elisabetta Bevilacqua
L’attuale situazione sembra favorire i progetti per la gestione del rischio, con i conseguenti impatti in area IT. La tendenza riguarda tutti i settori, ma soprattutto il mondo finance e, in particolare, le assicurazioni. “La crisi impone di razionalizzare e aumentare il controllo sui processi, per poter disporre di maggior liquidità”, sostiene Filomena Genovese project manager di Netconsulting. Le compagnie assicurative, colpite già prima della bufera internazionale dalla riduzione della raccolta, soprattutto nel ramo vita (- 8% nel 2008 secondo le stime) per effetto dell’insuccesso della riforma previdenziale sembrano intenzionate a cogliere le opportunità di business che possono derivare dalle normative di prossima introduzione. È il caso dell’istituzione di una funzione compliance (regolamento 20 di Isvap), che deve verificare che processi e procedure interne siano coerenti con la normativa vigente, e della normativa europea Solvency II. Quest’ultima, che rappresenta per le assicurazioni l’equivalente di Basilea II per le banche, è basata sul principio di collegare dinamicamente il capitale all’evoluzione dei livelli di rischio. Oltre a realizzare una maggiore protezione degli assicurati, si propone di armonizzare gli standard europei e le riserve tecniche, migliorare la conoscenza dei rischi e aumentare trasparenza, promuovere un uso più efficiente del capitale.
La conferma della strategicità dei progetti, viene da un’indagine svolta da Netconsulting dove solo il 10% del top management delle assicurazioni intervistate interpreta l’adeguamento a Solvency II come un mero adempimento normativo, mentre oltre il 50% lo considera esclusivamente un’opportunità di business. Si prevede un elevato impatto sulle aziende, soprattutto su organizzazione e risk management, ma in terza posizione si colloca l’IT. Si prevedono in particolare interventi su Datawarehouse e Business Intelligence (60%), l’introduzione di sistemi per il controllo del rischio (50%), interventi sui sistemi di reporting (40%). Analoghe le aree IT di intervento come conseguenza dei progetti di compliance, come conferma Massimo Mamino, docente di informatica all’Università Cattolica di Milano e senior analyst presso il Cetif - Centro di Ricerca su Tecnologie, Innovazione e servizi Finanziari dell’Università Cattolica di Milano - che ha appena rilasciato uno studio, dove si sintetizza il lavoro che ha coinvolto le principali compagnie.
“L’evoluzione delle infrastrutture informatiche è indispensabile per l’attività di pre-assessment, ossia l’analisi di impatto delle normative sui processi, per l’automazione delle attività di compliance propriamente dette, che consistono nei controlli sull’aderenza alle norme e nelle verifiche ex-post sull’efficacia dei controlli predisposti, e ,infine, per la registrazione delle attività nel database generale a cui il risk manager attinge per valutare il capitale da accantonare”, sottolinea Mamino. Diversi i tempi per i due progetti. Compliance è in vigore del primo gennaio di quest’anno ma per ora ci si è limitati a identificare i modelli organizzativi e al più a istituire la funzione e indicarne il responsabile. Ma le autorità di controllo hanno una certa tolleranza visto che, “si tratta di processi lunghi, al di là dell’attivazione, per la messa a regime e la predisposizione delle infrastrutture informatiche”, puntualizza Mamino. Per Solvency II, la cui entrata in vigore è stata rinviata dal 2010 al 2012, le assicurazioni, superata l’analisi della normativa, ora operano sul livello organizzativo, con il coinvolgimento di società di consulenza strategica e organizzativa.
Il momento delle soluzioni informatiche, che vedrà coinvolti system integrator, software vendor globali e specializzati nell’ambito del risk management e della Business Intelligenc , arriverà verso fine anno. Interessanti opportunità si prospettano soprattutto per gli operatori che hanno sviluppato esperienze con Basilea II.

25 Febbraio 2009