Privacy, Facebook verso l'accordo con l'Authority Usa

IL DEAL

In dirittura d'arrivo il deal fra il social network e la Federal Trade Commission in tema di protezione dei dati personali. Secondo indiscrezioni, però, non è previsto l'obbligo preventivo di comunicare nuove funzioni di sharing dei dati

di Paolo Anastasio
Facebook, in ritirata sulla privacy, sarebbe vicina a un accordo con la Federal Trade Commission (Ftc) per risolvere una disputa, in base alla quale le autorità americane accusano il social network di aver ingannato gli utenti nell’utilizzo delle loro informazioni personali. Facebook dovrà inoltre sottoporsi per 20 anni a controlli sulla privacy condotti da consiglieri indipendenti.

Nel quadro dell'accordo, a Facebook sarebbe posto il divieto di rendere pubbliche, senza il consenso preventivo, informazioni che l'utente ha condiviso in privato con altri utenti. Secondo fonti vicine alla vicenda, a Facebook non sarà imposto l'obbligo preventivo di chiedere agli utenti il consenso su ogni singola funzione di "sharing" presente sul sito, in particolare per quanto riguarda funzioni che arriveranno in futuro. 

Secondo indiscrezioni, l’accordo imporrebbe a Facebook di ottenere il consenso degli utilizzatori prima di “cambi retroattivi” sulle politiche di privacy. Ciò significa che il social network sarebbe obbligato a ottenere il consenso per una condivisione dei dati che è differente da quella per la quale gli utenti avevano dato il loro via libera in precedenza.

L’accordo, che deve essere approvato dalla Ftc, potrebbe avere delle conseguenze importanti: molte società stanno mettendo a punto strumenti per osservare il comportamento online dei navigatori, approfittando anche dell’accesso alle loro informazioni personali.

Facebook, con 800 milioni di utenti, ha ricevuto molte critiche per la modifica delle politiche per la diffusione e condivisione delle informazioni personali senza un’adeguata informativa.

L’accordo fa seguito alle modifiche apportate da Facebook nelle impostazioni sulla privacy nel dicembre 2009, quando ha reso pubbliche per default alcune informazioni personali dei suoi utenti, quali il nome, la foto, la citta; il sesso e la lista degli amici. I cambiamenti erano stati descritti allora dall’amministratore delegato di Facebook, Mark Zucherberg come un “modello più semplice per il controllo della privacy”.

La decisione di Facebook di risolvere i problemi con la Ftc arriva mentre si rafforzano le speculazioni per una possibile initial public offering, che valuterebbe la società 100 miliardi di dollari.

Facebook non ha specificato alcuna data sullo sbarco in Borsa ma la scadenza dell’aprile 2012, entro la quale dovrà rendere pubblici i conti, si avvicina.

L’accordo per Ftc rientra negli sforzi del governo per rendere le società più responsabili sull’utilizzo dei dati personali che ottengono.

A più riprese Facebook è stata criticata da utenti, specialisti della privacy e politici per la registrazione automatica degli utenti a nuove applicazioni del sito senza accordo preventivo.

In marzo Google ha raggiunto un accordo per mettere a punto un “ampio piano per la privacy” e per sottoporsi per 20 anni a esami esterni sulle politiche di privacy. La Ftc aveva accusato Google di aver comunicato in modo improprio le modalità con cui avrebbe utilizzato i dati personali degli utenti. Nel mirino della Ftc era finito Buzz, il tool social di Google troppo disinvolto nella gestione delle informazioni personali degli utenti. L'anno scorso, dopo un'indagine dell'Ftc su due falle di sicurezza, era stata Twitter a dare l'ok per un programma sulla privacy.

Il Garante della privacy tedesco di Amburgo ha intanto preso di mira Facebook - colpa dell’utilizzo da parte del social network della tecnologia che automaticamente riconosce e “tagga” i volti degli utenti con un click sfruttando un database biometrico.

Secondo l’authority tedesca, “Questa funzionalità implica conservare un database delle caratteristiche biometriche di tutti gli utenti. Ma Facebook ha introdotto la feature in Europa senza informarne l’utente e senza ottenere il necessario consenso. Il consenso inequivocabile delle parti è richiesto sia dalla legge europea che da quella nazionale per la protezione dei dati”.

Il Garante statale della privacy riferisce di aver contattato da agosto Facebook per chiedere chiarimenti e che la società americana si era all'inizio impegnata a informare esplicitamente gli utenti della nuova feature, ma non l’avrebbe mai fatto. Oggi l'authority tedesca definisce i tentativi di negoziare con Facebook “senza alcuna utilità”.

11 Novembre 2011