Balocco (Polimi): "Pmi online, c'è ancora ritardo da smaltire"

FOCUS PMI

Il Responsabile scientifico dell'Osservatorio Ict and Pmi, School of Management Politecnico di Milano: "Soltanto una piccola parte delle piccole e medie imprese italiane usa il sito in modo efficace"

di Alessandro Longo
Si sta sciogliendo il blocco culturale che finora ha tenuto lontana da Internet la massa delle Pmi italiane: un po’ per fronteggiare la crisi, un po’ perché la filiera sta maturando. Buone notizie, quindi, anche se c’è ancora un grosso ritardo da smaltire, secondo Raffaello Balocco, che cura questi temi per School of Management-Politecnico di Milano.
Come usano il Web le Pmi italiane?
L’80% delle Pmi ha un sito. Non sarebbe tanto in meno rispetto all’Europa. Ma il problema è un altro: come lo usano, questo sito Web. Ebbene, lo usano in un modo ben poco efficace. Solo una piccola percentuale di loro sa adoperarlo bene.
Gli errori più comuni?
In generale, troppi siti delle Pmi sono una semplice trasposizione delle brochure e del catalogo cartacei. Con informazioni spesso non aggiornate, peraltro. Sembra che l’imprenditore tipico pensi: “Ora faccio un sito per farmi vedere su Internet”. Non è vero, non funziona mica così. Bisogna fare promozione online perché qualcuno vada sul sito. Altrimenti è come mettere un negozio in un sottoscala, senza indicazioni per i passanti.
Si respira però un’aria di svolta. Vedete sviluppi positivi in questo scenario?
Sì: dal 2007 al 2010 l’indice di maturità Ict che calcoliamo è cresciuto abbastanza tra le Pmi. Il blocco culturale si sta alleggerendo.
I motivi?
Molte Pmi italiane sono alla “canna del gas” e cercano un sistema per recuperare. La crisi aguzza l’ingegno, si può dire. Devono aprirsi a mercati internazionali e non hanno molti soldi per farlo con una promozione tradizionale: così trovano soccorso nel Web. C’è inoltre un ricambio generazionale: cominciano a entrare giovani, nelle aziende. Ma migliora anche l’offerta Ict dedicata alle Pmi. Prima i fornitori tecnologici avevano in mente perlopiù le aziende medio-grande e proponevano offerte con lo stesso approccio anche quando si rivolgevano alle Pmi. Si cominciano a vedere ora servizi Sap modellati per le esigenze delle Pmi. Progrediscono anche gli strumenti e le piattaforme che agevolano lo sbarco online. I costi delle piattaforme sono molto più bassi rispetto agli anni scorsi. Le software house adesso guidano per mano le Pmi in questo mondo. Si moltiplicano i servizi cloud computing che permettono di creare siti in modo fai da te.
Per intenderci: che cosa dovrebbe fare la Pmi per sbarcare bene online, se non usa una piattaforma “chiavi in mano”?
Deve mettere sul sito servizi a valore aggiunto per l’utente, sempre aggiornati, con prevendita, post vendita. Servizi per scaricare il manuale e l’assistenza. Poi deve fare promozione al sito. Indicizzarlo, comprare parole chiave. Iscriversi su directory specializzate. Queste cose sono importanti soprattutto per le aziende che esportano prodotti all’estero.
E agire sui social network?
Calma. Le aziende italiane devono ancora adottare l’abc dell’online. Solo dopo possono complementare l’azione promozionale, prevalentemente basata su Google e le parole chiave, con la presenza sui social network e la cura della community. A tal proposito, è importante verificare la reputazione dell’azienda sul Web. Spiccano già alcuni casi di successo e d’avanguardia: un’azienda che vende mobili ha assunto una persona solo per la cura della reputation.
Insomma, in Italia ci sono sia casi d’eccellenza sia una generale scarsa reattività. Non è paradossale?
Bisogna tener conto che resta un ritardo culturale delle Pmi nei confronti dell’informatica. L’imprenditore decide tutto e se non è sensibile a questo tema l’azienda non fa niente. Non ci sono competenze ibride di tecnologia e management. Di contro, se l’imprenditore è giovane ed entusiasta, ecco che fa avanguardia. I buoni casi non mancano, adesso si tratta di trascinare il grosso del mercato.

14 Novembre 2011