TRIPWIRE. Difesa, la doppia faccia dell'IT

TRIPWIRE

La tecnologia viene sempre più utilizzata sui campi di battaglia militari ma l'espansione incontrollata può degenerare in abuso della forza

di Piero Laporta
In tempi non sospetti, Tripwire affermò che hi-tech è acceleratore dei conflitti militari. Chi dubiti osservi la Libia e i dintorni.  Anche la manipolazione delle informazioni, spiegammo, entra nello scenario e c’è poco da condolersi se non si è presenti hic et nunc con la propria controinformazione.
La guerra oggi si è portata più vicino alla visione di Lenin e poi di Foucault (“la politica è prosecuzione della guerra con altri mezzi”) che invertono i termini di Clausewitz (“la guerra prosecuzione della politica con altri mezzi”). Non è questione di precedenze fra uovo e gallina: lo assicura l’irradiarsi della IT mentre gli schieramenti militari si posizionano dall’Asia, al Vicino Oriente, fino alle porte di casa e gli Usa scrivono che la guerra senza fine giova all’economia, la loro.

Come l’IT svincola l’economia dal territorio, così l’hi-tech espande senza limiti il campo di battaglia, cui oggi possiamo associare non meno di 10 dimensioni: sottomarino, marino, terrestre, sotterraneo, aereo, spaziale, cibernetico, psicologico, economico e (dis)informativo. L’ultimo, il fattore “I” è un apocalittico principio e fine di tutto, la decima testa cervelluta dell’Idra feroce. In “I” convivono la verità e la sua assenza, una mistura inebriante che induce chi la manipola a credere alle proprie menzogne, presumendo così di essere il più forte solo perché non rammenta più le proprie vulnerabilità. “Ciò che è, in quanto è, non è perché muta” disse Eraclito ben prima che crollasse la borsa di Atene, e gli imperi lo hanno sempre dimenticato prima del proprio inaspettato crollo. Poi dissero “things change”, ma è altra cosa.

28 Novembre 2011