Fuggetta: 'La PA? Impari a spendere bene'

FOCUS /IL RILANCIO DELL'IT

Intervista con Alfonso Fuggetta, direttore del Cefriel. "Servono obiettivi sfidanti per stimolare l'offerta. E gare che favoriscono l'aggregazione"

di Elisabetta Bevilacqua
L’informatica italiana soffre di depressione. E secondo Alfonso Fuggetta, direttore del Cefriel, si può superare solo agendo contemporaneamente sul versante dell’offerta e su quello della domanda, con un contributo fondamentale da parte del settore pubblico.

“Dopo lo scoppio della bolla Internet sembra sia passata l’idea che l’informatica non offra alcun vantaggio competitivo, ma non sia altro che una commodity”, sostiene. In questo senso ha fatto scuola, in Italia, la tesi di Nicholas G. Carr nell’ormai celebre articolo pubblicato nel 2003 sulla Harvard Business Review (“IT Doesn’t Matter”) che, secondo Fuggetta, sintetizza la mentalità diffusa nel nostro Paese, altrove da tempo superata. “Una mentalità - dice - che si è affermata anche nel settore pubblico, come dimostrano i criteri utilizzati nelle gare per l’acquisto di prodotti e servizi informatici, dove, quando va bene, hanno lo stesso peso costo e qualità, a differenza di quanto avveniva in passato”.

C’è una via d’uscita? Come può contribuire l’intervento pubblico?
Il pubblico può essere di stimolo, ma soprattutto deve spendere bene. Non si tratta di puntare a megaprogetti o di dare soldi sulla base di incentivi generici, ma di stimolare l’offerta attraverso l’acquisto di prodotti e servizi innovativi che servano al Paese. Un caso esemplare, nel passato, in un settore diverso dall’IT, è quello del Pendolino. Progettato per rispondere alla necessità delle Ferrovie di un treno ad alta velocità che potesse viaggiare anche su linee ferroviarie tradizionali, ha consentito alle Ferrovie di offrire un servizio avanzato e alle aziende che l’hanno realizzato di aumentare la capacità competitiva con un prodotto che è poi stato venduto in tutto il mondo.

A partire da questo esempio, quali progetti potrebbero contribuire a rilanciare il settore Ict?
Il primo che mi viene in mente è quello di far sparire tutte le ricette cartacee entro due anni. Il medico non dovrebbe più emettere prescrizioni cartacee, la farmacia non richiederebbe più ricette cartacee, i pagamenti non si baserebbero più su documenti cartacei, ma tutto avverrebbe in elettronico. Un sistema efficace per mettere sotto controllo la spesa.

Un altro esempio?
Si sono fatti tanti progetti per il pagamento dei mezzi di trasporto e di servizi pubblici con l’emissione di una molteplicità di carte. Sarebbe sufficiente identificare due sistemi di pagamento: la carta regionale dei servizi e il cellulare. Gli enti pubblici potrebbero stabilire che non si paga nulla se non attraverso uno di questi strumenti elettronici. Ma ci sono molte altre aree da esplorare. L’informatica diventa mobile e i cellulari di oggi dispongono di una potenza che fino a pochi anni fa non avevamo neppure sui pc… Perché non pensare allora alla virtual reality applicata al turismo? Puntando il cellulare verso un negozio o un monumento si potrebbe sapere cosa acquistare o avere la descrizione e la storia dell’opera.  Ci sono centinaia di esempi.

Allora cosa manca?
La capacità, in chi compra tecnologia, di chiedere le cose giuste e, in chi vende, di aiutare chi compra a maturare le richieste e a comprendere le opportunità. Il settore pubblico potrebbe svolgere un ruolo determinante attraverso progetti per il sistema Paese, che dovrebbero essere varati dal governo o dal ministero competente, con una chiara committenza e l’indicazione di un chiaro risultato da raggiungere in tempi certi, con i quali sfidare il mercato a offrire le soluzioni. Se ci si limita invece a finanziamenti a pioggia per far sì che si acquisti un po’ di informatica gestionale dalle filiali italiane delle solite multinazionali o per soddisfare la richiesta generica di fondi a condizioni costanti si ottiene poco, anzi si fa un’azione controproducente che contribuisce a mantenere lo status quo.

Ma queste proposte non rischiano di infrangersi sui meccanismi con cui vengono gestite le gare del settore pubblico?
Certo qualcosa deve cambiare. Il settore pubblico dovrebbe definire obiettivi sfidanti per stimolare l’offerta e gestire in modo intelligente i processi di selezione. I vantaggi sarebbero molteplici. Si avrebbe un valore diretto, visto che l’amministrazione potrebbe migliorare i propri servizi e offrirne di nuovi, una valenza culturale, con la dimostrazione pratica del valore dell’informatica, un vantaggio per le imprese dell’offerta a cui si darebbe l’opportunità di sviluppare competenze rivendibili in Italia e all’estero. Nelle gare si dovrebbe inoltre prestare attenzione all’aggregazione, valorizzando in tutti gli atti la creazione di alleanze e consorzi per mettere a fattor comune la capacità di sviluppo e per aiutare le nostre imprese a crescere anche dimensionalmente.

14 Settembre 2009