Italia poco competitiva in IT. Soffrono Ricerca e Sviluppo

L'ANALISI

C’è ancora molto da investire nelle infrastrutture, nello sviluppo di risorse umane ad alta specializzazione e nella ricerca sulla tecnologia

di Federica Meta
Italia poco competitiva in IT. È quanto emerge dallo studio dell’Economist Intelligence Unit (Eiu) e sponsorizzato da Business Software Alliance (Bsa), secondo cui il nostro Paese si colloca alla 24esima posizione, su un totale di 66, nell’indice di competitività del settore IT a livello mondiale, con un punteggio di 48,5 su 100. Il punteggio si basa su una quantificazione di parametri quali il dinamismo dell’ambiente economico (72,7 su 100 per l’Italia), del sistema giuridico (73), la disponibilità di infrastrutture IT (52,5) e i supporti allo sviluppo dell’IT stessa (64,2), il ‘capitale umano’ (48,4) e l’ambiente della ricerca e sviluppo. In quest’ultimo parametro l’Italia ottiene un punteggio di solo 16,4  a fronte di un 61,3 degli Usa (in prima posizione).

“Lo studio Eiu dimostra che l’Italia può vantare un ambiente di business alquanto vivace e una valida legislazione a tutela della proprietà intellettuale - spiega  Luca Marinelli, presidente di Business Software Alliance in Italia -. Tuttavia l’Italia uno dei Paesi del G8 non è certo uno dei primi 8 sistemi per competitività dell’IT. Anzi, arriva oltre la 20.a posizione, mentre le prime 5 sono occupate rispettivamente da USA, Finlandia, Svezia, Canada e Olanda. Significa che da noi c’è ancora molto da investire nelle infrastrutture, nello sviluppo di risorse umane ad alta specializzazione e nella ricerca sulla tecnologia”.

Secondo l’Economist Intelligence Unit, sei sono i fattori che contribuiscono a creare un ambiente favorevole allo sviluppo dell’IT e che i governi devono bene tenere a mente: un’ampia disponibilità di lavoratori specializzati, una cultura aperta all’innovazione, infrastrutture tecnologiche al passo con gli standard internazionali, uno stabile sistema giuridico in grado di tutelare adeguatamente la proprietà intellettuale, un’economia stabile, aperta e competitiva; e, da ultimo, una leadership di governo ben equilibrata nella promozione della tecnologia e nel sostenere il libero corso del mercato. Accanto a questi abilitatori lo studio individua anche altre realtà-volano tra cui spiccano le infrastrutture di rete a banda larga, vitali per la competitività dell’IT: l’Italia non figura nelle prime 10 posizioni per numero di sottoscrizioni di linee broadband, mentre sta al 6° posto al mondo per penetrazione del comparto mobile, con una penetrazione del 144%). “Le aziende devono disporre di connessioni rapide e sicure, specie ora che sempre più servizi e applicazioni sono accessibili via web”, recita lo studio.

Altro fattore che i governi non devono sottovalutare è lo sviluppo delle competenze, fondamentali nel lungo termine: i Paesi che sanno combinare una valida formazione in campo economico, informatico e linguistico potranno disporre di risorse umane di alto profilo. E purtroppo in Italia l’alfabetizzazione informatica non è ancora al passo con le medie europee.

A ostacolare invece la ripresa di competitività c’è il protezionismo. “I governi devono distinguere attentamente fra forme di supporto all’industria nazionale – consigliano gli analisti - che favoriscono la crescita e la produttività e forme protezionistiche che alla lunga danneggiano la competitività favorendo solo rendite di posizione”. E last but not least la tutela della proprietà intellettuale ha fatto passi da gigante in molti Paesi emergenti, ma c’è ancora strada da percorrere. “Essa è cruciale per la competitività del settore IT ed è una delle forme di sostegno al suo sviluppo di lungo periodo relativamente più convenienti per un sistema economico”, conclude lo studio.

17 Settembre 2009