Allungare la vita del pc aiuta in tempi di crisi

L'ANALISI

L'importanza di usare al meglio lo storage per risparmiare sugli investimenti in hardware

di Elisabetta Bevilacqua
Tempi duri per l’hardware, che, secondo dati Gartner su cui convergono i principali analisti del settore, sembra destinato ad una contrazione del 14% nell’anno in corso. E le cose andrebbero anche peggio se le aziende e le organizzazioni fossero più attente all’ottimizzazione di quanto già hanno in casa.

Allo stato attuale si limitano per lo più al taglio dei budget IT limitando o posticipando l’avvio di nuovi progetti e l’acquisto di soluzioni tecnologiche. Il rischio è però che alla riduzione degli investimenti in hardware corrisponda il decadimento delle performance dell’IT con ripercussioni sul business.

Il miglioramento dell’esistente potrebbe realizzarsi da subito, senza avviare grandi progetti come quelli necessari per la virtualizzazione delle risorse, attraverso l’ottimizzazione dell’hardware, in particolare di storage e Pc. In questa direzione andrebbe sempre più focalizzata l’attenzione di consumer e business non solo per effettuare acquisti orientati a prodotti a basso costo, ma soprattutto per estendere la vita dei sistemi esistenti.

Ad oggi l’attenzione ai budget si è tradotto, in ambito Pc, ad una contrazione del 3,1% nel secondo trimestre del 2009 rispetto allo stesso periodo del 2008. E tuttavia la maggior parte degli acquisti di desktop nello small business e nelle piccole imprese, come evidenzia Idc, sono semplici sostituzioni delle unità esistenti con l’obiettivo di dotarsi di Pc capaci di supportare i nuovi software e, soprattutto, per sostituire computer considerati ormai troppo lenti. Ulteriori indagini evidenziano che però solo il 5% dei nuovi acquisti derivano da un’effettiva obsolescenza dell’hardware. La maggior parte delle inefficienze deriva infatti da settaggi errati e dalla frammentazione della memoria, conseguenze dell’impiego quotidiano, che semplici strumenti di tune-up e una costante attività di manutenzione potrebbero risolvere. Sono infatti disponibili sul mercato programmi software, da poche decine di euro, in grado di svolgere una funzione di manutenzione che mantiene il computer in perfetto stato, cancellando file inutili che si creano automaticamente con l’uso, oltre a eliminare gli intoppi che provocano rallentamenti, errori o altre anomalie tipiche dei sistemi Windows.

Un ragionamento analogo riguarda le risorse storage. Se in tempi di sviluppo economico le imprese cedono alla tentazione di risolvere le problematiche inerenti la gestione delle risorse storage semplicemente investendo in nuove risorse, così non è in tempi di crisi, quando, in presenza di restrizioni di budget non è possibile pensare a un incremento della capacità disponibile. Tanto più che, secondo i dati forniti da InfoPro, lo storage disponibile in azienda è utilizzato in media al 35% della disponibilità. E mentre la crescita di nuovi dati si attesta mediamente sul 10%-20% l’anno, la capacità di storage registra invece incrementi pari al 50%-60%, una discrepanza che deriva dall’effetto “moltiplicatore” causato dalla replicazione dei dati e dall’over-provisioning, che l’impiego di strumenti adeguati può regolare.

Un ulteriore obiettivo da perseguire è la riduzione dell’archiviazione inutile soprattutto dei dati non strutturati come i messaggi di posta elettronica. Secondo le stime emesse da Radicati Group, il volume di email è destinato ad aumentare del 50% nel periodo compreso fra il 2006 e il 2010. I messaggi di email spesso vengono archiviati più volte: sull’email server, sul Pc, in un file Pst di Microsoft Exchange o in un file Nsf di Ibm Lotus Notes, sui file server, salvati in SharePoint e nei backup. Ma possedere un’infrastruttura utilizzata al 50% è come pagare due volte per le risorse storage usate. La capacità inutilizzata consuma energia, occupa spazio, incide sui costi di manutenzione e non produce alcun ritorno sull’investimento. Un quadro che, alla luce dell’attuale scenario, è insostenibile.

22 Settembre 2009