Come è dura vita del Cio tra crisi e ripresa

L'ANALISI

I Chief Information Officer riconoscono l'importanza dell'hi-tech per uscire dalla recessione ma lamentano l'assenza di budget dedicati

di Federica Meta
In un momento di innegabile difficoltà economica, in cui molte imprese hanno bloccato investimenti IT già programmati, come interpretano i Cio (Chief Information Officer) il loro ruolo? Quali sono le prossime sfide da affrontare, i freni all'innovazione da togliere, le priorità da mettere in agenda? A rispondere a queste domande l’ultima survey di Csc, società fornitrice di soluzioni e servizi IT innovativi, che ha censito i responsabili informatici di 100 importanti aziende europee. italiani. Il dato, non solo numerico ma di strategia, emerso con forza dal Barometro Cio è relativo all’importanza dell’innovazione come driver della crescita dell’azienda e della sua capacità di innovare.

Per l'86% degli intervistati, infatti, la funzione dei sistemi informativi è una leva per l'eccellenza operativa dell'azienda e 3 manager su 4 sono convinti che la loro funzione determini valore attraverso l'uso delle nuove tecnologie. “Inoltre la funzione dei sistemi informativi contribuisce alla definizione della strategia aziendale per l'83%, supporta il cambiamento (per il 76%) e accelera l'innovazione (per il 73%)”, si legge nel report.

In un contesto siffatto i Cio hanno identificato le maggiori sfide per il futuro. Prima fra tutte l’ottimizzazione dei processi IT e sviluppo delle best practices fondamentale per il 93% degli intervistati, la razionalizzazione delle infrastrutture (91%) e l’ottimizzazione della sicurezza (84%). L’implementazione di nuovi applicativi è invece prioritaria per l’ 83% dei manager.

Quali sono invece i freni ai processi innovativi? Per il 67% degli intervistati l'innovazione è bloccata dagli alti costi e dall'assenza di budget dedicato; per il 62%, dalla complessità degli applicativi esistenti in azienda e per il 51% dall'eccesso di tempo e di risorse necessarie per soddisfare le richieste quotidiane degli utenti interni. “Un ostacolo importante deriva dal fatto che l'azienda ancora non percepisca a pieno l'IT come un volano dell'innovazione – specifica la survey -. Il ricorso all'outsourcing è visto positivamente, con un impatto certo sullo sviluppo dell'innovazione, un miglioramento della qualità dei servizi e una riduzione dei costi”

Per affrontare la crisi, poi, il Cio deve contribuire a rafforzare il valore e il posizionamento dell'azienda sul mercato. In particolare, per l'82% il contenimento dei costi del sistema informativo si ottiene ottimizzando i servizi di supporto, diminuendo i costi di manutenzione degli applicativi e razionalizzando il patrimonio informativo (per il 69%), standardizzando e ottimizzando le infrastrutture (per il 67%). Il miglioramento dei tempi di sviluppo è un ulteriore obiettivo (per il 52%).

Dopo la crisi, gli investimenti. Nel prossimo futuro, secondo i Cio gli investimenti si focalizzeranno principalmente sull'integrazione dei sistemi informativi per l’84% dei Cio, sulla convergenza tra le applicazioni web e gli altri applicativi/reti esistenti per l’80%. “Il 73% pensa di investire sulle architetture orientate ai servizi, mentre il 72% lo farà sul consolidamento e sulla virtualizzazione delle infrastrutture – specifica il testo -. Infine il 63% lo farà sull'implementazione di soluzioni gestionali”.

Ma per garantire l'eccellenza operativa i manager informatici dovranno superare numerose sfide nell'ambito delle risorse umane: in particolare dovranno accrescere le competenze interne in materia di nuove tecnologie (75%) e affrontare le difficoltà legate alla gestione delle carriere (73%).

Altra sfida importante è quella relativa Green IT. Il 67% è convinto che per realizzare una politica aziendale improntata sul Green IT non basta ridurre i consumi energetici; per il 95% degli intervistati, infatti, bisogna partire dall'abbattimento della quantità di carta stampata, ma è importante anche la sostituzione dei componenti in un’ottica di riciclaggio (per il 58%) e la scelta di fornitori rispettosi dell'ambiente (per il 52%). Nel medio-lungo periodo il 35% intravede la necessità di costruire edifici verdi valutando anche l'impatto ambientale dei nuovi progetti (per il 31%).

02 Ottobre 2009