Parte dalle nuvole "private" il decollo del cloud computing

INVESTIMENTI IT

Gli investimenti in cloud computing aziendali supereranno quelli nelle "nuvole" pubbliche fino a tutto il 2012, secondo Gartner

di Patrizia Licata
Le aziende continueranno a investire sugli ambienti cloud privati, almeno nell’immediato futuro, nell’attesa che le cloud “pubbliche” diventino più mature e affidabili. A dirlo è la nuova ricerca della Gartner dedicata agli investimenti nel cloud computing: fino a tutto il 2012, secondo gli analisti, le aziende It spenderanno più sugli ambienti privati che su quelli proposti dai provider di "nuvole" condivise, nonostante le economie di scala che questi ultimi riescono ad offrire. Nel cloud computing pubblico le prestazioni It sono fornite come servizio a clienti esterni tramite tecnologie Internet, mentre nelle nuvole private gli stessi servizi It sono erogati a clienti interni.

“Oggi si parla tanto di cloud computing perché gli attuali processi e le architetture It possono essere semplicemente sostituiti dalla cosiddetta nuvola”, afferma Tom Bittman, vice-president e uno dei principali analisti Gartner. “Ma in realtà il cloud computing nelle aziende It sarà una sorta di mix: le organizzazioni più grandi continueranno ad avere dipartimenti It che gestiscono e usano le risorse It internamente, parte delle quali saranno cloud private. Gli stessi dipartimenti decideranno poi caso per caso se avvalersi delle risorse interne o servirsi di provider esterni o se usare entrambi per le prestazioni di cui hanno bisogno”. Secondo Gartner, i servizi cloud privati funzioneranno quindi da “ponte” verso servizi cloud pubblici e daranno luogo, nel tempo, a un utilizzo “ibrido”.

In molte grandi aziende, gli ambienti cloud privati continueranno ad essere richiesti per molti anni, forse decenni, finché le offerte cloud pubbliche diventeranno più mature. “Molti degli investimenti nel cloud computing privato prepareranno l’azienda al cloud computing pubblico. saranno richiesti cambiamenti non solo tecnologici, ma anche nel business e nell’approccio mentale delle aziende”, continua Bittman. “Adottare questi cambiamenti subito, anziché ritardarli, aiuterà le aziende a decidere nel modo più appropriato le proprie strategie sul cloud e poi a effettuare una transizione più morbida al cloud pubblico”. Le aziende devono in pratica capire quali servizi It sono adatti a essere messi sulla nuvola e quali no. Una volta stabilito che un certo servizio è destinato al cloud computing, il passo successivo è decidere se aspettare che gli ambienti di cloud pubblica arrivino a maturazione, o svilupparne subito uno privato.

Se le grandi aziende hanno le risorse adeguate per occuparsi di tali analisi e decisioni, le aziende più piccole, nota Bittman, dovranno affidarsi a dei “service brokers”, che si assumeranno la responsabilità di scegliere i servizi It più adatti all’organizzazione. Dovranno essere degli esperti del “mercato cloud” e saper sfruttare la rapida evoluzione del settore per trovare i contratti più convenienti per i loro clienti. Ecco come procedere, secondo la roadmap disegnata da Gartner:

Ora: sperimentare con il cloud e capire dove già è utilizzato all’interno dell’azienda

Nei prossimi 90 giorni: Usare la virtualizzazione come strumento per aggiornare l’It in azienda; sviluppare strategie per la private cloud; identificare le nuove opportunità di business che si aprono grazie al cloud computing in azienda

Nei prossimi 12 mesi: sviluppare una strategia complessiva sul cloud computing; formare un team esperto che prenda decisioni su come rifornire l’azienda di servizi It (se con la cloud pubblica o privata).

01 Dicembre 2009