Vanetti (Sia-Ssb): Pagamenti elettronici, svolta generazionale

IL PROTAGONISTA

"Confido nei giovani cresciuti nell'era digitale: sarà un cambio epocale in termini di approccio. Tutto ci porta in una logica di smaterializzazione"

di Matteo Buffolo
Il futuro è la smaterializzazione. Dei contenuti, ma anche dei pagamenti. E il futuro, oltre a essere, per definizione, delle nuove generazioni, è anche globale, con sempre meno confini. Ne è convinto Renzo Vanetti, amministratore delegato di Sia-Ssb, uno dei leader europei nel settore dell’Ict e della fornitura di servizi e soluzioni alla comunità finanziaria internazionale, nato dalla fusione fra la Società interbancaria per l’automazione e la Società per i servizi bancari nel 2007. Che oggi, con l’entrata in vigore alla costruzione della Sepa, l’area unica dei pagamenti in euro, che consentirà notevoli risparmi e benefici per imprese, Pubblica amministrazione e per i consumatori che avranno a disposizione gli stessi strumenti di pagamento in tutti i Paesi, sta contribuendo ad abbattere un’altra barriera.

A che punto siamo con l’attuazione della Sepa? E soprattutto, cosa vuol dire per cittadini e imprese?
Quello della Sepa sarà un cambio epocale, ma per ora ci sono ancora diverse tematiche aperte. Prima di tutto c’è quella dell’attivazione dei servizi. Giusto per fare un esempio: siamo partiti con il “credit transfer”, ovvero con i bonifici, nel gennaio 2008. Eppure, ad oggi, non più del 5% viene effettuato secondo lo standard Sepa. Intendiamoci, è una situazione più che altro fisiologica dipendente principalmente dal fatto che non è ancora stata fissata una deadline definitiva e finché questo non avverrà i volumi cresceranno con grande calma. Dopo i bonifici vi sono gli incassi: anche qui, dal mese di novembre è partito il servizio “direct debit”, ma restano da fare una serie di normalizzazioni, perché i clienti possano apprezzarne al meglio il valore; normalizzazioni da coniugare con l’introduzione di servizi a valore aggiunto, come ad esempio gli Aos (ovvero gli Additional Optional Services), per poter garantire che vengano mantenute le funzionalità e le caratteristiche peculiari degli schemi domestici sopra al livello standard europeo. Pur considerando queste tematiche, che restano per ora aperte, è ovvio che con la Sepa ci saranno in Europa benefici grandissimi e diventeranno tangibili quando l’area unica dei pagamenti in euro sarà realtà in tutti gli Stati che hanno aderito. Per i cittadini il vantaggio sarà come con l’avvento dell’euro, la possibilità di operare con le banche in ogni paese allo stesso modo, mentre per le imprese, ad esempio, sarà possibile gestire incassi e pagamenti con più facilità dalle filiali estere europee, proprio per l’adozione di standard unici, e pertanto con minori costi gestionali.

Mentre, a livello Paese, un utilizzo minore del contante potrebbe far risparmiare. Secondo l’Abi la gestione del contante costa circa 10 miliardi all’anno…

Senza tener conto dei costi dipendenti dalle falsificazioni, pensiamo solo a quante volte il contante viene contato. Solo il costo di contazione è un dato che farebbe capire quanto si potrebbe risparmiare passando a un utilizzo più intensivo del denaro elettronico. Questo è uno degli esempi fra le tante motivazioni che spingono verso i pagamenti elettronici in alternativa al contante.

Peccato che in Italia pagamento elettronico ed e-commerce si scontrino con una propensione al risparmio e con una penetrazione tecnologica al di sotto delle medie europee.
È vero che in Italia c’è grande propensione al risparmio, ma io confido molto sulle nuove generazioni, quelle che hanno appena finito l’università, che stanno entrando nel mondo del lavoro e stanno diventando clienti delle banche. Quelle che sono cresciute nell’era digitale: tutti utenti/clienti che saranno propensi ad usare le carte di pagamento, che non saranno propensi ad andare fisicamente nelle banche, ma ad usare il remote banking da casa loro. Sarà un cambio epocale in termini di approccio, perché queste generazioni diventeranno non solo clienti ma anche manager nelle aziende e cambieranno il modo di operare delle aziende stesse. Tutto ci porta in una logica di smaterializzazione: d’altra parte, l’e-commerce nell’Europa occidentale sarà utilizzato dal 54% della popolazione adulta nel 2014.

Il sistema-Italia è pronto a questo passo? In particolare, pensiamo alle banche e alla Pubblica amministrazione, due volani importanti.

Le banche italiane hanno fatto moltissimi passi avanti, sono pronte per accogliere questo tipo di operatività. Certo, sarà necessario governare l’innovazione, partendo proprio dai servizi: mobile payment e contactless payment saranno due frontiere su cui puntare, visto che per i micro pagamenti nel 2012 sono previsti 250 miliardi di transazioni bancarie a livello mondiale. Per quanto riguarda la Pubblica amministrazione, credo che il governo stia facendo un ottimo lavoro e che il processo di digitalizzazione stia procedendo a passi spediti. Come Sia-Ssb contiamo molto su questo, perché l’amministrazione è uno dei produttori di pagamenti più grandi del mercato. Tornando all’attuazione della Sepa, la migrazione della PA sarebbe un passo grandioso per aumentare quella percentuale del 5% circa di bonifici che abbiamo ora. Insomma, di sicuro può essere un aiuto, ma l’aiuto vero in questo campo è quello della smaterializzazione dell’intera catena del valore: dall’ordine elettronico alla fattura elettronica. Se infatti proviamo a guardare questa catena in un’ottica di efficienza e di produttività, è evidente come le piccole e medie imprese trarrebbero beneficio se fossero attrezzate per ricevere un ordine dalla PA via internet, processarlo, spedire la merce e inviare una fattura di tipo elettronico che verrebbe, automaticamente, processata dalla controparte, creando a sua volta un dato elettronico che generi il bonifico per pagare, e che dia origine da entrambe le parti ad una riconciliazione automatica, verso l’ordine e verso la fattura.

Tutto questo dovrebbe svilupparsi su una base infrastrutturale adeguata.
Ovviamente, se pensiamo che uno dei paesi che ha il più elevato numero di transazioni elettroniche è la Finlandia, è facile costruire una correlazione con l’infrastruttura tecnologica molto avanzata che ha sviluppato per raggiungere il singolo cittadino o la singola impresa. Pertanto una base infrastrutturale adeguata non dico che sia un prerequisito, ma è sicuramente un elemento che facilita.

Che da solo non basta: servirebbe anche una svolta culturale.
La cultura su un certo comportamento è un qualcosa che si modifica nel tempo, per effetto di conoscenza, apprendimento e abitudine all’uso. Perciò questo tipo di cultura è qualcosa che deve nascere dalla formazione delle persone ed in prima battuta dalla scuola che deve sempre più diventare una scuola digitale.

14 Dicembre 2009