Nei data center virtuali il driver di crescita

IT WATCH

La crisi non sta impattando sugli investimenti nelle soluzioni per la virtualizzazione

di Elisabetta Bevilacqua
Nell’ambito dell’evoluzione dei data center la crisi non ha modificato le tendenze in atto, ma le ha accentuate spingendo le aziende ad accelerare gli investimenti nei data center di nuova generazione. A spiegare questo quadro Sergio Patano, Senior Research Analyst di Idc Italia.

“Il primo driver è la riduzione dei costi legata sia all’acquisto di nuovo hardware sia al contenimento dei consumi energetici”.
In altre parole la virtualizzazione non solo consente di ridurre il numero dei nuovi server, ma consente, anche alle imprese che non hanno le risorse per investire in nuovo hardware, di ottimizzare l’esistente. “Server di tre anni che normalmente sarebbero considerati a fine ciclo e dunque da sostituire - precisa Patano - possono, invece, essere impiegati in un progetto di virtualizzazione del data center, se hanno le caratteristiche adeguate”.

La virtualizzazione è la via maestra indicata anche da McKinsey ai Cio, ai quali sconsigli di inseguire le promesse, al momento non realizzabili, dei cloud interni.Visto che, secondo le stime McKinsey, il tipico data center di una grande azienda utilizza la capacità al 10%, i risparmi sono rilevanti se si considera che oltre 350 miliardi di dollari all’anno vengono spesi a livello mondiale per infrastrutture tecnologiche e servizi relativi data center, la metà di questi va in spese di capitale (per prodotti) e l’altra metà da spese operative.

“Mentre in un data center tradizionale generalmente si dedica un server ad ogni applicazione - conferma Patano - la virtualizzazione consente ad un unico server di contenere 5 server virtuali e dunque 5 applicazioni”.
Ne consegue- cosa vantaggiosa - una minore esigenza di spazio fisico. Gli hardware vendor contribuiscono con l’offerta di processori multicore, che possono, sulla base della potenza elaborativa stimata, “spegnere” i processori non necessari ,riducendo dinamicamente le esigenze di alimentazione e di cooling.

“I data center di nuova generazione offrono anche la possibilità di liberare risorse per convogliarle alle vere esigenze - aggiunge l’analista di Idc - ossia, grazie ad un’infrastruttura più flessibile e a più avanzati sistemi di governo, è possibile ottimizzare le necessità digestione, riducendo il numero di persone dedicate”. Il personale può essere spostato verso sviluppo di nuove applicazioni.Si tratta di risultati rilevanti: secondo uno studio realizzato VmWare sulle imprese Fortune 1000, circa il 70% dei costi dedicati ai data center vengono sostenuti per mantenere le infrastrutture esistenti, lasciando poco meno del 30% per lo sviluppo di progetti relativi a nuove tecnologie e applicazioni che possono fare la differenza per le aziende.

La virtualizzazione, invece, investe tutte le componenti (storage, networking, client). “Il client stand alone sarà superato - conclude Patano -. Sarà sostituito da un’immagine del pc che garantisce più sicurezza grazie ad una costante controllo i dati, che risiedono nel data center. Ma l’evoluzione trova limiti in Italia per la scarsa diffusione wireless”.

14 Dicembre 2009