Ict per uscire dal tunnel Le ricette delle aziende italiane

CONTRO LA CRISI

di Matteo Buffolo
L’opinione dei protagonisti dell’Ict italiano è concorde: nessuno ha dubbi che per uscire dalla crisi il mondo dell’IT sia fondamentale e che anzi debbano essere proprio le tecnologie digitali a poter dare quella spinta in più al Paese per uscire più forte dall’attuale situazione economica. Tuttavia, fatti salvi alcuni punti generali e condivisi da tutti - come la necessità di una maggior informatizzazione per aumentare efficienza e produttività - le ricette dei protagonisti non sono univoche.

“Come Paese - spiega Luigi Freguia, amministratore delegato di Hewlett Packard - l’Italia ha molti problemi. Penso sia frustrante per chiunque sapere che siamo un membro del G8, ma che in ogni classifica che riguardi la tecnologia siamo in ‘zona retrocessione’ perché in passato non abbiamo saputo cogliere le occasioni”. Uno sguardo al passato, ma anche al futuro. “Ora con l’Expo e il piano di e-Gov abbiamo nuove opportunità - ha continuato Freguia -. Per coglierle appieno dobbiamo mettere la tecnologia al centro così da aumentare la produttività e ridurre i costi”.

E se Maria Grazia Filippini, Ad di Sun Microsystems parla di “innovazione cristallizzata”, Sergio Rossi, Ad di Oracle Italia, ricorda come in Italia si avverta il “grande bisogno di fare sistema, ossia mettere a fattor comune le competenze e le peculiarità dei singoli attori, pubblici e privati”.

Giovanni Rando Mazzarino, Direttore Operations e Tecnologie di Lottomatica, dà con un breve esempio uno spaccato del rapporto fra PA e IT. “Il bollo auto è una tassa uguale ovunque - ha raccontato -. Eppure, per gestirlo, le 20 regioni usano 20 protocolli diversi. È evidente che così il lavoro ha più difficoltà a procedere. Tuttavia nella PA c’è a mio avviso la possibilità di saltare degli step e arrivare velocemente a una burocrazia 2.0”. Una burocrazia evoluta in grado, inquesto modo, “di mettere al centro il cliente o il cittadino”, chiosa Giuseppe Verrini, numero uno di Adobe. “Per velocizzare ulteriormente il processo, in azienda così come nell’apparato statale - sostiene Mazzarino - dobbiamo portare una cultura del ‘fare’, premiando chi fa. E dovremmo incentivare maggiormente chi innova, chi con l’utilizzo della tecnologia cambia i paradigmi in cui lavora”.

Insomma, per affrontare quella che Giacomo Vaciago, economista e presidente del Forum dell’innovazione digitale chiama “una crisi psicologica”, servirebbero incentivi e “un maggior coordinamento globale per combattere una situazione globale, in modo da spingere l’innovazione, che è un bene privato, a innestarsi nella vita comune”. Ovviamente, al centro di tutto ci sono Internet e la banda larga.

“La centralità del web è giusta - sostiene Alberto Lotti, direttore tecnologie di Alcatel-Lucent Italia -. Però gli stessi protagonisti di questo mondo dovrebbero cambiare parte della loro visione: spesso gli ‘over the top’, come Google, continuano a pensare alla rete come un ‘tubo stupido’ e sviluppano applicazioni senza riflettere sull’infrastruttura. Siamo giunti a un punto in cui il modello non è più equilibrato, perché gli Isp non possono più investire massicciamente sulla rete e la banda inizia a non essere sufficiente. Dovremmo andare verso lo sviluppo di una rete più intelligente”.

E su un nuovo modello di banda larga punta anche Achille De Tommaso, Presidente di Colt Telecom e di Anfov. “Perché l’Italia si evolva mancano le strutture fisiche. Spesso sentiamo parlare della Cina o dell’Europa dell’est come di concorrenti; in realtà, noi competiamo prima di tutto con paesi come Francia e Germania - ha attaccato -. Allora lo Stato ha il dovere, prima di tutto, di salvaguardare gli investimenti fatti dai provider, di facilitarne di nuovi garantendo norme sicure per il loro dispiegamento e di farlo diventare un servizio universale. Ci sono 6 milioni di persone in Italia in digital divide e questa cifra, pari a circa il 12% della popolazione, aumenterà piuttosto che dimagrire, perché le applicazioni richiedono sempre più banda”.

GESTIONE PIù COORDINATA PER IL DIGITAL DIVIDE
«Le risorse per superare il digital divide? Ci sono». A dirlo è Carlo Baldizzone, direttore strategy di Telecom Italia. “Il problema è come sono allocate: in maniera spezzettata, fra fondi europei, statali, regionali, comunali. Se queste risorse fossero gestite in maniera più univoca e coordinata, sarebbero sufficienti per superare questo problema o per lo meno per garantire un’azione molto più incisiva”. Che gli ex monopolisti dovrebbero e potrebbero facilitare. “Il ruolo dell’incumbent è fondamentale - ha continuato Baldizzone -. La banda larga è un abilitatore imprescindibile nell’economia della conoscenza che caratterizza il mondo di oggi. Per questo noi dobbiamo investire oggi per prepararci al venire meno delle rendite in un domani sempre più prossimo. Oltre che con problemi di risorse, tuttavia, l’Italia si scontra con un ritardo che più che di rete è culturale: se non superiamo questo, resteremo necessariamente fermi al palo”.

COMPETITIVITA' A RISCHIO CON I TAGLI OCCUPAZIONALI
La situazione economica mondiale e le sue conseguenze sull’economia sono sotto gli occhi di tutti». È questa la premessa da cui Pietro Scott Jovane, Ad di Microsoft Italia, parte per tracciare la rotta. Dobbiamo capire dove vogliamo essere alla fine della crisi e investire per questo. Occorre individuare rapidamente interventi di stimolo e aiuto, dove anche l’industria informatica faccia la sua parte. Cruciali i grandi progetti informatici come e-Gov 2012 che contiene numerosi obiettivi il cui raggiungimento è essenziale per dare un impulso allo sviluppo del Paese e la cui realizzazione sarà occasione per la riqualificazione e il rilancio della stessa industria informatica. Ma Jovane lancia anche un allarme. “Nel settore IT esiste un rischio occupazionale che coinvolge decine di migliaia di lavoratori qualificati: se si perdessero, l’impatto sull’intero sistema di innovazione nel Paese e quindi sulla nostra capacità competitiva nell’economia mondiale sarebbe terribile”.

INVESTIRE NELLE PERSONE PIU' CHE NELLE TECNOLOGIE
La tecnologia? Sopravvalutata. Sembra questa la provocazione di Renzo Vanetti, amministratore delegato di Sia-Ssb. “La tecnologia è solo un abilitatore - ha spiegato Vanetti -. La vera innovazione viene dalle persone ed è una faccenda culturale. In Italia è mancato un processo formativo e il risultato è che ci ritroviamo case e aziende digitali, ma una scuola analogica”. Il prossimo passo dovrebbe essere investire con decisione nelle persone in modo da poter garantire alla tecnologia una penetrazione pervasiva. “Solo così anche l’innovazione potrà essere pervasiva e darci la spinta necessaria per cambiare il modo con cui abbiamo gestito le cose”. Anche per questo gli investimenti devono essere ponderati e i fondi non devono cadere a pioggia. “Non tutti hanno bisogno delle stesse cose. Bisogna trovare la giusta misura per ogni area, mettendo comunque scuola e università al centro per garantirci la trasformazione culturale di cui abbiamo bisogno”.



10 Aprile 2009