La carica dei Cfo che spodesta i vecchi contabili

IT WATCH

La specializzazione in Ict fondamentale per affrontare le sfide e farsi pivot dell'innovazione

di Elisabetta Bevilacqua
La crisi economica ha assegnato ai Chief Financial Officer (Cfo) un ruolo sempre più importante sia sulle questioni strategiche sia su quelle operative: una tendenza in atto a livello mondiale, che si conferma anche in Italia, come sottolinea una survey condotta da Ibm.“Il cambiamento di ruolo era già in atto prima della crisi per motivi esogeni, ossia per i crescenti compiti di controllo assegnati ai Cfo per il rispetto delle normative - sottolinea Marco Albertoni, Associate Partner Ibm Global Business Services, nochè responsabile della survey sopra citata -. La crisi li spinge verso un ruolo sempre più proattivo su richiesta del boad aziendale”.

Il responsabile finanziario dovrebbe trasformarsi da uomo dei numeri in uomo delle risposte, capace di assumere il ruolo di decision maker. Tradotto in numeri, i compiti considerati ad oggi prioritari sono selezionare gli indicatori delle key performance (88%) e gestire il capital asset management (84%). In prospettiva il 76% dei Cfo italiani si aspetta una richiesta di prendere decisioni più accurate e più rapide, il 74% prevede richieste sempre più pressante di ridurre i costi d’impresa, il 69% di dover fornire più trasparenza agli stakeholder esterni.La novità del ruolo è evidenziato - come precisa Severino Meregalli, professore di Sistemi Informativi e responsabile Unit Sistemi Informativi di Sda Bocconi - anche dallo spostamento della funzione Ict nell’ambito della direzione finanziaria. “Un fenomeno che si presta a più interpretazioni - spiega -. Può essere un modo per tenere sotto controllo i costi di un’area aziendale particolarmente dispendiosa, ma può derivare anche dalla necessità di gestire al meglio un servizio il cui funzionamento ottimale è indispensabile per monitoraggio e la misura delle performance aziendali”.

Ma strada verso il nuovo ruolo è, nella stessa percezione dei Cfo, tutta in salita. La prima difficoltà evidenziata dagli intervistati nella survey Ibm è la necessità di un’evoluzione del profilo professionale dello staff, generalmente di formazione contabile, verso un approccio più multi-professionale, in grado di capire meglio il business e non solo di interpretare il dato finanziario. La seconda riguarda la capacità del Cfo di rispondere alla richiesta di diventare il “pivot” delle informazioni aziendali, il luogo di integrazione capace di fornire una visione unica trasversale che superi i silos informativi, indispensabile per prendere decisioni. “I Cfo si ritengono ancora poco attivi nel fornire indicazioni strategiche - sottolinea Albertoni -. Si tratta di una questione di talenti e di strumenti”.

Non diciamo niente di nuovo ricordando che una moltitudine di fogli Excel, incoerenti e mal integrati, è ancora il sistema di performance management più diffuso nelle presso le aziende italiane anche medio-grandi. In questo quadro a mancare non sono gli strumenti. Meregalli riconosce ai fornitori di soluzioni un notevole sforzo di far evolvere la strumentazione. “Credo sia una questione di qualità dei dati, più che di disponibilità di strumenti - puntualiza -. Si sono fatti molti passi in avanti nel miglioramento della qualità e della diffusione dei dati; ma nel momento in cui risulta sempre più facile produrre misure, aumenta anche il rischio che non sempre siano buone. La correttezza è un impegno etico nel momento in cui anche l’adeguatezza delle persone viene valutata in base a strumenti di performance”.

In conclusione, bisogna prestare dunque molta attenzione al modo in cui si rilevano le misure e al processo di costruzione degli indicatori che poi vengono utilizzati per valutare le performance, andando, ad esempio, a verificare tutta la catena e non solo la parte terminale, controllando che le rilevazioni siano coerenti con le misure, effettuando audit di merito. In sintesi, anche se può sembrare banale, è meglio concentrarsi su pochi indicatori certamente corretti piuttosto che averne tanti, ma di cattiva qualità.

16 Giugno 2010