Rapporto Insead: Italia, bene le Tlc. Ma ancora indietro sull'Ict

LO STUDIO

Il nostro Paese al 48esimo posto nella classifica mondiale sull'innovazione. Sistema legislativo inadeguato, carico fiscale e carenza di una politica industriale mirata tra i freni dello sviluppo tecnologico

di Federica Meta
L’Ict italiano a metà del guado. Potrebbe essere spiegata così la 48° posizione (su un totale globale di 134) ricoperta dal nostro Paese nella classifica dello studio Insead, “The Global Information Technology Report 2009-2010, redatto in base all’indice “Network Readiness”. Secondo il report, che la scuola di business di Fontainbleau ha elaborato in collaborazione con il World Economic Forum, l’Italia pur presentando alcune aree di eccellenza, quali ad esempio l’utilizzo di servizi di Tlc mobili ed il peso dell’export nei settori ad alta creatività, che le permettono di collocarsi nelle prime posizioni a livello mondiale, rimane ancora indietro sul fronte governativo per accelerare innovazione, la produttività e la crescita all’interno delle aziende e della Pubblica amministrazione.

“In particolare - si legge nel documento - risultano avere un impatto negativo sullo sviluppo tecnologico del nostro paese l’efficacia del sistema legislativo, il carico fiscale e la scarsa attenzione alle nuove tecnologie da parte delle istituzioni nello sviluppo di una politica industriale”.

Secondo l’indice “Network Readiness”, infatti, a determinare il tasso di innovazione di un paese contribuiscono, in primis, l’ambiente, a sua volta caratterizzato da tre elementi quali il mercato, il sistema politico e regolamentare e le infrastrutture; la “predisposizione” all’Ict, ovvero la propensione e l’inclinazione all’utilizzo della tecnologia da parte di individui, aziende ed istituzioni, e, infine, l’utilizzo vero e proprio della tecnologia stessa nonché la sua implementazione. Allargando lo sguardo, poi, lo studio rimarca come l’Europa sia una delle regioni dotate di maggiori infrastrutture tecnologiche al mondo.

Il continente, precisa il report, “mostra un’alta propensione all’utilizzo delle tecnologie quale leva di innovazione e competitività della propria economia”. Propensione nella quale L’Italia, però, non spicca: il nostro Paese risulta tra gli ultimi posti fra i paesi dell’Unione Europea e sta perdendo posizioni a livello mondiale a vantaggio dei paesi emergenti, molto più dinamici nel favorire l’utilizzo della tecnologia.

“L’Insead, attraverso anche la sua comunità di Alumni in Italia, che annovera alcuni top manager ai vertici delle principali aziende Ict, intende portare all’attenzione della comunità di business il posizionamento competitivo dell’Italia nel mondo Ict e stimolare un pensiero prospettico strategico da parte anche delle istituzioni - ricorda Carlo Montenovesi, presidente dell’Insead Alumni Association of Italy -. L’Information & Communication Technology è il motore dell’innovazione e della produttività soprattutto in paesi come il nostro, dove non ci sono abbondanti risorse naturali o mano d’opera a basso costo. In un contesto siffatto non possiamo certamente permetterci di rimanere indietro rispetto agli altri”.

In conclusione il report rileva che l’Ict sta assumendo un ruolo sempre più importante nell’economia globale, non solo per il peso crescente sul Pil mondiale - che si prevede raggiunga l’8,7 nel 2020 - ma più che altro come leva strategica per la crescita e la competitività del paese.

28 Settembre 2010