Web tv, Pd e Udc all'attacco: "Agcom ci ripensi"

INTERNET

Nota congiunta di Gentiloni e Rao: "No a provvedimenti punitivi". Venerdì la decisione dell'Autorità sul nuovo regolamento per le emittenti della Rete

di P.A.
"Sulla scia del decreto Romani si continuano a produrre danni, applicando a Internet le regole dei vecchi media". Lo dichiarano i parlamentari Paolo Gentiloni del Pd e Roberto Rao dell'Udc. "Ci riferiamo - aggiungono - ai regolamenti che Agcom sta per varare su web tv e diritto d’autore". Intanto domani si terrà la discussione dell'Agcom sulle regole e gli obblighi per le web tv e le radio online. Fra le ipotesi che circolano c'è l'introduzione di una tassa che varia fra 750 euro e 1.500 euro per avviare trasmissioni online.

"Colpisce che l'Autorità che aveva criticato il decreto Romani perché incoerente con il quadro comunitario e per il rischio di 'interventi limitativi' sulla rete, oggi si muova in quella scia. Non è giusto imporre alle web tv una 'tassa' che denuncia un intento assurdamente punitivo. Non è accettabile - proseguono i due parlamentari - che il diritto d'autore nell'era di Internet sia demandato a un semplice regolamento amministrativo, al di fuori di un confronto pubblico e di un coinvolgimento parlamentare, per di più ispirato a una logica restrittiva".

"Ci auguriamo - concludono Gentiloni e Rao - che Agcom consideri con maggiore attenzione i regolamenti in discussione, evitando di appesantire la rete con regole limitative e velleitarie".

Le norme ipotizzate dal decreto Romani per la tv su Internet "sono più puntute di quello che avevamo richiesto: applicheremo la legge, ma la sburocratizzeremo al massimo". Lo ha detto qualche giorno fa il presidente dell'Agcom, Corrado Calabrò. Secondo Calabrò "non si può usare una mentalità del passato che manifesta solo un intento repressivo. Certamente è necessario reprimere la pirateria e tutelare il diritto d'autore, ma con mezzi moderni e attestandosi sul futuro".

Alla luce delle dichiarazioni di Calabrò, il giro di vite sulle norme che regolano la web tv dotrebbe essere meno stretto del previsto. Dopo le dimissioni da relatore del consigliere Agcom Nicola D’Angelo e le proteste che si sono levate dal Web e dal mondo politico, la nuova disciplina attuativa del decreto Romani sui servizi media audiovisivi non dovrebbe riguardare le piccole realtà di Internet, ma solo le emittenti che svolgono un’attività in qualche modo paragonabile con quella delle altre piattaforme.

Intanto Agcom aggiorna al 25 novembre la discussione sulle regole e gli obblighi “per ulteriori approfondimenti e riflessioni, anche alla luce della delicatezza della questione”. I nuovi relatori sono Sebastiano Sortino e Stefano Mannoni per il quale “non c’é nessuna intenzione repressiva della libertà del web, ma semplicemente la volontà di stabilire regole chiare e di proteggere il diritto d’autore. Nessuno può pensare che anarchia sia libertà, soprattutto quando passa attraverso lo sfruttamento dei diritti altrui”.

In discussione, oltre al regolamento per le web tv e radio lineari, cioé con palinsesto, sul quale sarebbe già stato trovato un accordo, c’é il regolamento per le web tv e radio non lineari, cioé basate sull’on demand. Su queste ultime sarebbe apparso necessario un ulteriore approfondimento per individuare criteri in grado di distinguere le attività di puro hosting dalle altre. All’esame anche il lancio di una consultazione pubblica per il presidio del diritto d’autore, al fine di individuare i meccanismi che consentano di intervenire in via amministrativa contro le violazioni.

Tra le norme allo studio dell’Agcom, l’obbligo di una dichiarazione di inizio attività con un costo di autorizzazione pari a 750 euro per web radio e pari a 1.500 euro per le web tv lineari. Il regolamento contiene anche misure a tutela dei minori e del diritto d’autore, come previsto dalla normativa europea. Norme giudicate "eccessivamente onerose e rigide" da D’Angelo: così si rischia “di ostacolare il pluralismo sulla rete, nonché di soffocare uno scenario ancora nascente, molto vivace e ricco di progetti di comunicazione dal basso, spesso condotti con mezzi ridotti ma con fini di effettiva utilità sociale”.

Se Antonio Di Pietro (Idv) dal proprio blog aveva annunciato che avrebbe lanciato "la mobilitazione in rete, con le associazioni dedicate al fenomeno web tv", dure critiche sono arrivate anche dal segretario confederale della Cgil, Fulvio Fammon: “Attendiamo il testo definitivo, ma intanto quel che appare chiaro è che non solo era giusto l'allarme lanciato dopo i provvedimenti del ministro Romani, ma che l'Autorità sta varando un provvedimento restrittivo con effetti di grande allarme. Servendosi di una immotivata lista di obblighi e regole si arriva a limitare fortemente la libertà di espressione in rete e in specifico per le piccole voci di informazione territoriale''. Per Linda Lanzillotta, portavoce di Alleanza per l'Italia "le regole sono necessarie anche per la rete, a condizione che non si trasformino in vincoli burocratici che possono uccidere libertà e creatività".

23 Novembre 2010