Morelli (Accenture): "Telco over the top, prove di calumet"

L'INTERVISTA

Alleanze in vista fra operatori e player Ott. In nome dei contenuti

di Alessandro Longo
Gli operatori stanno annodando sempre più stretti i propri destini con quelli degli over the top, termine con cui gli addetti ai lavori intendono i fornitori di contenuti e servizi che vanno su banda larga (l’esempio principe è Google). Ne è convinto Angelo Morelli, global executive director for new product development and innovation presso Accenture, multinazionale di consulenza direzionale servizi tecnologici e outsourcing. Accenture l’anno scorso ha appunto lanciato una soluzione tecnologica per l’over the top Tv.

Storicamente gli operatori banda larga hanno avuto due approcci nei confronti dei contenuti: neutrale (offrendo solo l’accesso a Internet) o accentratore (controllando strettamente una piattaforma di contenuti). Adesso tutto sembra cambiare, perché?
Perché l’alternativa per gli operatori sarebbe di fare ricavi quasi solo con l’accesso a Internet, i quali sono minimi, peraltro, rispetto a quelli dei servizi e contenuti. Per di più, agli operatori resterebbe così solo l’onere di gestire la quality of service (qos) richiesta dagli utenti, per i contenuti trasportati. Senza avere a fronte vantaggi economici.

Allora verso quale direzione si sta andando?
Ci sono due scenari. Nel primo, il fornitore di contenuti sceglie in autonomia la propria rete di distribuzione - un po’ come già ora fanno Google e Apple con aziende di Content delivery networks (Cdn) quali Level3 e Akamai, le cui reti servono per rendere il più diretto e vicino possibile il collegamento tra utente e contenuti. Inoltre, il fornitore ha rapporti diretti con i propri utenti. Nel secondo scenario, gli operatori vendono contenuti agli utenti e servizi di Cdn agli over the top.

Mi sembra di capire che il secondo prevarrà…
È quello che va bene per tutti ed è anche quello che consigliamo. Non è core business dei fornitori gestire i rapporti con gli utenti. Tutto dipenderà da quanto gli operatori saranno veloci ad accettare questa formula.

In effetti, la stessa Google è andata a bussare alla porta degli operatori per avere servizi Cdn, nel 2009. Quali sono gli indizi secondo cui gli operatori vanno in questa direzione?
Si moltiplicano gli esempi di operatori che cominciano a sviluppare internamente servizi Cdn o che acquistano aziende Cdn. Primo caso notevole, in Europa, è l’offerta YouView, con cui Bbc e Talk Talk in Europa gestiscono su Cdn contenuti di tutte le emittenti, su una piattaforma via Internet che è prossima al debutto. A gennaio invece l’operatore indiano Tata ha comprato l’azienda Cdn BitGravity. Persino Comcast, negli Usa, si sta aprendo sempre più agli over the top. Adesso offre contenuti anche agli utenti tablet.

Qual è la differenza rispetto a web tv e Iptv degli operatori?
Che in quel caso l’operatore accentra tutto, prendendosi l’onere di acquisire i diritti per i contenuti che offre agli utenti. Ma così si mette in concorrenza con fornitori di servizi/contenuti che operano a livello globale. Con il nuovo modello invece c’è un’alleanza equilibrata tra le due figure. Gli over the top continuano a fare il mestiere che riesce loro meglio: sviluppare servizi e procurarsi o creare contenuti. Li mettono poi sulla rete dell’operatore, facendo accordi con questo, senza bisogno di terze parti (aziende di Cdn). La metafora è quella del grande magazzino (l’infrastruttura dell’operatore) che prevede al proprio interno spazi per i negozi gestiti da altri (gli over the top).

Secondo alcuni, quest’alleanza potrebbe violare la neutralità della rete…
E perché mai? Gli operatori la violerebbero se dessero una priorità diversa al traffico trasportato in base ad accordi con i fornitori. Nel nuovo modello invece si limitano a ospitare i contenuti sulla propria rete, come già fanno le aziende di content delivery networks, per rendere più efficiente la fornitura al cliente e più comodo l’eventuale acquisto.

07 Febbraio 2011