Cloud, i Cio italiani agganciano il treno dell'innovazione

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L'Italia al passo con l'Europa. Cresce la spesa dedicata agli investimenti: circa l'8% dei progetti vale oltre il milione

di Alfredo Gatti, Managing Partner di Nextvalue
L’adozione del cloud computing in Italia è in linea con quella degli altri Paesi europei. Lo mostra anche il “Cloud Computing Report 2011”, la ricerca sullo stato dell’arte e sul grado di adozione di cloud computing nelle imprese top in Italia ed Europa, rilevata a marzo 2011 e la cui presentazione, lo scorso 7 aprile, è stata per fare il punto sulla situazione di un dibattito che, soprattutto negli ultimi mesi, ha acceso molto la discussione tra gli stakeholder dell’universo IT. La survey ha coinvolto i Cio di 300 aziende italiane e 200 europee, anche grazie alla partecipazione e alla collaborazione degli appartenenti alla community CIOnet, il business network con oltre 2.800 Cio di imprese top in Europa. Dalla ricerca risulta che non siamo affatto un mercato arretrato: ben il 61% dei Cio italiani interpellati ha affermato di avere già adottato o di aver predisposto progetti da implementare di qui ai prossimi 12 mesi.

Ancora più importante è che stiamo riferendoci a progetti interessanti anche dal punto di vista economico: un 7-8% di essi è superiore al milione di euro. Il modello cloud ha due intrinseci vantaggi: il “pay as you go” e cioè il vantaggio economico generato dal trasformare i costi fissi in variabili e complessivamente di ridurli; ma anche, ed è il fattore principale, il contributo dato all’agilità dell’organizzazione. Ben il 74% delle risposte raccolte dalla survey CIOnet - Nextvalue rilevano infatti che la principale ragione di adozione di cloud computing in azienda è creare una infrastruttura più “agile” e offrire migliori capacità all’area business per rispondere più repentinamente e adeguatamente ai cambiamenti di mercato. Ma quali sono gli ostacoli all’adozione del cloud computing? Oltre il 67% dei Cio indica la sicurezza e l’integrità dei dati come principale fattore inibitore.

Si tratta di un dato abbastanza naturale trattandosi di risposte ottenute dai principali responsabili dei sistemi informativi aziendali, i quali si trovano a dover valutare attentamente il servizio offerto da un fornitore esterno, che in questo momento non offre Sla (Service Level Agreement) con il necessario dettaglio per ciò che concerne le necessarie clausole di sicurezza e privacy.
Nelle risposte segue a brevissima distanza la problematica della integrazione e dell’interoperabilità dell’esistente con i servizi esterni in cloud computing. Al terzo gradino, con il 57% delle risposte, la mancanza di cultura aziendale, intesa come ancora bassa capacità di negoziazione con i fornitori di servizi in cloud computing.
Escludendo l’organizzazione IT che, ovviamente, è utilizzatrice di servizi di infrastruttura e piattaforma, anziché di sicurezza e recovery, al primo posto fra le funzioni aziendali dove maggiore è la penetrazione del cloud computing si collocano quelle di front-end al cliente, ovvero il marketing, le vendite ed il servizio clienti.

Per ciò che concerne le applicazioni le “mappe di attrattività” mostrano in particolare tutto ciò che serve a comunicare e collaborare, compresi i social media in un utilizzo aziendale, gli analytics ed il customer relationship management. Questi alcuni dei dati italiani. Dicevamo però che non vi è una così grande differenza da quelli europei. In Europa si registra maggiore “entusiasmo” per la versione di “cloud pubblica”, probabilmente per effetto di una maggiore consapevolezza di ciò che si può ottenere in termini di servizi disponibili.
I Cio italiani sono ancora molto ancorati al modello di “cloud privata” o, al massimo, “ibrida” probabilmente anche per effetto dei ricorrenti messaggi di comunicazione provenienti dal sistema di offerta. Non esistono elementi per affermare che i Cio italiani non scelgano il modello di “cloud pubblica” per motivi di sicurezza, ma probabilmente non è ancora così evidente l’effettiva disponibilità di tanti servizi per il business nella cloud pubblica.

Dalla ricerca emerge anche che i Cio europei sono molto attenti e sensibili alle diverse proposte provenienti dal variegato sistema di offerta presente nei loro Paesi.Sul tema fornitori, poco meno della metà dei Cio dichiara di aver intenzione di prendere in considerazione la collaborazione con nuovi fornitori di servizi in cloud. È sicuramente un messaggio molto forte, sia per i fornitori tradizionali, sia per coloro che si stanno cimentando in questo nuovo business.

18 Aprile 2011