Apple, i Mac sotto attacco: in 15 giorni decuplicati i malware

CYBERCRIME

Dalla fine di aprile in forte aumento le richieste di assistenza ad AppleCare. Ma l'azienda di Steve Jobs minimizza: nessuna falla di sistema, solo scarsa dimestichezza degli utenti a gestire le problematiche

di P.A.
Mac Defender o Mac Security, con questi due nomi si presenta quella che potrebbe essere una delle prime vere insidie informatiche per il mondo dei Mac, che finora è rimasto relativamente indenne da virus e malware. Secondo il sito informatico Usa ZDNet, dal 30 aprile scorso le richieste di assistenza contro questo attacco malware, ad AppleCare, la struttura di supporto degli utenti della Apple, sono cresciute sostanzialmente negli Stati Uniti, passando da poche decine a diverse centinaia al giorno.

Dal quartier generale della Mela a Cupertino fino ad ora non è arrivata nessuna conferma. Anzi, secondo un memo interno, pubblicato ieri sera dal blog di ZdNet, la raccomandazione è piuttosto quella di "Non confermare o negare che esista un attacco malware contro il Mac" e di non dare consigli su quali software anti virus installare o su come rimuovere il malware stesso.

Un'operazione quest'ultima, comunque piuttosto semplice secondo gli esperti e sulla quale si possono trovare ampie indicazioni sui vari forum online dedicati ai Mac. In effetti il malware, spiegano gli esperti, non sfrutta falle del sistema operativo Apple, come avviene invece per altri software malevoli, ma piuttosto la mancanza di dimestichezza degli utenti della mela con queste problematiche.

Mac Defender o Mac Security propongono l'acquisto di un antivirus dopo che sul browser del malcapitato utente sono comparse immagini porno. Il memo interno della Apple spiega che la comparsa del messaggio di per sé non comporta problemi, basta chiudere il browser, ma se si accetta di installare l'antivirus, fornendo l'obbligatoria (sul Mac) username e password, e poi si danno anche i dati della carta di credito per pagare il software (procedura comune sui pc Apple), tutti questi dati finiscono immancabilmente ai criminali informatici.

20 Maggio 2011