SENTIERI DEL VIDEO. Apple e la mossa del cavallo

SENTIERI DEL VIDEO

di Enrico Menduni, professore di Media e Comunicazione all’Università Roma Tre
Tutti parlano di cloud computing, nuvole di ogni tipo si aggirano nei nostri cieli e siamo sicuri che questi nuvoloni sono una parte del nostro futuro, ma non si sa ancora bene quale. Per adesso abbiamo visto cloud di tipo “storage”, grossi magazzini nel cielo a cui uplodare i nostri dati per poi prelevarli dove e quando ci pare, magari ad un congresso in Patagonia nel quale, improvvisamente, sentiamo il bisogno di documentarci con un articolo che abbiamo scritto nel 1992 e che ora, dopo vent’anni di oblio, ci appare importantissimo. Una variante sono i cloud di backup, per avere una copia di sicurezza della nostra attività e, possibilmente, sincronizzare tutti i computer che abbiamo (e i tablet, gli smartphone ecc.).

Poi abbiamo visto i cloud di tipo “software”: invece di riempirci il pc di applicativi, li noleggiamo e/o scarichiamo dalla nuvola, se ne abbiamo bisogno per una sola volta: ad esempio, per fare la tesi di laurea e poi più. Infine è emerso il cloud “cooperativo”: gruppi di lavoro sparsi ai quattro angoli del globo prelevano e aggiornano i materiali, utilizzando i molti software per il lavoro collettivo, come Acrobat, e giù commenti, sottolineature e varianti a non finire (alcune solo per far sapere di esistere). Adesso Apple, come è il suo solito, fa la mossa del cavallo e per farla Steve Job interrompe la convalescenza. Una mossa laterale, non convenzionale proprio come il pezzo degli scacchi che fa un passo avanti e due di lato, oppure due avanti e uno di fianco, spiazzando il tranquillo conservatorismo degli alfieri, vincolati a vita al loro colore, la prepotenza un po’ debole delle torri, e perfino l’onnipotenza della regina che può tutto ma si ferma davanti ad un pedone (mentre il cavallo zompetta qua e là).

I vecchi giocatori sanno che ognuno ha uno stile di gioco e quindi ricordano che Apple uscì da un’ormai pronunciata marginalità nel 2001 grazie ad un aggeggio musicale chiamato iPod, che nel 2002 generò il primo negozio musicale online, iTunes, la terza via fra l’arroganza dei discografici e i libertari del filesharing p2p.

Allora, nel suo keynote address, Steve Jobs si buttò nella sociologia della musica, il linguaggio più universale, che tutti pratichiamo canticchiando sotto la doccia, con cui tutti siamo entrati prima o poi in contatto, e che rappresentava una diversificazione straordinaria per un’azienda che produce computer. Si era ancora nel dominio del mondo materiale, tutto giocava attorno a un oggetto, l’iPod, come è avvenuto poi con iPhone e con iPad, ma con una componente immateriale sempre più pronunciata. Si riparte dalla musica anche nel 2011, con iCloud: un servizio “virtualizzato” per il download dei brani in streaming. Non c’è più bisogno di farsi la propria collezione di musica, basta scaricare di volta in volta quello che ci serve. Un pensiero laterale, dunque. Si comincia con la musica poi, come con iTunes, verrà anche il resto.

20 Giugno 2011