Copyright, le 10 domande top di autori ed editori

LE NUOVE REGOLE

Oltre seicento nomi della cultura e dello spettacolo italiani lanciano una serie di punti interrogativi sul diritto d'autore online: "Perché chi critica il provvedimento Agcom non critica anzitutto il furto della proprietà intellettuale?"

di F.Me.
"Perché il diritto d'autore che fuori dalla rete è riconosciuto, in rete non deve essere remunerato?" E' questa la prima delle dieci domande poste da oltre seicento autori, editori di musica, cinema, teatro, radio-tv aderenti alla Siae, associazioni, insieme a Confindustria Cultura Italia, per chiedere maggiore tutela per il diritto d'autore sul web. E' quanto si legge in un comunicato dell'Ufficio Stampa Siae.

A coloro che contestano la recente approvazione della delibera dell'Agcom, relativa alla tutela del diritto d'autore sulle reti elettroniche, gli autori ed editori della Siae chiedono: "Perché coloro che criticano il provvedimento Agcom non criticano anzitutto il furto della proprietà intellettuale? Perché impedire la messa in rete di proprietà intellettuale acquisita illegalmente dovrebbe essere considerata una forma di censura?".

La difesa del diritto d'autore online significa difesa di un diritto del lavoro, quindi "Perché dovrebbe risultare ingiusto colpire chi illegalmente sfrutta il lavoro degli altri?" chiedono i firmatari del testo.

Nessuno contesta il pagamento della connessione ad Internet. Dunque: "Perché si ritiene giusto pagare la connessione della rete, che non è mai gratis, ed ingiusto pagare i contenuti? E perché non ci si chiede cosa sarebbe la rete senza i contenuti?".

Il diritto d'autore, troppo spesso definito una tassa, è in realtà il giusto riconoscime nto economico per chi opera nel campo dell'arte e della cultura. Allora: "Perché il diritto all'equo compenso viene strumentalmente, da alcuni, chiamato tassa? Perché non sono chiamate tasse i compensi di medici, ingegneri, avvocati, meccanici, idraulici, ecc?".

La rete ha creato nuove possibilità di crescita economica, ma "perché Internet, che per molte imprese rappresenta una opportunità di lavoro, per gli autori e gli editori deve rappresentare un pericolo?".

"Perché nessuno si chiede a tutela di quali interessi si vuole creare questa contrapposizione (che semplicemente non esiste) tra autori e produttori di contenuti e utenti?" chiedono ancora gli autori ed editori della Siae e "Perché dovremmo essere contro la libertà dei consumatori? Ma quale libertà?
Quella di scegliere cosa acquistare ad un prezzo equo o quella di usufruirne gratis (free syndrome) solo perché qualcuno che l'ha ‘rubata' te la mette a disposizione?" .

L'industria culturale è una realtà importante in termini economici ed occupazionali, e allora gli autori e gli editori si domandano: "Perché nessuno dice che l'industria della cultura occupa in Italia quasi mezzo milione di lavoratori e le società ‘over the top' al massimo qualche decina? E perché chi accusa l'industria culturale di essere in grave ritardo sulla offerta legale di contenuti, poi vuole sottrarci quelle risorse necessarie per continuare a lavorare e dare lavoro e per investire sulle nuove tecnologie e sul futuro?".

Chi sostiene la libera e gratuita circolazione delle opere dell'ingegno in rete, dunque, più o meno consapevolmente, mina alla radice la possibilità di realizzare tali opere. Perciò i firmatari si chiedono: "Perché, secondo alcuni, non abbiamo il diritto di difendere il frutto del nostro lavoro, non possiamo avere pari dignità e dobbiamo continuare a essere ‘ figli di un Dio minore'?".

Gli autori e gli editori della Siae si augurano infine che il regolament o Agcom possa essere realmente efficace per risolvere una questione sempre più rilevante, come quella della tutela dei contenuti a livello planetario.

13 Luglio 2011