Uno spettro s'aggira nell'etere Andrà agli operatori mobili?

Il paginone

di Enzo lima
Il Mobile World Congress (già 3GSM World Congress) organizzato dalla GSM Association è il maggiore evento mondiale del settore, che combina un’esposizione fieristica con una serie di congressi in cui i leader dei più importanti operatori mobili e dei produttori di tecnologia descrivono il futuro. L’edizione 2009 ha visto 1.286 aziende mondiali e circa 50.000 tra addetti ai lavori e giornalisti del settore. Un’edizione leggermente più sottotono, con un numero inferiore di rappresentanti di aziende rispetto agli anni passati. Ma conferenze presidiate da personaggi come César Alierta di Telefonica, Steve Ballmer di Microsoft, Vittorio Colao di Vodafone, Olli-Pekka Kallasvuo di Nokia, Franco Bernabè di Telecom Italia. Questi, e numerosi altri manager, hanno analizzato l’andamento di un mercato mondiale che conta già 100 milioni di utilizzatori di mobile broadband, e che dovrebbero diventare un miliardo nel 2011, quando tutti gli operatori mobili mondiali, per la prima volta, convergeranno verso un unico standard costituito dalla tecnologia Lte. Il tema del mobile broadband è talmente centrale per la GSM Association, in un trend di ricavi medi per utente decrescenti, da usare questo palcoscenico per lanciare una richiesta provocatoria ai regolatori: servono più frequenze. Il mobile broadband sarebbe infatti la chiave di volta per colmare il digital divide dei 100 milioni di utenti attualmente non raggiunti da banda larga in Europa, a costi inferiori rispetto alla banda larga via cavo; per questo motivo gli operatori chiedono di ottenere un quarto delle frequenze attualmente in uso dagli operatori televisivi.
Altro tema emerso, la stringente necessità di fare sistema convergendo verso un modello di ecosistema aperto ed interoperabile per rendere più omogeneo il settore e liberarne le potenzialità di crescita: concetto efficacemente proposto da Nokia, ma curiosamente ripreso anche da Microsoft che è conscia di non poter recitare la stessa parte avuta nell’era dell’avvento del pc. Primo segnale del nuovo corso, l’accordo sottoscritto due giorni prima della conferenza tra Nokia, Sony Ericsson, Samsung, LG e Motorola per standardizzare entro tre anni i connettori dei caricabatteria dei rispettivi cellulari intorno al formato microUSB; poca cosa, considerando che altri costruttori impiegano da anni lo stesso formato, ma un primo segno di capacità di dialogo e condivisione tra aziende e comunque un bene.
Venendo ai servizi, si sono viste cose effettivamente innovative insieme ad altre che forse lo erano  meno, ma ugualmente promosse con enfasi. Per esempio, se da una parte la GSM Association spinge verso le tecnologie di banda larga mobile, dall’altra sembra molto preoccupata di non riuscire a portare al successo servizi che possano effettivamente necessitare di reti con capacità superiori, negando a volte l’evidente disinteresse degli utenti per questi servizi; ecco quindi che si continua a promuovere il video su mobile, spingendo il Mobile Short Film Festival che si svolge all’interno del congresso.
Tutt’altro discorso è quello del segmento dei mobile payments per integrare la moneta elettronica nei cellulari, servizi innovativi finalmente prossimi al decollo grazie anche alla decisa discesa in campo di Visa; così come promettente sembra il mobile banking, che verrà lanciato a partire dai Paesi meno sviluppati, dove si stima che un miliardo di persone non abbiano un conto corrente ma possiedano un telefonino. La maggiore utilità di questo evento è quella di poter monitorare di anno in anno dove tiri il vento dell’industria, quali le innovazioni da massificare, quali i nuovi standard tecnologici: quest’anno, per esempio, sembra condiviso da molti che il WiMax sia già morto e sepolto, sconfitto dall’hyperlan per la connettività fissa e dal prossimo avvento di Lte per il mobile.
Inoltre si fanno largo le femtocelle, ben più che negli anni passati; emergono un po’ di più i telefoni cellulari dual-sim; sono sempre più maturi i servizi basati su localizzazione, ma anche le piattaforme per il mobile advertising e quelle per enterprise mobility (mail push, vpn, device management). Numerosi i nuovi terminali lanciati dai maggiori costruttori, senza che siano però uscite novità veramente rilevanti (salvo il Palm Pre cui si stanno interessando tutti gli operatori); il trend continua ad essere quello dei dispositivi tutto-touch. Infine, un dato significativo: 176 le aziende Usa tra gli espositori, quelle francesi 138, 118 dalla Gran Bretagna, 96 dalla Germania, 72 quelle spagnole. Le aziende italiane sono solo 24: ma si insiste nel definire l’Italia come Paese leader nelle Tlc mobili. Forse sarebbe più appropriato descriverlo come grande cliente di tecnologie per Tlc mobili prodotte altrove.

02 Febbraio 2009