SENTIERI DEL VIDEO. Suocera uccisa? È stata la televisione

SENTIERI DEL VIDEO

Tira ancora il moralismo di retroguardia. Anche se il nuovo bersaglio è Internet

di Enrico Menduni, professore di Media e Comunicazione all’Università Roma Tre
Ricercatori dell’Università di Queensland, Australia, riportati con grande enfasi da “Le Monde” affermano senza paura di sbagliare che ogni ora passata davanti alla tv riduce di 21,8 minuti le speranze di vita. Ma davvero? L’ultimo numero del “Journal of the American Medical Association” riporta un’altra ricerca. Due ore di televisione al giorno aumentano la mortalità del 13%, il rischio di diabete del 20 e di infarto del 15. A me sembrano completamente matti e allora vado a guardare meglio. I contenuti della tv in queste ricerche non c’entrano per niente. Vedere la tv è uno dei possibili marcatori di sedentarietà. Se uno per due ore al giorno legge la “Divina Commedia” seduto in poltrona, non fa sport e mangia solo spaghetti alla matriciana, rischia ugualmente: però nessuno dice che Dante fa male.

Altri continuano a studiare gli effetti della televisione, dimenticando che già negli anni Settanta il Surgeon General americano (diciamo il Ministero della salute) compì una monumentale serie di inchieste (due scaffali di biblioteca, che oggi nessuno consulta), cercando gli effetti a lungo termine della violenza televisiva sui minori, che era il tormentone dell’epoca.
Gli esperimenti compiuti allora dal noto psicologo Albert Bandura ci appaiono oggi puerili; vedi la ricostruzione in: www.youtube.com/watch?v=hHHdovKHDNU. La correlazione era molto difficile: se mangio un fungo e sei ore dopo muoio è molto probabile che il fungo fosse velenoso, ma se vedo un film horror in tv e dopo sei mesi ammazzo la suocera è difficile provare che sono stato indotto dalla tv e non dalla terribile antipatia della vecchia, o da tante altre cose.
La catena di cause ed effetti è così fragile e dubbia che si spezza ogni momento. L’American Pediatric Association invece continua a sostenere che, secondo 2.000 ricerche, l’esposizione a contenuti violenti aumenta il rischio di comportamenti aggressivi nei bambini e negli adolescenti. Se le ricerche sono fatte tutte come quella celebre di Bandura, stiamo freschi.

In realtà, si tratta di iniziative di retroguardia. I critici dei media e i moralisti, dopo aver abbandonato come loro bersaglio preferito il cinema per il fumetto ed essere passati poi alla televisione, adesso stanno tutti migrando verso il digitale: una parte teme i videogiochi, l’altra Internet e tutte le sue ombre.
Questi ricercatori sono esponenti di comunità scientifiche a caccia di visibilità (questi temi hanno elevata probabilità di essere veicolati dai media, soprattutto quelli concorrenti della televisione come la carta stampata). Esponenti marginali: altrimenti si sarebbero già accorti che fanno molto più notizia con i rischi di Internet e dei videogames.

31 Ottobre 2011