SENTIERI DEL VIDEO. Non è una bufala. Fate posto al 3D

SENTIERI DEL VIDEO

L’affermazione della nuova tecnologia potrebbe rivoltare i codici della visione

di Enrico Menduni, professore di Media e Comunicazione all’Università Roma Tre
Il 3D non è una bufala. Non ci riferiamo al gustoso latticino, né al simpatico bovino che pascola in Campania (e nel film “Gomorra”), ma alla possibilità che il 3D possa non essere una falsa partenza, una pagliacciata, un balocco per bambini e non un’innovazione paragonabile all’avvento del suono o del colore negli audiovisivi. Se ne sentono dire di tutti i colori sul 3D: che è un gadget buono solo per i blockbuster americani, che non è applicabile al cinema d’autore né alla televisione mainstream, che è impossibile fruirne senza gli scomodi occhialini, che trasforma tutto in un videogioco, che i suoi elevati costi non producono né un aumento dei ricavi né della qualità. Insomma, una moda passeggera.

Chi scrive è di opinione contraria. Il 3D comporta una visione del tutto diversa dal cinema tradizionale: non frontale, ma immersiva. Non guardo l’immagine, sono dentro di essa e posso muovere lo sguardo in ogni direzione. Questa immersione provoca nello spettatore una particolare ebbrezza, l’emozione di una presenza, e conferisce alla visione un carattere emozionale ed esperienziale. Una fruizione unidirezionale diventa così paragonabile a un’esperienza interattiva, e questo è molto in linea con i tempi. Inoltre, se è immersiva, ciò significa che riceve un’attenzione esclusiva, non distratta, come ormai avviene in un mondo contraddistinto da un’offerta di immagini larghissima, satura.

Mi sia permessa una noiosa parentesi erudita: il cinema e la tv, come la fotografia, discendono dalla prospettiva rinascimentale e dalla sua grande pittura. La prospettiva, in un quadro 2D, costruisce geometricamente la terza dimensione stabilendo un punto di fuga da cui si dipartono tutte le linee dell’oggetto. Lo spettatore deve collocarsi nel centro di fuga. Nell’architettura barocca, invece, il visitatore/spettatore è immerso nella spazialità dell’edificio e in tutti i suoi elementi illusionistici. Il 3D discende dal barocco e si allontana dal Rinascimento. Se qualcosa di tutto ciò che abbiamo scritto fosse vera, potremmo avere una graduale diffusione del 3D (la tipologia di visione più partecipativa) e una semplificazione sia degli apparati di ripresa, che delle competenze di montaggio e post-produzione, oggi elevatissime.

Se nel frattempo sarà possibile avere schermi 3D senza occhiali, potremo avere telecamere 3D consumer e smartphone 3D. Una nuova generazione di oggetti da vendere al consumatore; ma soprattutto una nuova economia della visione, dai videogiochi alla tv, a internet, alla pubblicità. Una pazzia? Pensate alle conseguenze di altri “salti” tecnologici: il passaggio nel cinema dal muto al sonoro, la tv a colori, la musica digitale. Attorno a ciascuno di esso c’è stato un grande cambiamento nel mercato, ma anche nei codici della visione e del ruolo dell’immagine nella società.

28 Novembre 2011