Il manifesto dell'Ocse: "Internet non sia guidato dai governi"

LE LINEE-GUIDA

Approvate le linee guida destinate a far parte dei criteri per la valutazione di nuovi ingressi nell'organizzazione per lo sviluppo economico. Approccio regolatorio alla Rete "soft" e misure anti-pirateria senza filtri degli Isp

di Patrizia Licata
L’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico si pronuncia ufficialmente a favore della “promozione e difesa del libero flusso globale delle informazioni su Internet”. Il consiglio dell’Ocse ha approvato le linee guida pubblicate a giugno e invitato i suoi 34 membri a potenziare gli investimenti nelle reti digitali e ad adottare un approccio regolatorio “soft”, essenziale per stimolare la crescita economica tramite Internet.

“Si tratta di una pietra miliare in fatto di dichiarazioni sull’apertura di Internet”, ha commentato Karen Kornbluh, ambasciatrice Usa presso l’Ocse “Non si possono ottenere innovazione e creare posti di lavoro senza cooperazione nella difesa di un Internet aperto”.

Le linee-guida dell’Ocse non sono vincolanti, ma con le dichiarazioni di oggi il consiglio parigino lancia un chiaro messaggio ai suoi membri. Senza contare che le raccomandazioni sulla libertà e apertura di Internet verranno d’ora in poi incluse nei criteri per la valutazione dei paesi candidati a entrare nell’Ocse.

La Primavera araba, Occupy Wall Street e altri movimenti hanno dimostrato recentemente il potenziale di Internet nel diffondere le informazioni e nell’organizzare la protesta politica, ma altrettanto recentemente alcuni paesi hanno rafforzato il proprio controllo sulla libertà di espressione nella sfera digitale, fa notare l’Ocse. Tra questi la Cina, che da sempre blocca l’accesso ai siti web considerati indesiderabili, ma che ha da poco annunciato un inasprimento della vigilanza sui social media, i servizi di messaggistica e i forum online. L’India a sua volta ha chiesto alle aziende di Internet e ai siti dei social media di filtrare i contributi degli utenti per rimuovere contenuti “diffamatori o violenti”. Anche in Russia viene perseguito il dissenso che nasce dal web.

Proprio la Russia, insieme ad alcuni paesi emergenti, ha sempre sostenuto l'idea di regolare Internet su base internazionale, una proposta che le linee-guida dell’Ocse implicitamente bocciano, appoggiando invece l’attuale modello distribuito di Internet governance, in cui governi, organizzazioni economiche e gruppi che rappresentano gli utenti di Internet contribuiscono alla pari.

Le raccomandazioni dell’Ocse “convalidano, difendono e promuovono un modello di Internet non guidato dai governi ma dalla comunità tecnica e dal settore privato”, ribadisce Markus Kummer, vice president for public policy della Internet Society.

L’Ocse sta esaminando anche le politiche adottate da alcuni suoi membri nella lotta alla pirateria e al file-sharing illegale. L’Ocse raccomanda ai governi di “limitare la responsabilità degli intermediari di Internet”, in pratica sconfessando le misure che vorrebbero fare degli Isp i “poliziotti del web”.

15 Dicembre 2011