De Benedetti: in bolletta un canone a favore degli editori

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Il presidente del Gruppo L'Espresso propone un "balzello" per ricompensare il valore delle news online di cui "beneficiano" gli operatori di Tlc

di Patrizia Licata
I siti di news generano oltre il 30% del traffico in Rete ma non ricevono compensi dai gestori: se il giornalismo indipendente e di qualità è a rischio, quale può essere la soluzione? L’ipotesi è un prelievo dalle bollette con cui gli utenti pagano la connessione Adsl, secondo Carlo De Benedetti, presidente del gruppo L’Espresso, in un articolo su Il Sole 24 Ore.

“Oggi un’informazione tempestiva, accurata e articolata è sempre più costosa perché le redazioni che un tempo producevano per una sola piattaforma – carta, radio o tv che fosse – sono chiamate a fornire news, video, audio, mappe interattive, fotogallerie, con linguaggi e tecnologie in costante e caro aggiornamento”, afferma De Benedetti. “Con la pubblicità in drammatica diminuzione e le notizie che si possono trovare senza sborsare un centesimo”, il vecchio modello di business non funziona più.

Il problema non è nuovo. A Berlino lo scorso giugno i principali editori europei hanno sottoscritto la “Dichiarazione di Amburgo”, che individua alcuni principi “il cui mancato rispetto mette a repentaglio la libera stampa e la democrazia”. Il documento fa notare che “Numerosi operatori di Internet usano il lavoro degli autori, degli editori e dei broadcaster senza pagare alcunché. (...) L’accesso per tutti ai siti web non significa accesso gratuito”. Tra gli operatori contro cui si scagliano gli editori ci sono “i motori come Google e le telecom”, spiega De Benedetti, “ossia chi fornisce i servizi di ricerca e l’accesso alla rete. Perché questi anelli della catena del valore aumentano fortemente i loro utili mentre gli editori soffrono? Vediamo di spiegarlo. Google prospera sui contenuti degli altri perché, su richiesta dell’utilizzatore, li rintraccia con il suo motore di ricerca e, nella pagina di risposta, gli piazza accanto la pubblicità”.

Sul solo mercato italiano queste pubblicità si tradurranno quest’anno in un fatturato di 400 milioni di euro. A loro volta, “gli operatori di telefonia in Italia controllano circa 13 milioni di connessioni ad alta velocità (...). Calcoli ufficiali in Germania e Stati Uniti mostrano che oltre il 30% del traffico in Rete è generato dai siti di quotidiani e reti televisive. Quindi l’informazione mainstream è un driver eccezionale per le telecom, che si fanno pagare con margini molto elevati ogni Adsl e abbonamento ai dispostivi mobili con accesso al web”.

In Germania, è pronta una soluzione: è molto probabile che il nuovo Parlamento “chiami presto ogni azienda tedesca a dichiarare quanti sono i suoi computer collegati a Internet e a pagare per ciascuno una flat fee mensile di 5 euro. I relativi ricavi andrebbero solo agli editori”. Per l’Italia De Benedetti ha una proposta per il legislatore: “Il passaggio dei giornali al web, che amplia l’audience e diminuisce i fatturati, venga sussidiato alla stregua del passaggio dall’analogico al digitale nella televisione”. Come sulla bolletta dell’energia viene effettuato un prelievo a favore dello sviluppo delle rinnovabili, qui il prelievo potrebbe avvenire sulla bolletta della connettività.

Oppure, continua De Benedetti, “si discuta l’opportunità di ‘girare’ agli editori, a compensazione della quota del valore creato a vantaggio degli operatori di telefonia, una piccola parte di quanto pagano gli utilizzatori per l’Adsl o per la connessione a Internet in mobilità”. Nel 2007 le linee Adsl hanno prodotto un fatturato superiore a 4 miliardi di euro e per De Benedetti non sarebbe iniqua una “ripartizione di questo fatturato, come d’altronde avviene già negli Usa, tra operatori telefonici e generatori di contenuti”. Le obiezioni saranno probabilmente tante, da parte delle aziende e anche dei consumatori, ammette De Benedetti, ma la posta in gioco, ovvero “la sopravvivenza del giornalismo indipendente”, giustifica “azioni con carattere d’eccezionalità”.

24 Settembre 2009