Giro di vite per Internet. E' scontro sul decreto Romani

AUDIOVISIVI

Guerra aperta dell'opposizione sul decreto legislativo impostato dal viceministro alle Comunicazioni sulle nuove regole per il Web e il cinema. "Eccesso di delega" la critica di Pd, Idv, Udc e Gruppo Misto. Per i video sulla Rete vengono previste le stesse norme che reggono le le emittenti tv

di Patrizia Licata
Un “colpo mortale alla produzione di cinema e fiction italiano”, un “evidente regalo a Mediaset” e “un giro di vite allarmante per la trasmissione di servizi audiovisivi su Internet”. L'opposizione attacca contro lo schema di decreto legislativo del governo che recepisce la nuova direttiva Ue in materia di audiovisivo, parla di “clamoroso eccesso di delega” e, con una lettera del capogruppo del Pd Dario Franceschini, si appella al presidente della Camera, Gianfranco Fini, per chiedere tempi più ampi per le commissioni parlamentari per esprimere il relativo parere.
“A fronte di una legge delega di 11 righe - accusa Paolo Gentiloni, responsabile comunicazioni del Pd - il provvedimento contiene, in una ventina di articoli e 40 pagine, una riforma radicale delle norme italiane su tv e Internet”.
“Nessun eccesso di delega” replica il viceministro alle Comunicazioni Paolo Romani, sottolineando che la legge comunitaria impone all'Italia di “recepire l'intera direttiva Ue intervenendo, in maniera inequivocabile, attraverso le necessarie modifiche al Testo Unico della radiotelevisione”. Romani precisa che “la tesi dell'opposizione secondo cui la direttiva e la legge delega avrebbero come oggetto il solo 'product placement', appare fantasiosa, totalmente infondata oltre che pericolosa in quanto esporrebbe l'Italia a una certa procedura di infrazione per non aver recepito l'intera direttiva”.
In particolare, per quanto la Rete, le trasmissioni che vanno su Internet vengono assimilate alla tv: ovvero, “i siti dei grandi quotidiani o le web tv - spiega Gentiloni - devono chiedere l'autorizzazione al ministero e rispondere agli obblighi di rettifica e alle norme sul diritto d'autore”. Posizione condivisa anche da Roberto Rao (Udc), Antonio Borghesi (Idv) e Giuseppe Giulietti (Gruppo Misto). Tutti chiedono che il decreto venga “profondamente corretto o ritirato”.
E proprio dalla Rete arrivano le proteste. “Crittograferemo i pacchetti. Non serve imbrigliare la condivisione e la democrazia della Rete, aggireremo la norma con soluzioni tecniche” dicono dal “partito pirata”.
Nel mirino dell'opposizione, in particolare, la produzione di cinema e fiction indipendente: vengono abolite le quote di trasmissione per le tv e quelle di investimento sono basate non più sul fatturato, ma sugli investimenti per la programmazione. Inoltre cade il regolamento dell'Agcom che riconosceva ai produttori i diritti residuali.
Le trasmissioni che vanno su Internet vengono assimilate alla tv: ovvero, “i siti dei grandi quotidiani o le web tv - spiega Gentiloni - devono chiedere l'autorizzazione al ministero e rispondere agli obblighi di rettifica e alle norme sul diritto d'autore”. Posizione condivisa anche da Roberto Rao (Udc), Antonio Borghesi (Idv) e Giuseppe Giulietti (Gruppo Misto). Tutti chiedono che il decreto venga “profondamente corretto o ritirato”.
Segnali di apertura arrivano dal Pdl: “I presidenti delle commissioni Cultura e Trasporti, Aprea e Valducci - annuncia Gentiloni - si sono detti disponibili a disporre un calendario di audizioni. Inoltre il vicepresidente della Trasporti, Luca Barbareschi, condivide le nostre critiche”.
David Sassoli (Pd) annuncia un'interrogazione alla Commissione Ue sulla vicenda e Gentiloni guarda ai soggetti che possono dichiarare l'eccesso di delega, “in primis il Consiglio di Stato, entro 40 giorni dall'emanazione del provvedimento”, e “il Comitato per la legislazione della Camera”.

Ma la legge delega è anche “un colpo durissimo per l'audiovisivo”, commenta Gentiloni. In campo produttori e attori che chiedono il ripristino dei diritti residuali e il reintegro delle quote di programmazione e investimento e annunciano per martedì 19 gennaio uno sciopero del settore e presidi di protesta davanti alle sedi di Mediaset, Rai e Sky.
Ma proprio sul tema dei diritti residuali per Romani è “opportuno un ripensamento, magari da concordare con le parti interessate”. Su tutti questi aspetti, comunque, “sono ipotizzabili, qualora richiesti, interventi oltremodo migliorativi - assicura il viceministro - per le imprese di produzione cinematografica e televisiva”.

Quanto agli affollamenti pubblicitari, vengono limitati quelli per il satellite e ampliati quelli per Mediaset, con interruzioni consentite non più ogni 45 minuti ma ogni 30 e con le telepromozioni inserite nel monte orario della pubblicità. Terza questione: si entra a piedi uniti - dice ancora Gentiloni - su un'indagine dell'Agcom sul possibile sforamento da parte di Mediaset del tetto del 20% dei programmi: il decreto stabilisce infatti che i programmi a pagamento e quelli ripetuti, ovvero i canali +1 o +24, non costituiscono palinsesti e quindi non vanno conteggiati entro il limite.

15 Gennaio 2010