Jobs, rivoluzione iTablet. E per iTunes versione cloud

ANTEPRIME

Conto alla rovescia incandescente per la presentazione (il 27 gennaio) del nuovo device con cui Apple si prepara a dar guerra a Google

di Roberta Chiti
Conto alla rovescia incandescente per la presentazione del nuovo device con cui Apple si prepara a dar guerra a Google. Poco più grande di un iPhone, poco più piccolo di un netbook - si parla di 11 pollici -, vendita prevista da marzo a circa mille dollari, il nuovo nato che Apple presenterà il 27 gennaio potrebbe rivoluzionare non solo l’utenza consumer, ma anche ridisegnare il business degli “old media” - editoria e televisione - esattamente come l'Ipod ha ridisegnato l'industria della musica.

Le novità non finiscono qui. Apple avrebbe allo studio anche una versione sul web del software iTunes, iTunes.com, che potrebbe esordire il prossimo giugno, e che consentirebbe agli utilizzatori di effettuare acquisti sulla popolare libreria attraverso Internet, senza passare attraverso il programma iTunes su computer o iPhone.

L’iTablet farà anche, secondo gli analisti (il Wall Street Journal di oggi si lancia in un lunghissimo articolo), da trampolino di lancio verso un nuovo terreno di gioco fra Apple e Google. Un gioco in cui il ruolo di Google sarà sempre più quello di “erogatore” gratuito di contenuti (che appartengono ad altri). Ed Apple quello del mediatore ad alta tecnologia fra produttori di contenuti “old style” e utenti.

Il target. L'iTablet punta forte sulle famiglie e sulla scuola. La nuova “tavoletta” potrebbe essere condivisa dai vari membri del nucleo familiare per controllare le email, ma anche per leggere notizie e vedere tv. Per quanto riguarda il mondo dell’istruzione - scuole e università - secondo le fonti ascoltate dal Wall Street Journal, Apple sta lavorando a una tecnologia per libri di testo elettronici.

Contenuti. La società ha avuto contatti con editori, magazine e quotidiani per studiare le modalità di collaborazione. In particolare, colloqui con il New York Times, Conde Nast Publications e News Corp. Trattative sarebbero state avviate con network televisivi, quali Cbs e Disney, per eventuali abbonamenti mensili alla tv via iTablet, e con Electronics Arts per il versante game.

Strategie
. Rispetto al mondo dei media Apple mette in atto una strategia, osserva il quotidiano, completamente diversa da Google che offre contenuti proprietari ma in modo gratuito (come con YouTube) e mescolando clip generati dagli utenti e video professionali. La strategia di Jobs, vecchia volpe dell’entertainment, punta invece a mettere a punto nuove strade di accesso al pagamento di contenuti di qualità. Lo store di iTunes, con i suoi “pagamenti facili”, è diventato il più grande negozio di musica del mondo e influenzato la produzione con l’impulso dato alla vendita di brani a scapito degli album. Jobs insomma supporta la “vecchia guardia” del business abilitando attraverso la tecnologia nuove forme di distribuzione.

Ostacoli. La rivoluzione di offerta e distribuzione di Jobs non trova tutti a favore. Le emittenti tv e i provider del cavo vorrebbero vendere a Apple i loro contenuti in un pacchetto unico e non solo licenze per programmi selezionati di qualità come invece vuole Cupertino. Così come molti discografici denunciano Apple come “guardiano del carcere” in cui sono state rinchiuse le etichette discografiche: oltretutto, dicono, i download sullo store non bastano a ripagare le perdite subite a causa del declino delle vendite di cd. Ci sono poi gli ostacoli “fisiologici”: il prezzo (circa mille euro, alto rispetto al Kindle. Apple inoltre dovrà convincere l’utenza a coordinare il nuovo device con iPhone e laptop). L’abitudine delle famiglie: di quanti contenuti ha bisogno una famiglia per rendere necessario l’iTablet? La compatibilità di altri device simili: nelle università potrebbero scoprire che il nuovo strumento non è compatibile con altri device utilizzati dagli studenti.

21 Gennaio 2010