Pd: via le norme sul Web dal decreto Romani

NUOVI MEDIA

“Hanno un sapore censorio che blocca ogni sviluppo moderno del Paese”. Un appello in Rete per rafforzare l’iniziativa in Parlamento

di Roberta Chiti
"Giù le mani dalla rete": il gruppo parlamentare del Pd al Senato ha lanciato un appello “che farà il giro sul web” per raccogliere le adesioni "di cittadine e cittadini" affinché sia tolto dal decreto Romani (che recepisce la direttiva Ue su nuovi media e nuovi servizi audiovisivi) almeno quella parte “di sapore censorio” che riguarda la Rete. Lo ha annunciato nel corso di una conferenza stampa la capogruppo del Pd, Anna Finocchiaro, presentando un ddl sulla "neutralità delle reti di comunicazione, la diffusione delle nuove tecnologie telematiche e lo sviluppo del software aperto". I primi firmatari sono i senatori Vincenzo Vita e Luigi Vimercati.

"Il decreto legislativo del governo, che contiene nuove regole sulla televisione e sui media- si legge nell’appello cui ha immediatamente aderito il giurista Stefano Rodotà - si è abbattuto con violenza sulla scena della comunicazione italiana già segnata dalla concentrazione e dai conflitti di interessi. È di una gravità inaudita. Mette in discussione la libertà di informare e di essere informati. Blocca qualsiasi possibilità di sviluppo moderno del Paese".

Da una parte, prosegue l'appello, il decreto "contiene la secca riduzione dell'obbligo per le emittenti nazionali di produrre film ed audiovisivi italiani ed europei; dall'altra, estende a dismisura gli spazi per la pubblicità, fino a determinare i contenuti stessi dei programmi e delle opere audiovisive. Infine, viene subdolamente aggredita la libertà di operare in rete".

In pratica, "viene evocato un incisivo intervento dell'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, per estendere la normativa sul copyright anche ai fruitori dei servizi indipendentemente dalla piattaforma di trasmissione (abolendo così la neutralità della rete tutelata a livello internazionale). Quindi, viene esteso l'obbligo di rettifica anche ai telegiornali trasmessi sul web e fruiti a richiesta. Infine, il decreto concede al ministero competente il potere di autorizzare la fornitura di immagini attraverso Internet".

Per il Pd è necessario "battere questa tendenza. È autoritaria e, per di più, impraticabile. Serve, invece, una vera e propria Carta dei diritti e dei doveri per la Cittadinanza digitale. La rete è un bene comune e un fondamentale diritto costituzionale". Per questo "chiediamo al governo di cancellare dal testo del decreto le norme censorie sul web. Per questa ragioni, chiediamo a tutte le cittadine e i cittadini di sottoscrivere questo documento".

"Mentre è in corso una battaglia planetaria per la libertà sul web, l'Italia fa mosse verso la censura in rete", sottolinea Rodotà riferendosi allo scontro tra Usa e Cina sulla vicenda Google. Anche Vita parla di "occhiuta idea repressiva che si introduce nella rete che è libera non per volontà divina, ma ontologicamente".

26 Gennaio 2010