Decreto Romani, la Ue verso la procedura d'infrazione

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La Commissione Ue avvierà la procedura per "mancata notifica". Calabrò (Agcom), in audizione alla Camera: "Aspetti da riconsiderare". Per Sky il tetto alla pubblicità pay tv è "un limite alla crescita"

di Roberta Chiti
La Commissione Ue è pronta ad aprire una procedura d'infrazione contro l'Italia per la mancata notifica, attesa entro il 19 dicembre scorso, del decreto che recepisce la direttiva Ue in materia di audiovisivi. Inoltre, la parte del decreto Romani che riguarda il controllo sui contenuti che viaggiano in rete, rischia di violare le norme Ue sul commercio elettronico.
Il decreto vorrebbe affidare a Google e agli altri Isp il controllo preventivo sui contenuti caricati, ad esempio, su piattaforme di video sharing come You Tube. Ma per la direttiva Ue sul commercio elettronico, i fornitori di servizi non sono tenuti a compiti di monitoraggio, sebbene un'autorità nazionale possa loro imporlo.

Mentre Bruxelles è a lavoro proseguono a Roma le audizioni alle Camere sul decreto legge sui nuovi media e audiovisivi. E dall'audizione l’Agcom si fa sentire: nel decreto Romani, dice Corrado Calabrò ascoltato oggi dalla commissioni Lavori pubblici del Senato, “ci sono aspetti che vanno riconsiderati perché non perfettamente coerenti con la direttiva”. Dopo aver riconosciuto che il governo ha comunque agito nel rispetto del perimentro assegnatogli dalla norma, Calabrò ha anche aggiunto che la delega riconosciuta all'esecutivo è “molto, molto ampia, con molto pochi criteri direttivi e molto poco dettagliati”. L'Agcom rivendica innanzitutto “il ruolo e la sua funzione regolatrice” mentre il decreto “frammenta o addirittura sottrae ad essa competenze”.

Per quanto riguarda il web Calabrò ha rimarcato che si tratta di “un problema enorme” e ricordato che la Ue, dopo un dibattito prolungatosi per mesi, ha poi trovato “una soluzione di compromesso che stabilisce come interventi repressivi sono possibili purché proporzionali e sempre ex post. Non è cioè consentito un filtro preventivo”. Anche il tentativo del decreto in questione di introdurre un'autorizzazione preventiva “rischierebbe di trasformare quest'ultima in un filtro burocratico”. Molto più opportuno dunque, secondo il garante delle comunicazioni “restare sulla linea di intervento europeo”.

Critica feroce da parte di Sky sui tetti alla pubblicità per la pay tv. “Non si comprende la necessità di un intervento legislativo sul classico processo di domanda e offerta che va lasciato al mercato - ha detto Andrea Scrosati, vice presidente Corporate e Market Communication di Sky -. L'effetto sugli introiti c'è, è sottrattivo, mette un limite alla crescita e non solo a Sky Italia ma a tutti gli altri operatori”. “Siamo convinti che investire in Italia sia stato giusto e siamo soddisfatti dei cittadini e dei consumatori italiani che hanno scelto Sky - ha concluso Scrosati - News Corp ha intenzione di rimanere in Italia per molto, molto tempo”.

Anche Iab Italia fa pressione perché il governo riveda il decreto. Ascoltata alle Camere, il presidente dell'associazione, Layla Pavone, chiede di "recuperare lo spirito originale del legislatore europeo – che ha ritenuto necessario specificare e limitare il perimetro di attuazione del provvedimento in più punti dello stesso – e prevedere l’esclusione delle piattaforme online che veicolano contenuti generati e messi a disposizione dagli utenti". La Rete non è solo una piattaforma dove si possono far convergere tutti i media, dice Iab Italia, ma è un luogo di aggregazione. Serve che anche il governo italiano "comprenda le potenzialità e continui a promuovere uno sviluppo di Internet finalizzato alla crescita e alla competitività del Sistema Paese".

26 Gennaio 2010