Romani: "Sul Web faremo chiarezza", ma su Sky nessuna deroga

DECRETO ROMANI

Per i siti che trasmettono video coperti da copyright potrebbe prospettarsi l'obbligo di Dia. L'attacco di Meta (Pd): sgarbo istituzionale, così si condiziona il Parlamento

di Davide Lombardi
“Nelle discussioni di martedì e venerdì porteremo alcuni cambiamenti. Le probabili modifiche riguarderanno il cinema ma faremo chiarezza anche per quanto riguarda il web”. Lo afferma il viceministro con delega alle Comunicazioni Paolo Romani, riferendosi al decreto legge che porta la sua firma in discussione in questi giorni al Parlamento. Romani ha anche annunciato di aver avuto discussioni “soddisfacenti” con Google e Yahoo.

Parziale dietrofront in vista, dunque. Saranno "modificate" le norme sul cinema cha hanno causato un giorno di sciopero dell'intero settore. Mentre si prospettano "chiarimenti" per quanto riguarda le norme sul Web, che hanno fatto gridare allo scandalo tanto da aver spinto l’Economist e Le Nouvel Observateur a chiedersi se l’Italia voglia censurare Internet. Per i siti che trasmettono contenuti video coperti da diritto d'autore potrebbe prospettarsi l'obbligo di Denuncia inizio attività (Dia).

Non saranno toccate invece le due norme definite anti-Sky: quella sui tetti pubblicitari alla pay tv e quella che vieta porno e film violenti fino alle 23. Romani precisa che la riduzione dei tetti per la pubblicità è giustificata dal fatto che queste emittenti hanno già entrate proprie. Anche sui programmi proibiti il sottosegretario rivendica la sua posizione:  “Nonostante i parental control credo che non sia giusto che un bambino di tre anni ma anche un ragazzo di 14 possano accedere a quei programmi. Affronto il tema da laico e da liberale e dico che nelle fasce protette queste trasmissioni devono essere vietate mentre dopo le 23 ognuno può fare ciò che vuole”

Ma dall'opposizione Michele Meta, capogruppo del Pd in Commissione Telecomunicazioni alla Camera, accusa Romani di voler condizionare il parere del Parlamento sul decreto. “Si tratta di un vero e proprio sgarbo affermare, alla vigilia delle votazioni in Parlamento del parere sul decreto Tv, che il Governo non intende fare alcun passo indietro, comunque vada - dichiara Meta -. Ciò dimostra infatti l'importanza assoluta della scelta di ridurre l'affollamento pubblicitario, a vantaggio di Mediaset, per la quale non esiste alcuna possibilità di discussione nonostante i rilievi di operatori del settore e dell'Agcom”.

Anche Di Pietro si scaglia contro il decreto: “Il decreto Romani - dice il leader dell’Idv - rischia di diventare il manganello del Governo contro la Rete, oltre che l'ultimo di una lunga serie di colpi bassi a Sky".

29 Gennaio 2010