Caso Google, Pizzetti: "La sentenza non convince"

PRIVACY

Secondo il garante della Privacy le motivazioni alla base della condanna potrebbero non reggere l'appello. Ma "servono accordi globali per disciplinare privacy e Internet"

di Margherita Amore
La sentenza che ha condannato i responsabili di Google a sei mesi di carcere per violazione della privacy, quella che per settimane ha tenuto banco sui giornali e le televisioni nel mondo intero, "con ogni probabilità non reggerà all’appello".
Ne è convinto Francesco Pizzetti, garante della Privacy, che in un’intervista rilasciata al Sole 24 Ore dichiara: “Dalle motivazioni si evince che il giudice basa la sentenza sull’articolo 13 del Codice, il quale però contiene obblighi diversi da quelli che, secondo la sentenza, Google avrebbe violato”.

In sostanza, secondo il Tribunale di Milano Google Italia avrebbe dovuto avvertire con maggior chiarezza i propri utenti (in questo caso la ragazzina che ha caricato il filmato) di prestare attenzione al rispetto della privacy del protagonista (il ragazzo disabile) del proprio video, chiedendone il consenso. Ma le norme sulla privacy non obbligano a fare così: “Un tale obbligo non rientra nell’articolo 13 del codice e non c’è nell’attuale diritto”, spiega Pizzetti.

Secondo il garante è sbagliato affermare che questa sentenza rappresenti una minaccia alla libertà di Intenet, perchè esonera i fornitori di servizi tecnologici dall’obbligo di controllare i contenuti pubblicati, ponendo a loro carico solo un obbligo di corretta informazione.
E questo è un bene in quanto Google e gli altri grandi fornitori "sono poco attenti al problema, mentre dovrebbero agire in modo più incisivo per diminuire il più possibile il problema", adottando loro stessi precauzioni maggiori contro il rischio di violazione della privacy.
Come? “Per esempio per il servizio Street View, Google non ha ancora soddisfatto le richieste di molti garanti della privacy nazionali. Chiedono che Google avvisi quando passa l’auto che fotografa le strade delle città, che poi finiscono sulle mappe. Così i passanti possono evitare di essere ripresi se non lo desiderano.”

Pizzetti auspica che la vicenda italiana apra lo spunto per un dibattito internazionale per arrivare a nuove leggi a tutela della privacy: “Servono accordi globali, perché globale è il fenomeno e multinazionali i protagonisti. E dagli accordi arrivare a nuove norme, con sanzioni onerose per chi non le rispetta”.

16 Aprile 2010