E-content, cresce il mercato. Ma la PA investe di meno

RAPPORTO CSIT

Stefano Pileri, presidente Csit: "In controtendenza con l'economia il settore cresciuto dell’8,8% raggiungendo un fatturato di 5 miliardi e 823 milioni di euro". Ma gli investimenti sui contenuti pubblici registrano un crollo del 17,8%

di Margherita Amore
Cresce il settore dei contenuti digitali, che ha raggiunto a fine 2009 un valore pari a 5,8 miliardi di euro, con un incremento dell’8,8% rispetto all’anno precedente, in rallentamento rispetto alle previsioni, ma in controtendenza nei confronti dell’andamento dell’economia. A trainare il mercato dell’e-Content news, video, musica e giochi a pagamento che segnano un +10%, per un valore di mercato di 4,6 miliardi di euro. In netto calo invece gli investimenti sui contenuti pubblici come scuola, turismo e beni culturali che registrano un decremento del 17,8% (per un totale di 50 milioni di euro), rispetto all’anno precedente. In particolare il segmento dei beni culturali è quello che ha registrato un vero e proprio crollo: 42,8%. Il Turismo è sceso del 10,7%, e la scuola è rimasta stabile.

I dati emergono dal quarto rapporto e-Content 2010, elaborato da Confindustria Servizi Innovativi e Tecnologici (Csit) e illustrato stamane a Roma dal presidente Stefano Pileri: “Il settore dei contenuti digitali, ovvero la produzione e fruizione online di news, cultura, video, film, musica, intrattenimento, pubblicità, nel 2009 ha continuato a crescere in modo vivace, nonostante la crisi, il calo dei consumi delle famiglie, i tagli ai budget aziendali, la scarsità degli investimenti pubblici.  A fronte di un Pil sceso del 5% e dell’entrata in recessione di tutti i principali settori dell’economia italiana, l’e-Content ha ampliato il mercato dell’ 8,8%, raggiungendo un fatturato di 5 miliardi e 823 milioni di euro”.

All’incontro erano presenti anche il Commissario dell’Autorità Garante per le Comunicazioni, Stefano Mannoni, il Capo Ufficio legislativo Ministero per i Beni e le Attività Culturali Mario Luigi Torsello, oltre a esponenti del mondo imprenditoriale e istituzionale quali Andrea Ambrogetti, Patrizia Asproni, Diego Masi, Roberto Liscia, Paolo Martinello, Paolo Nuti, Massimo Passamonti, Agostino Quadrino. Nel Rapporto, giunto alla sua quarta edizione, viene fatta una stima di crescita del settore, per il prossimo biennio, dell’ordine del 12% annuo.

Stefano Parisi, presidente di Asstel e vicepresidente di Csit con delega alla concorrenza, ha posto l’accento su un aspetto cruciale per lo sviluppo del settore, quello della regolamentazione e della fiscalità dell’on-line: "Il dibattito è aperto a livello internazionale, giacchè esiste l'esigenza di trovare soluzioni originali e lungimiranti per un settore che pone problemi del tutto nuovi – ha sottolineato Parisi -. L'industria delle Tlc e dei contenuti digitali è ben consapevole della necessità di stabilire nuove norme e nuovi codici di comportamento per tutelare diritti, individuare doveri, attribuire responsabilità e per questo è impegnata nei diversi tavoli di lavoro sul tema. Ma bisogna rifuggire da percorsi che vadano nella direzione di tassare l’innovazione e limitare la concorrenza. Sarebbe un gravissimo errore: l’innovazione va sostenuta a tutti i livelli e la concorrenza deve rimanere elevata, perché sono i più importanti fattori di accelerazione dell’economia. I contenuti digitali non rubano il mestiere a nessuno: ne inventano di nuovi e favoriscono l’evoluzione di quelli tradizionali. E’ questa la scommessa per il futuro e la chiave per trovare soluzioni condivise”.

Analizzando nel dettaglio l’evoluzione dei contenuti digitali si nota che i video registrano un incremento del 6,2%, ma con andamenti contrastanti tra i suoi segmenti emergenti (Ip-Tv, On-line Tv e Tv Digitale Terrestre, che hanno segnato rispettivamente +16,5%, +31,1% e +42,8%) e i segmenti più maturi (TvSatellitare, +1,3%) o mai decollati (Mobile Tv, in calo del 15% circa). I giochi e l’intrattenimento on-line segnano un +88,6% sull’onda del grande successo delle scommesse e dei giochi di abilità. La Musica digitale cresce del 33% grazie al grande successo del principale canale di vendita di musica on-line (iTunes, rafforzatosi nel 2008-2009 in seguito al lancio dell’i-Phone).

Andamenti negativi sono segnalati invece dai comparti delle News (-2,7%), determinato sia dal calo degli abbonamenti (online e mobile) sia, seppur in misura ridotta, della pubblicità che ha finanziato fino ad oggi il 60% del mercato delle news, e dei Contenuti Mobile ( -15,2%), per effetto della contrazione dei ricavi legati a “Loghi e suonerie”, che tradizionalmente rappresentano la parte più consistente del comparto.

Il Rapporto evidenzia inoltre che 18,7 milioni di famiglie sono dotate di un ricevitore Tv digitale, i contenuti digitali in Italia possano ormai contare su una base tecnologica di massa e un’audience che si sta rapidamente ampliando con il coinvolgimento di fasce di popolazione rimaste finora ai margini.

“Il 2009 è stato l’anno in cui anche la televisione, con i suoi contenuti a larga diffusione, è entrata definitivamente nel settore digitale con gli switch off del digitale terrestre– ha precisato Andrea Ambrogetti, vicepresidente di Confindustria Servizi Innovativi e Tecnologici e delegato televisioni di nuova generazione – Il digitale e i suoi contenuti stanno rapidamente unificando tutti i mezzi di comunicazione e la Tv digitale, ormai presente nel 70% delle famiglie italiane e alla vigilia dello storico sorpasso in termini di ascolto dell’analogico, ne divengono fattore trainante introducendo in questo mondo milioni di cittadini che ne erano finora rimasti ai margini”.

17 Giugno 2010