Pubblicità, scatta l'ora degli spot geolocalizzati

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Abi Research: in aumento le aziende disposte ad affidarsi a Gps e Wi-Fi per offrire agli utenti messaggi più mirati. Nel 2015 investimenti a quota 1,8 miliardi di dollari

di Federica Meta
Le aziende scommettono sui servizi geolocalizzati che, sfruttando tecnologie come Gps e Wi-Fi, permettono di individuare la posizione di un utente e di inviargli sul cellulare una pubblicità “mirata” quando e se si trova nelle immediate vicinanze di un negozio. A dirlo un’indagine di Abi Research secondo cui nel 2015 le aziende spenderanno a livello mondiale 1,8 miliardi di dollari per questo tipo di advertising.

''Il mercato è appena agli inizi e non c'è ancora un giusto approccio - spiega Neil Strother, analista della società -. La pubblicità basata sulla localizzazione è un mercato molto frammentato e in piena fase di sperimentazione''.

La ricerca evidenzia che le soluzioni più utilizzate sono quelle basate sul Gps, il Wi-Fi e il Cell Id, l'identificativo di ogni antenna di trasmissione cellulare. In questo senso le campagne pubblicitarie di maggior successo - si legge nello studio- impiegano alcune o tutte queste tecnologie secondo il prodotto o il servizio che si vuole promuovere, del Paese a cui destinato, della tipologia di consumatori e della precisione di localizzazione richiesta.

Il mercato della geolocalizzazione può già contare su diversi servizi, sempre più diffusi tra gli utenti, come Loopt, Gowalla e Foursquare, i quali permettono di aggiornare la propria posizione geografica, man mano che ci si sposta da un posto a un altro. Anche Facebook è entrato recentemente nel mercato e ha lanciato Places, al momento attivo soltanto negli Stati Uniti. Altri servizi, come ad esempio Shopkick, consentono, invece, di utilizzare un'applicazione per iPhone per premiare i clienti ogni volta che entrano in determinati negozi.

06 Settembre 2010