Censis: per gli italiani Web fa rima con gratis

USI&CONSUMI

Solo un utente su quattro disposto a pagare per servizi a valore aggiunto o per tutelare il copyright. Cresce la spesa per antivirus e firewall ma oltre la metà dei navigatori evita transazioni online

di F.M.
Maggiore sicurezza e gratuità. È quello che vogliono gli italiani che utilizzano Internet e che il 44° rapporto Censis, nel capitolo “Comunicazione e media”, rilancia concludendo che "il futuro di Internet dipenderà dal modo in cui verranno sciolti due nodi rimasti irrisolti: i problemi di sicurezza delle transazioni on line e la questione riguardante la totale gratuità o meno dei contenuti reperibili in rete".

Secondo i numeri resi noti oggi dal Censis solo il 43% degli navigatori si dice pienamente fiducioso in merito alla sicurezza delle transazioni online, un dato nettamente più basso del 58% rilevato a livello europeo; il 58% ha avuto il Pc infettato da virus (la media europea è al 46%), l'8% si è imbattuto in incidenti relativi alla violazione della privacy, mentre il 2% è stato vittima di phishing.

E come ci si protegge da questa carenza di sicurezza? Il 96% si è dotato di tecnologie standard per la sicurezza, come antivirus e firewall, ma, nonostante ciò, ben il 55% (contro una media europea del 42%) evita le transazioni finanziarie online.

Oltre alla questione della sicurezza gli utenti di casa nostra sono molto attenti al “portafoglio”: per il 64,2% la forza della Rete sta proprio nella piena libertà dell'utente, che verrebbe incrinata dalla richiesta di corresponsioni in caso di accesso ad alcuni specifici siti. Quasi un quarto, però, si dice favorevole al superamento dell'opzione “tutto gratis”: il 14,9% si dice disposto ad accettare il meccanismo dei micropagamenti dei contenuti, per tutelare il copyright (tra i laureati il consenso sale al 20,1%). Secondo l'11,8%, infine, Google e gli altri aggregatori di notizie dovrebbero condividere i loro profitti con i produttori di contenuti.

Il Censis rileva poi che “la cattiva informazione smorza l'audience”. Da settembre 2009 a giugno 2010 i telegiornali nazionali sono passati da 18.333.000 a 14.968.000 telespettatori ed a diminuire in misura maggiore è stato l'ascolto del Tg1 e del Tg5. Sul pluralismo, citando i dati Agcom, il Censis precisa poi che il pendolo dell'informazione si è inclinato molto più da una parte che dell'altra. A settembre 2010 i notiziari Rai hanno dedicato 7 ore e 51 minuti al Pdl e 5 ore e 10 minuti al Pd, mentre le reti Mediaset hanno dedicato 5 ore e 48 minuti al Pdl e 2 ore e 38 minuti al Pd. Secondo Accertamenti diffusione stampa, infine, tra giugno 2009 e giugno 2010 tutti i principali quotidiani nazionali (fatta eccezione per Il Giornale) hanno perso terreno. Per quanto riguarda il mercato libraio, il Censis ricorda che l'Associazione degli editori prevede per fine 2010 una quota di mercato per gli e-book dello 0,1%, triplicata rispetto a dicembre 2009. Da dati emerge, inoltre, la flessione del mercato editoriale nel suo insieme (-7,1% tra il 2006 e il 2009, -5,3% dal 2008 al 2009) e nel contempo la forte crescita delle vendite online, che rappresentano il 21,7% del mercato digitale (+94,4% tra il 2006 e il 2009, +11,9% tra il 2008 e il 2009).

03 Dicembre 2010