SENTIERI DEL VIDEO. Dtt, per le piccole Tv la sfida parte ora

SENTIERI DEL VIDEO

di Enrico Menduni, professore di Media e Comunicazione all’Università Roma Tre
Vorrei ricordare che a suo tempo il digitale terrestre era stato presentato come una grande opportunità per le televisioni locali. Finalmente esse ricevevano in dote un pacchetto certo di frequenze ricevibili in alta qualità, moltiplicavano i loro canali di trasmissione, potevano contemporaneamente essere operatori di rete e fornitori di contenuti. Questa stabilizzazione dell’emittenza locale, insieme all’introduzione di servizi televisivi interattivi (t-government, t-commerce, t-banking ecc.), veniva rappresentata come una forma di modernizzazione del sistema comunicativo.

Sappiamo che dei servizi interattivi non è rimasta traccia, essendo il ricorso alternativo a Internet molto più ricco di opportunità per l’utente; ma anche il percorso dell’emittenza privata locale è stato cosparso di spine. In quella metà abbondante dell’Italia in cui il digitale terrestre è già una realtà (e il numero di aree e regioni passate alla Dtt cresce rapidamente), l’ebbrezza per la moltiplicazione delle frequenze è stata breve. Se esse non rappresentavano più la risorsa scarsa che per anni aveva angustiato gli editori locali, adesso il problema era duplice: da un lato riempire di contenuti credibili tutto quello spazio, dall’altro conquistare l’attenzione dei telespettatori attirati da un’offerta ormai massiccia, sia in chiaro che pay, di Mediaset, e da più di dieci canali gratuiti della Rai (quanto a Dahlia Tv, stendiamo un pietoso velo). La speranza di accordi informali o syndication (di fatto o di diritto) con editori di altre regioni per scambiarsi interi flussi di programmazione sui molti canali liberi è stata frustrata in sede normativa e regolamentare, e quindi spesso il telespettatore non ha potuto che vedere patetici cartelli del tipo “coming soon” o monoscopi vari. I più intelligenti avevano già capito che questa selva di cartelli era la premessa perché quei canali, palesemente inutilizzati, potessero essere tolti agli editori senza che nessuno potesse gridare alla mortificazione della libertà di pensiero.

E così è stato. Come stupirsi a questo punto che il Milleproroghe storni dalla tv le frequenze da 790 a 862 MHz per destinarle alla banda larga mobile, con una gara con il governo punta a incassare 2 miliardi e 400 milioni di cui ha un estremo bisogno? Era prevedibile che queste frequenze saranno legalmente tolte alle emittenti più piccole, perché la norma - nel testo licenziato dal Cdm - prevede la formazione di graduatorie per ogni regione sulla base di quattro parametri. Adesso sarà battaglia per la conversione del decreto; ma al di là di questo non c’è dubbio che assistiamo a una ristrutturazione del sistema tv attorno a due colossi con tv a pagamento, Sky e Mediaset, e a una Rai che va forte nella programmazione in chiaro ma è vulnerabile sul piano dei ricavi. Fuori di questo triangolo c’è un po’ di posto per La 7 e un terreno ridotto per le locali, se non riescono ad esprimere una genuina dimensione locale in senso informativo e culturale.

04 Aprile 2011