Acquisti IT, innovare la privacy e investire nell'interoperabilità

PA DIGITALE

Centralizzare tramite un main contractor? Meglio un sano conflitto di interessi

di Mario Dal Co, Direttore generale Agenzia per la diffusione delle tecnologie per l’innovazione
I servizi Ict sono indispensabili per accrescere l’efficacia della PA. Parliamo di efficienza e non solo di produttività: la seconda migliora l’utilizzo delle risorse a parità di servizi erogati, la prima consente di migliorare la qualità dei servizi erogati.

La produttività che migliora consente all’ufficio postale composto di 10 persone, di instradare più lettere, più raccomandate e di ricevere più pagamenti ed effettuarne di più. Sono le stesse 10 persone che danno un servizio maggiore. L’efficacia che migliora vuol dire che non solo la produttività aumenta, ma che si semplificano le procedure, si riducono i tempi di attesa, si riducono gli errori. I servizi della PA italiana sono inadeguati principalmente per la loro scarsa efficacia. Una Asl perde 5 milioni all’anno di entrate dovute ad autocertificazioni fasulle: gli assistiti autocertificano di avere redditi esenti da ticket e la Asl può solo controllare a campione, con costi elevati e l’impossibilità di riscuotere il dovuto, perché non può accedere all’anagrafe tributaria o altri data base utili. Non accede perché nel nostro paese c’è una visione arretrata della tutela della privacy che ostacola l’interoperabilità tra le amministrazioni pubbliche e perché mancano gli strumenti e le procedure di interoperabilità tra le banche dati pubbliche.

Superare questa visione arretrata della privacy e investire in interoperabilità non migliora solo la produttività ma cambia radicalmente il processi di controllo, migliora l’efficacia dell’amministrazione della sanità pubblica, poiché l’elusione viene controllata non più a campione ma in modo automatico, con costi di riscossione azzerati: il sistema sanitario nazionale recupererebbe una cifra intorno agli 800 milioni l’anno su scala nazionale.

Ict è, oggi, prevalentemente servizio, ossia modalità di assemblare tecnologie hardware e software per rispondere ad esigenze di ridisegno della comunicazione tra amministrazioni, tra queste e cittadini o imprese, tra imprese, tra cittadini. Questi ultimi sembrano assai pronti ad utilizzare strumenti nuovi nonostante i problemi di digital divide culturale, anagrafico e geografico. Ciò significa che sono le imprese e la PA che devono fare lo sforzo, anche per superare le limitazioni del “capitale umano”. In primis del proprio capitale umano, che non ha sviluppato la cultura dell’organizzazione finalizzata al risultato, misurabile, trasparente. La battaglia del ministro Brunetta, su questi fronti, è ancora in pieno svolgimento, i risultati si vedono (informatizzazione della giustizia, comunicazione digitale tra amministrazione e utenza, Codice dell’Amministrazione Digitale), il lavoro di ridisegno dei processi e di semplificazione delle procedure è in gran parte da compiere.

La centralizzazione è un processo applicato in tutte le grandi aziende: consente rilevanti risparmi e di sviluppare competenze. Centralizzazione non significa necessariamente che la soluzione ottimale sia il main contractor. Anzi, un sano conflitto di interessi tra progettazione e realizzazione, è utile a creare presso il cliente una capacità di analisi e monitoraggio critico dell’offerta e della sua realizzazione.

18 Luglio 2011