Fondi pubblici per uscire dalla crisi

INNOVAZIONE

Per la gestione di risorse e progetti sinergia tra Pubblica amministrazione e istituzioni

di Federica Meta
La crisi e l’innovazione. O meglio l’innovazione per uscire dalla crisi. È stato il grande tema della seconda Giornata dell’Innovazione voluta dal ministro Renato Brunetta. Un’occasione per fare il punto con i vertici di Confindustria sullo stato dell’arte dell’R&S nel nostro Paese. Perché non si può uscire dalla recessione da soli: serve rilanciare una partnership pubblico-privata che focalizzi risorse e attenzione a progetti considerati abilitanti. Lo dice l’Ocse nelle preview che prepara annualmente per i governi degli Stati membri. Lo dice la presidenza di Confindustria dando voce alle migliaia di imprenditori che chiedono un finanziamento pubblico per ridare fiato al settore della ricerca. La piattaforma su cui “sperimentare” la ricerca made in Italy d’altronde c’è e si chiama E-gov 2012. Il piano telematico nazionale ha infatti raccolto giudizi molto positivi da parte degli industriali.
La ricetta sembrerebbe pronta, basterebbe solo mescolare gli ingredienti. Ma non è semplice. A premere alle imprese, oltre ai fondi pubblici - “si potrebbero utilizzare quelli Pon, della Cassa Deposisti e Prestiti e quelli del credito di imposta”, suggerisce Diana Bracco, vicepresidente di Confindustria - c’è l’annosa questione della digitalizzazione della PA. Questione che il ministro Brunetta si è detto pronto a risolvere in tempi rapidi. “E-gov parla del 2012, ma mi sento di annunciare che per alcuni settori che abbiamo identificato i tempi di attuazione si possono anticipare al 2011”. Brunetta sa bene che una PA mal funzionante disincentiva le imprese ad investire, togliendo fiato all’economia già strozzata dalla crisi.  Tra PA da riformare e nuove strategie di investimenti, ecco le “ricette” anticrisi raccolte durante la Giornata dell’Innovazione.

Svincolare le risorse
esistenti e mai usate


Diana Bracco
vice presidente Confindustria

«Investire in ricerca e sviluppo è certamente il presupposto da cui partire il rilanciare il sistema Paese. Ma è necessario  riattivare il processo di reperimento fondi, svsvincolando le risorse esistenti e non usate, come quelle Pon, attivando la Cassa Depositi e Prestiti e automatismi come il credito di imposta. Mi preoccupa in modo particolare la questione del credito di imposta: all’appello mancano circa 700 milioni di euro all’anno per gli anni 2007-2008-2009, che farebbero da leva per 7 miliardi di investimenti. Va ricordato infatti che il 90% della ricerca delle imprese è autofinanziata, di qui l’importanza del rilancio di questo automatismo. Per quanto riguarda, invece, in dettaglio l’operato di Confindustria va ricordato il progetto Nord-Sud che si pone come obiettivo quello di collegare centri di ricerca, università e tecnopoli capaci di sviluppare progetti abilitanti per il rilancio e lo sviluppo del Mezzogiorno, con un’attenzione particolare all’automotive, all’Ict e ai programmi che riguardano la sostenibilità ambientale».


Rilanciare il tandem
pubblico-privato


Pier Carlo Padoan
vice segretario generale Ocse


«Pubblico e privato devono viaggiare insieme se vogliamo uscire dalla crisi in tempi relativamente rapidi. Il sostegno pubblico al sistema produttivo è fondamentale. Partendo da questa convinzione  l’Ocse sta lavorando a nuove linee guida per l’innovazione che ciascun governo potrà adattare alle sue esigenze. Linee che riconoscono proprio nei fondi pubblici il fattore abilitante per la ripresa economica. Una volta definito questo principio, bisogna  creare anche un contesto economico per razionalizzare la spesa. Mi riferisco al buon funzionamento del sistema fiscale e delle regole della concorrenza. In questo modo si incrementerà la domanda di innovazione dei consumatori privati e degli attori pubblici, che è determinate in ogni settore produttivo. A supporto di un contesto siffatto imprese e governi, infine, devono incentivare  i mercati globali della conoscenza e della ricerca».


La ricerca la via d’uscita
dalla recessione


Emma Marcegaglia
presidente Confindustria


«L’innovazione è sempre una grande opportunità da cogliere e lo è più che mai nella congiuntura economica attuale. Ma riconoscerne la necessità non basta: quello che serve all’Italia è un vero e proprio “action plan” sulla ricerca e sullo sviluppo dove vengano definiti obiettivi monitorabili da raggiungere con strumenti flessibili. Il punto di riferimento  deve essere il nuovo Programma nazionale di ricerca (Pnr) che il Miur si appresta a varare per il 2009-2013.  Partendo dal piano potremo lavorare a medio termine, mettere in rete le eccellenze, creare piattaforme tecnologiche nazionali, attraverso la collaborazione pubblico-privato. E non a caso ho detto a medio termine. I tempi di attuazione dei progetti e di raggiungimento degli obiettivi devono essere rapidi. In altre parole serve una nuova governance delle ricerca che non prescinda dai tempi. In questa prospettiva diventa fondamentale il ruolo che gioca la Pubblica amministrazione a supporto dell’attività di ricerca e sviluppo delle imprese. Una PA che deve diventare sempre più snella ed efficiente.  Giudichiamo positivamente il lavoro fatto finora dal ministro della PA e Innovazione, Renato Brunetta, e i suoi sforzi per fare della burocrazia un sistema moderno e funzionante. Al ministro  va riconosciuto il coraggio e la determinazione di avere avviato un processo di miglioramento, impegnandosi per aumentare la trasparenza sui servizi e premiare il merito».


Nella PA l’innovazione
è organizzazione


Renato Brunetta 
ministro PA e Innovazione


«Il piano E-gov 2012 si pone come obiettivo precipuo la trasformazione della PA in tre anni. Come economista prima e ministro poi, so bene quanto sia importante avere un’ammistrazione efficiente in grado di supportare il lavoro delle imprese che non possono essere più schiave delle lungaggini burocatiche. Ma da dove partire per efficientare il ginepraio PA? Il governo ha identificato quattro settori abilitanti, la scuola, la sanità, la giustizia e la connettività-Spc. Su questi investiremo precipuamente competenze e risorse. Che tra l’altro non saranno ingenti, come dimostrano anche i due progetti di giustizia digitale avviati nei tribunali di Venezia e Roma, per cui verranno spesi non più di 150mila euro. In realtà la PA italiana non ha bisogno di massicce dosi di investimenti per innovarsi. La questione è soprattutto organizzativa: solo un’organizzazione efficiente e funzionale può garantire aumenti di produttività degli uffici pubblici fino al 50% . Vanno poi implementati gli strumenti tecnologici abilitanti. In questo senso va letta l’intenzione del mio ministero di fare della Posta elettronica certificata la piattaforma ad hoc per le comunicazioni con la PA. Dall’autunno, in via sperimentale, tutti gli interlocutori dell’Inps verranno dotati di una casella elettronica. Da gennaio, invece, tutti cittadini e imprese verranno messi nella condizione di interloquire con la Pubblica amministrazione tramite la mail certificata».


In Europa con la forza
del made in Italy


Andrea Ronchi
ministro Politiche europee


«Per agganciare il treno della ripresa credo sia utile guardare all’Europa, non solo come dispensatrice di fondi ma anche come realtà di condivisione. Da lì, dal confronto con altri Paesi, più o meno “moderni”, si può trovare una via comune per uscire dalla crisi. In questo senso il terreno di confronto può essere proprio la ricerca e lo sviluppo. D’altronde non sono pochi i progetti europei che vedono impegnati in partnership molti stati membri. A cominciare  da Galileo, in cui le imprese italiane fanno la parte del leone, mettendo a disposizione competenze e professionalità di altissima qualità. Ovviamente il rilancio dell’innovazione del Made in Italy non può non essere supportata da una PA efficiente. Il governo appoggia totalmente l’operato del ministro Brunetta».


Regioni testa di ponte
per l’hi-tech pubblico


Michele Iorio
Conferenza delle Regioni


«Il piano E-gov 2012 prevede alcuni obiettivi territoriali e settoriali in cui il ruolo degli enti regionali è determinante. A questo scopo la Conferenza delle Regioni ha firmato con il ministro Brunetta un protocollo di intesa che stabilisce dei progetti prioritari. Come vicepresidente della Conferenza credo che  questi progetti possano essere un importante volano per il settore della ricerca e dello sviluppo. Il tutto in un contesto di partnernship a tre: governo centrale, enti locali e sistema delle imprese. Nel protocollo d’intesa si conferma, infatti, il ruolo delle Regioni non solo per gli obiettivi territoriali ma anche in altri settori come scuola, salute, imprese, ambiente, infrastrutture, giustizia, turismo, beni culturali, giovani, mobilità e dematerializzazione. Gli enti regionali si sono impegnati anche a compartecipare anche a progetti come  Linea Amica, Reti Amiche e Mettiamoci la faccia. Nella prossima convocazione della Commissione permanente sull’innovazione tecnologica faremo il punto  sullo stato dell’arte del protocollo e istituiremo tavoli tecnici di lavoro per singole linee di intervento».

22 Giugno 2009