Turatto: "Pec e cloud per dare la stura all'efficienza della PA"

INNOVAZIONE

Il Capo Dipartimento della Digitalizzazione e Innovazione tecnologica svela i prossimi passi di Palazzo Vidoni: "La nuvola facilita l’interoperabilità e abbatte la necessità di investire in infrastrutture". E sulla Pec: "Sta cambiando alla radice il modo di lavorare dell'amministrazione"

di Federica Meta
"La prossima sfida del programma di innovazione della PA? Scommettere su interoperabilità ed efficienza del sistema pubblico puntando all’adozione di soluzioni di cloud computing». L’annuncio è di Renzo Turatto, Capo Dipartimento Digitalizzazione e Innovazione tecnologica (Ddi).
È un progetto ambizioso. Come vi state muovendo?
Per ora siamo alle fasi iniziali. Abbiamo avviato contatti con il Garante per la Privacy per il varo di linee guida sull’utilizzo del cloud nella PA: un passo obbligato per rendere la tecnologia assolutamente sicura in un ambito - come quello pubblico - dove la tutela del dato è imprescindibile.
La scelta del cloud è stata fatta per motivi di risparmi economici?
In parte. Ma la nostra scelta è legata anche all’efficienza. Mi spiego: il vero obiettivo di ogni processo di innovazione è quello di “fare rete” per rendere la gestione del dato interoperabile. In questo senso il cloud facilita l’interoperabilità sia per gli enti più grandi, che si svincolano dall’adozione di costose piattaforme, sia per quelli più piccoli - e qui entra in ballo l’economicità - che possono dotarsi di una tecnologia all’avanguardia senza dover affrontare pesanti investimenti in infrastrutture. C’è poi la questione delle standardizzazione, vera “bestia nera” dell’amministrazione.
In che senso “bestia nera”?
Perché sia interoperabile il dato deve essere standardizzato, leggibile da tutti gli operatori. L’autonomia gestionale di cui godono gli enti impedisce la standardizzazione, appunto perché i software utilizzati non comunicano tra loro. Il cloud, essendo una piattaforma comune interoperabile, garantisce la standardizzazione nel rispetto dell’autonomia. Altro elemento importante è l’esigibilità dell’ingegnerizzazione: migrare al cloud costringe in qualche maniera tutti gli enti ad ingegnerizzare le procedure, dando la stura anche a successivi processi di innovazione. Ultimo, ma non meno importante elemento, è la possibilità di aumentare la trasparenza: la nuvola agevola strategie di open data, rendendo più interattiva la comunicazione tra PA e utenti. Interoperabilità e trasparenza rendono la PA un sistema efficiente in grado di trainare tutto il Paese.
Mentre lavorate al cloud, però, ricette mediche digitali e carta di identità elettronica sono al palo. Brunetta ha inviato più di una lettera a Tremonti per accelerare su questi progetti ma dal Mef ancora nessuna risposta. Lei che idea si è fatto di questa impasse?
Il fatto che il ministro Brunetta continui a battere il ferro dimostra che la nostra priorità a breve termine resta il varo delle ricette digitali. Non è un progetto procrastinabile, dato che produce risparmi di oltre 2 miliardi di euro l’anno: 600 milioni solo dall’eliminazione della prescrizione cartacea e il resto dall’efficientamento del sistema.
Brunetta fa bene ad incalzare Tremonti, dunque. Ma siamo sicuri che il sistema sanitario è pronto a fare il grande salto nel digitale?
Il sistema è pronto. Lo dimostrano i certificati di malattia trasmessi per via telematica che hanno riscosso un grande successo con oltre l’80% dei medici che li utilizzano. I Web-certificati sono stati il banco di prova per le ricette digitali. Inoltre la piattaforma, sviluppata da Sogei, sui cui le prescrizioni dovranno viaggiare, è già pronta.
Che ci dice della Cie?
Le norme attuative già ci sono. Quello che manca è la costituzione di un soggetto, che dovrà nascere dalla sinergia tra Sogei e Poligrafico, a cui spetterà compito di rendere operativo il progetto, così come stabilito dal decreto sviluppo dello scorso maggio.
Un altro volano di innovazione è la Posta elettronica certificata. È difficile recuperare i dati di diffusione e utilizzo. Ci aiuta a fare il punto?
Dati ancora non ne possiamo diffondere. Il Ddi sta lavorando all’atlante della Pec che verrà pubblicato nelle prossime settimane. In termini generali posso dire che abbiamo numeri importanti sul traffico e un aumento delle richieste di attivazione di nuove caselle, soprattutto nel mondo dei professionisti che usano la e-mail certificata come canale di comunicazione privilegiato.
Su versante PA cosa sta succedendo?
Anche lì abbiamo avuto riscontri importanti: le PA sono sempre più interessate al progetto. La Pec è uno strumento destrutturato che non richiede alti livelli di ingegnerizzazione; una caratteristica che la rende utilizzabile anche dagli enti più piccoli che non sono in grado, per motivi economici o di competenze, di realizzare portali interattivi. Infine, è uno strumento che funziona a prescindere dalla velocità delle connessioni. La Pec viaggia anche dove c’è il doppino e riduce il digital gap.

04 Ottobre 2011