Orlandi (Aica) "Leva sull'Ict per rilanciare i beni culturali"

L'INTERVISTA

"L'Italia ha bisogno di un nuovo Rinascimento. Strategia anti-crisi con l'innovazione"

di Federica Meta
Ict e beni culturali. Un binomio che marcia a gonfie vele, soprattutto all’estero - qualche mese fa la British Library ha messo online gran parte del suo patrimonio mentre il Moma di New York ha attivato percorsi virtuali - ma che in Italia ha ancora molta strada da fare. Per “sensibilizzare” addetti ai lavori, istituzioni, ma anche imprese interessate a fare business nel settore, l’edizione 2009 del Congresso Aica approfondirà il tema del delicato, ma sempre più necessario rapporto, tra cultura e nuove tecnologie. A fare il punto sulla questione Gianni Orlandi, ex rettore dell’Università di Roma “La Sapienza”, chair dell’evento in programma a Roma dal 4 al 6 novembre prossimo.

Quest’anno Roma diventa Capitale delle cultura digitale, dunque...
Roma è una città caratterizzata da un patrimonio unico al mondo di beni culturali; può vantare una ricca e variegata attività culturale che spazia fino al cinema e di cui Cinecittà è simbolo. Possiede inoltre un tessuto produttivo dove piccole e grandi industrie innovative fanno la parte del leone. Per valorizzare tutto ciò Aica ha scelto Roma come sede del congresso.

L’Ict per i beni culturali. Quale è il vero valore aggiunto?
Le nuove tecnologie consentono oggi forme inedite di valorizzazione e di fruizione molto diverse rispetto al passato. Questo nuovo contesto sollecita e attiva la produzione e la circolazione di nuovi contenuti culturali, mettendo in gioco competenze particolarmente “pregiate” e contribuendo a lanciare un nuovo rinascimento, che guarda al futuro e che rende la cultura qualcosa di immediatamente fruibile e “conservabile” a lungo. Ma il valore aggiunto dell’hi-tech non riguarda solo la conservazione o il rilancio dei beni culturali, ma attiene anche alla possibilità di essere utilizzato come exit strategy dalla crisi economica.

In che senso?
In due sensi, a voler essere precisi. Valorizzando questi patrimoni, da una parte, si rafforza il settore del turismo che in Italia è sempre stato un importante driver di crescita; in secondo luogo si struttura un nuovo modello di made in Italy che fa dell’Ict applicato alla cultura il perno della ripresa; perno che ci permetterà di competere a livello internazionale. Si tratta di un’opportunità strategica che ha l’ambizione di coniugare crescita economica, sviluppo della ricerca e dell’innovazione, opportunità di mercato per le imprese. In altre parole sviluppare occupazione in una catena del valore “integrata” che va dai distretti tecnologici a quelli culturali, fino a quelli turistici, delle lavorazioni artigianali, dell’enogastronomia. Insomma, un volano moderno per una competitività compiuta dei nostri territori, nella quale si saldano le ricchezze culturali del Paese con le capacità tecnologiche e imprenditoriali.

C’è uno strumento tecnologico che può fare da driver in questo senso?
Non propriamente. Certo, ci sono i cellulari che oggi sono dei mini-pc tramite in quali i beni culturali possono essere fruiti velocemente e in alta qualità; in quetso senso sarebbe interessante pensare a progetti che vedano coinvolti soprattutto i giovani. Ma non sarebbe sufficiente. Il cellulare è solo uno strumento, importante, ma pur sempre uno strumento. È più importante invece fare sistema, ovvero creare un circolo virtuoso tra istituzioni, aziende e ed enti di ricerca per innovare il nostro impareggiabile patrimonio culturale.

23 Ottobre 2009