Aica: "L'Ict sia un driver per il rilancio dei beni culturali"

CONGRESSO NAZIONALE

Il presidente Bruno Lamborghini: "Serve sostenere il settore individuando professionisti dell’Ict in ambito culturale"

di Federica Meta
Certificare le competenze informatiche per rilanciare i beni culturali italiani  e, con essi, la competitività del Paese. È l’appello lanciato in occasione del Congresso nazionale Aica (Associazione italiana per l’Informatica ed il Calcolo Automatico)  in corso fino a domani presso l'Università La Sapienza di Roma.
 
“Perché la tecnologia possa dispiegare in modo completo il suo potenziale di sviluppo è necessario da un lato assicurarsi risorse umane dotate di competenze di qualità, in grado di gestire il cambiamento; dall’altro è essenziale che gli utenti di nuovi servizi e nuovi progetti basati sulla tecnologia siano in grado di appropriarsene e di fruirne al meglio, moltiplicando il valore positivo dell’innovazione - spiega afferma Bruno Lamborghini, presidente di Aica -. Questo è particolarmente vero per il settore dei beni culturali, che costituisce risorsa essenziale per il nostro paese, ma non solo:  sono numerosi gli ambiti che tramite le tecnologie potrebbero innovarsi in modo radicale.  Tutto ciò va garantito attraverso adeguate iniziative, che uniscano a contenuti formativi standardizzati e costantemente aggiornati, una valenza internazionale -  così da potersi collocare nel contesto globale che caratterizza la realtà economica e sociale odierna”.
 
In questo senso la digitalizzazione offre immense opportunità per creare sinergie, nuove forme di fruizione e di presentazione del patrimonio culturale, nuove modalità di tutela e forme di gestione dello stesso.
 “Bisogna lavorare per trasformare il nostro patrimonio culturale in una risorsa per rilanciare un “nuovo Made in Italy” per lo sviluppo del paese si deve associare un triplice impegno - prosegue Lamborghini -. L’individuazione di figure e competenze professionali specialistiche per l’Ict nei beni culturali; la  diffusione delle competenze informatiche nel personale delle amministrazioni, enti, aziende cui fa capo il patrimonio culturale italiano nel suo insieme; l’azione per favorire l’ampliamento dell’utenza finale in grado di apprezzare i nuovi beni culturali “digitali” e fruirne pienamente. In questo contesto, la disponibilità di modelli certificati a livello europeo per le competenze informatiche è un punto di partenza essenziale, su cui costruire nuove opportunità”. 

Nonostante l’affermazione e la diffusione delle certificazione informatiche europee (Ecdl ed Eucip) che contribuiscono a sviluppate Ict skilla, però, Aica  invita a fare di più per eliminare alla radice l’ignoranza informatica.  Ignoranza che ha un costo economico e competitivo rilevante per il Paese. A dimostrarlo anche i numeri delle ricerche annuali “Il Costo dell’Ignoranza Informatica” realizzate in collaborazione realizzato con Sda Bocconi: l’ultimo report rileva che il fardello delle scarse competenze Ict pesa per circa 16 miliardi di euro.

“Nella sola Pa Centrale si è arrivati a calcolare una perdita di produttività netta nel lavoro d’ufficio che per  il 35% è dovuta alla mancata preparazione dell’addetto e per il 65% all’indisponibilità e al malfunzionamento dei sistemi informatici – conclude Lamborghini -. Oltre agli utenti, sono quindi chiamati in causa anche gli specialisti ICT responsabili dei sistemi: essenziale pertanto raccordare e diffondere insieme formazione di base e specialistica, attraverso l’utilizzo di standard riconosciuti. E’ quanto il Cnipa ha fatto, ad esempio, includendo i profili Eucip nelle linee guida per le forniture Ict nella pubblica amministrazione”

05 Novembre 2009